Ex Ilva, la Corte d’Appello conferma lo spegnimento degli altoforni: ora tocca alla Cassazione

La Corte d'Appello di Milano conferma lo spegnimento degli altoforni dell'ex Ilva entro fine ottobre: poi la decisione della Cassazione il 20

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Luca Incoronato

Giornalista

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Nuovo capitolo nella complessa storia dell’ex Ilva di Taranto. La Corte d’Appello civile di Milano ha confermato il blocco degli altoforni dell’area a caldo dello stabilimento. Lo ha fatto il 5 ottobre, respingendo la richiesta di sospensione avanzata dalle società coinvolte.

Lo spegnimento dovrà essere completato entro la fine di ottobre, mentre il caso approderà a breve in Cassazione. Una decisione che pesa enormemente sul futuro di uno dei poli industriali più discussi d’Italia.

Cosa ha deciso la Corte

La Corte d’Appello civile di Milano ha confermato l’ordine di spegnimento degli altoforni dell’area a caldo. Parliamo del cuore produttivo dell’ex Ilva, per la cui salvaguardia era stata presentata un’istanza di sospensione da Acciaierie d’Italia e da Ilva in amministrazione straordinaria.

Il tutto respinto, per la seconda conferma del provvedimento, dopo che una prima richiesta era stata bocciata l’11 settembre 2026. Chiarissime le motivazioni, nelle quali i giudici hanno affermato un principio netto: il diritto alla salute prevale sugli interessi economici.

Sono stati richiamati elementi cardine di questa vicenda, come la presenza di amianto e le emissioni nocive. Fattori di rischio oggettivi per la popolazione. Si sottolinea inoltre la tutela prevista dalla Costituzione e dal diritto dell’Unione europea, respingendo gli argomenti relativi a un presunto “danno irreparabile” legato allo spegnimento.

La Cassazione: i prossimi passi

La partita non può dirsi però ancora conclusa. Il prossimo passaggio è fissato per il 20 ottobre 2026, quando la parola passerà alla Corte di Cassazione. In questa sede si deciderà in via definitiva sulla legittimità del provvedimento.

I tempi sono strettissimi, perché l’udienza arriva a ridosso della scadenza di fine ottobre fissata per completare lo spegnimento degli impianti. Un intreccio tra calendario giudiziario e operativo che rende la situazione molto delicata.

Le conseguenze economiche

Ma di quali conseguenze economiche irreparabili si parlava? Lo stop all’area a caldo ha inevitabili ricadute sul futuro del sito, sull’occupazione e l’indotto. È di fatto sempre stato questo il nodo cardine della vicenda. Esiste un modo per conciliare la tutela dell’ambiente e la salute pubblica con la tenuta produttiva e i tanti posti di lavoro?

Molto dipenderà ora dalla decisione della Cassazione e dalle scelte che Governo e aziende faranno sul rilancio e sulla transizione dell’impianto verso processi meno inquinanti