Caro gasolio, pescatori in rivolta: il pesce fresco è africano

Intanto, spazio al pesce d'importazione: dalle orate dalla Tanzania alle seppie dalle Seychelles: è allarme pesce fresco

I rincari di carburante fanno esplodere la protesta dei pescatori che, nei giorni scorsi, hanno manifestato a Roma per richiamare l’attenzione del Governo che dovrà intervenire in fretta per disinnescare l’ennesima “bomba” a orologeria pronta a complicare il cammino dell’esecutivo guidato da Draghi, sempre in fibrillazione.

Esplode la protesta dei pescatori

Abbiamo avanzato tre ipotesi da portare avanti: il prezzo fisso sul gasolio con un tetto massimo di 70 centesimi che ci consenta subito di poter tornare in mare; passare il credito di imposta dal 20 al 50% ed infine il blocco immediato dei mutui. E se per attuare queste nostre richieste occorre tempo abbiamo chiesto il fermo facoltativo di emergenza che avevamo proposto inizialmente”.

E’ quanto hanno riferito i componenti della delegazione di pescatori del comparto marittimo di Manfredonia (Foggia) che nel pomeriggio del primo giugno hanno incontrato Alessandra Sartone sottosegretario di Stato all’economia e alle finanze per protestare contro il caro gasolio. “Siamo in attesa di incontrare il sottosegretario di Stato al Ministero delle politiche agricole e forestali Francesco Battistoni per avere risposte concrete – hanno detto – Qui si sono presi 20 giorni di tempo perché il 3 giugno ci sarà un tavolo di trattative tra Regioni e Stato. Quel miliardo e 200 milioni di euro stanziati dalla comunità europea per fare fronte all’emergenza delle aziende del comparto marittimo dovrebbe essere utilizzato per intervenire sul prezzo del gasolio”.

Emergenza pesce fresco

Intanto, Fedagripesca-Confcooperative, parla di un aggravio della bilancia commerciale, che vedrà pesare maggiormente le importazioni in Italia anche del 30% nei giorni più duri dello stop alla pesca. Il pesce fresco, infatti, scarseggia, quello che c’è è frutto per lo più della piccola pesca, ma mancano i grandi quantitativi pescati dallo strascico. E tra i ristoratori, fa sapere l’associazione, c’è chi si adegua cambiando il menu dettato da quello che si riesce a trovare, chi ha fatto per tempo scorta e punta, fin quando può, sul pesce abbattuto. Nel 2020, sottolinea l’associazione, l’Italia importava oltre 5 milioni di euro di prodotti ittici, per lo più dalla Spagna ma anche da Paesi Bassi, Svezia e Danimarca, una cifra destinata ad aumentare. Tra le specie che contano di più da un punto di vista economico ci sono salmone, tonno pinna gialla destinato all’industria delle conserve, ma anche per realizzare tartare o sushi, calamaro e gamberi.

“La protesta di tutte le marinerie del Paese per il caro gasolio che, dopo gli effetti della crisi pandemica sta mettendo in crisi il settore della pesca italiana, rappresenta un grido di allarme a cui le istituzioni sono chiamate a dare una risposta urgente”: ammette il Presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga.

Orate dalla Tanzania e seppie dalle Seychelles

Intanto, in scia alla protesta dei pescherecci, il pesce straniero spopola in pescherie e supermercati di mezza Italia: dalle orate dalla Tanzania passando per il pangasi dal Vietnam fino alle seppie dalle Seychelles.

“Quando hanno cominciato a tirar fuori le cassette dai Tir, sui cartellini rossi erano segnate queste provenienze – ha spiegato a Repubblica il pescatore Fedele Cianfrini -. Non è solo congelato, provate a immaginare da quanto tempo è in viaggio quel prodotto e quante “polverine” devono averci messo dentro”