Turchia nuovo paradiso fiscale, tasse zero per attirare ricchi e multinazionali

La Turchia lancia un nuovo paradiso fiscale: vent’anni senza tasse sui redditi esteri, successione all’1% e incentivi per multinazionali e grandi patrimoni

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Claudio Cafarelli

Giornalista e content manager

Giornalista pubblicista laureato in economia, appassionato di SEO e ricerca di trend, content manager per agenzie italiane e straniere

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La Turchia punta a trasformarsi in uno dei nuovi poli finanziari internazionali attraverso un piano di agevolazioni fiscali rivolto a grandi patrimoni, multinazionali e investitori stranieri. Il progetto, sostenuto dal presidente Recep Tayyip Erdoğan, è stato approvato dal Parlamento turco e prevede un sistema fiscale fortemente agevolato pensato per attrarre capitali internazionali in una fase di forte competizione globale tra Paesi. L’obiettivo dichiarato del governo è quello di rafforzare il ruolo di Istanbul come hub economico e finanziario tra Europa, Asia centrale e Paesi del Golfo.

Vent’anni senza tasse sui redditi esteri

Il cuore della riforma riguarda il trattamento fiscale dei nuovi residenti. Chi trasferirà la propria residenza fiscale in Turchia potrà beneficiare per vent’anni dell’esenzione totale sui redditi prodotti all’estero. Secondo il piano approvato, dividendi, plusvalenze, rendite finanziarie e utili societari generati fuori dalla Turchia non saranno tassati e non dovranno neppure essere dichiarati al fisco turco.

I redditi prodotti direttamente in Turchia continueranno invece a essere soggetti alla normale imposizione fiscale nazionale. Il sistema ricorda i regimi “non-dom” utilizzati in passato da alcuni Paesi europei, ma con condizioni considerate ancora più favorevoli dagli analisti internazionali.

Imposta di successione all’1% e sanatoria sui capitali

La riforma include anche altre agevolazioni fiscali molto significative. Tra queste c’è una forte riduzione dell’imposta di successione, che per i soggetti ammessi al nuovo regime speciale scenderà all’1%. Il governo turco ha inoltre previsto una nuova sanatoria fiscale per incentivare il rientro dei capitali detenuti all’estero. Denaro, titoli, valuta e oro potranno essere riportati nel Paese con aliquote fortemente ridotte per attirare nuova liquidità e rafforzare le riserve finanziarie della Turchia in una fase delicata per l’economia nazionale.

Ankara punta, inoltre, anche ad attirare holding, sedi regionali e servizi finanziari internazionali. Per questo motivo sono state introdotte agevolazioni specifiche per le società operative nell’Istanbul Financial Center, il grande distretto finanziario costruito negli ultimi anni nella parte asiatica della città. Secondo il governo, il nuovo centro finanziario dovrebbe diventare un’alternativa ai grandi hub internazionali del Golfo e dell’Asia. Gli incentivi saranno rivolti soprattutto alle aziende che generano gran parte dei propri ricavi attraverso attività internazionali.

Le difficoltà economiche turche

Dietro il piano fiscale ci sono però anche le fragilità dell’economia turca. Il Paese continua infatti a fare i conti con un’inflazione superiore al 30%, pressioni sulla lira turca e difficoltà per molte aziende esportatrici. Per sostenere la competitività industriale, il Parlamento ha deciso anche di dimezzare la corporate tax per le aziende manifatturiere esportatrici, portandola dal 25% al 12,5%.

Secondo diversi osservatori internazionali, la riforma punta soprattutto ad attirare valuta estera, rafforzare le riserve finanziarie del Paese e convincere parte dei capitali usciti negli ultimi anni a rientrare in Turchia. Nel frattempo i mercati finanziari turchi hanno vissuto settimane di forte volatilità, con pressioni sulla Borsa di Istanbul e sulla lira turca. La grande sfida di Ankara sarà quindi quella di convincere investitori e grandi patrimoni internazionali che alle tasse basse possano corrispondere anche stabilità economica e certezza normativa.