È stata scoperta e colpita un’altra applicazione per vedere gratis dei canali a pagamento. La Guardia di Finanza di Ravenna ha eseguito oltre 100 perquisizioni e sequestri su tutto il territorio nazionale dopo aver scoperto la diffusione di abbonamenti pirata per la fruizione di contenuti audiovisivi a pagamento. Invece di pagare Sky, Dazn, Netflix, Disney+ o Spotify, gli utenti acquistavano un unico abbonamento tramite un’applicazione denominata “Cinemagoal”.
Il sistema non ha permesso la riscossione dei diritti stimati in circa 300 milioni di euro. Oltre alle conseguenze per l’organizzazione dietro all’applicazione, gli abbonati rischiano sanzioni tra i 154 e i 5.000 euro.
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L’operazione “Tutto chiaro”
Giovedì 21 maggio, la Guardia di Finanza di Ravenna con il supporto dei nuclei speciali tutela privacy e frodi tecnologiche e beni e servizi di numerosi reparti del corpo ha eseguito oltre 100 perquisizioni e sequestri su tutto il territorio nazionale. Un’operazione massiccia che prende avvio in seguito a un’indagine che ha scoperto l’esistenza di una tecnologia che permetteva lo streaming gratis di moltissimi servizi, altrimenti a pagamento.
In seguito all’attività di monitoraggio attraverso i social media, è stata scoperta l’applicazione Cinemagoal collegata a una nuova tecnologia definita dalla Guardia di Finanza stessa come “molto avanzata”.
L’applicazione infatti permetteva di connettere gli smartphone a un server esterno capace di decriptare contenuti audiovisivi scelti attraverso il proprio abbonamento.
Per farlo servivano sul territorio nazionale delle macchine virtuali che lavoravano h24 con la funzione di captare e trasmettere i codici originali di abbonamenti leciti ma intestati a soggetti fittizi. In questo modo veniva trasmesso in chiaro il segnale agli “abbonati”.
La Guardia di Finanza definisce questo sistema altamente avanzato e
fino ad ora mai riscontrato che aveva il pregio non solo di dribblare i blocchi di sicurezza apprestati dalle piattaforme, ma anche di incrementare la qualità della visione, riducendo la possibilità che gli utenti finali potessero essere intercettati dal sistema di controlli.
Infatti, attraverso il login all’applicazione, non si veniva associati direttamente a un indirizzo IP e questo schermava l’utente finale. Era questa la funzione principale pubblicizzata da chi distribuiva il prodotto sul territorio.
Insieme a questa nuova tecnologia, che è stata sequestrata, veniva utilizzato anche il più tradizionale Iptv, ovvero il “pezzotto”.
Quanto costava Cinemagoal
Cinemagoal veniva venduto esattamente come accade con il “pezzotto”, che si può trovare persino su Amazon. Attraverso il pagamento di un abbonamento annuale dal costo variabile, tra i 40 e 130-150 euro in base ai pacchetti selezionati, si poteva accedere a piattaforme streaming di diverso genere da Netflix a Spotify, fino a Sky e Dazn.
Il pagamento doveva essere eseguito, preferibilmente con strumenti non facilmente rintracciabili, in criptovaluta e appoggiati a conti correnti esteri o intestati a nomi fittizi.
Cosa rischiano gli abbonati
Da tutto il materiale sequestrato dai finanzieri ci sono molti elementi utili per identificare i soggetti coinvolti, ma anche gli acquirenti finali. I primi rischiano di essere accusati di reati di pirateria audiovisiva, “accesso abusivo a sistemi informatici” e “frode informatica”. Al momento si stima che il danno arrecato alle società sia di circa 300 milioni di euro per diritti non riscossi.
Per gli “abbonati” invece si prefigurano sanzioni tra i 154 e 5.000 euro.