L’iniziativa di Eni, seguita già da IP ed Esso, potrebbe estendersi al gruppo Q8. Palazzo Chigi ha informato di operazioni di verifica, a livello diplomatico, sulla disponibilità del gruppo kuwaitiano che controlla Q8 a seguire lo stesso approccio di Eni e Socar. I segnali, fa sapere una nota, vanno “in questa direzione in modo positivo”.
Intanto da lunedì 28 settembre i distributori che hanno fissato il tetto massimo al prezzo dei carburanti sono stati presi d’assalto. In poche ore sono stati venduti migliaia di litri, tanto da dover appendere il cartello “esaurito” su diverse pompe di benzina e diesel. Continua la coda di fronte ai distributori per accaparrarsi il rifornimento o il pieno più economico.
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Il Governo tratta con Q8
I prezzi calmierati su benzina e diesel potrebbero comparire anche in altri distributori. Dopo Eni e Socar, anche il gruppo Q8 potrebbe unirsi allo sconto.
Fonti di Palazzo Chigi fanno sapere che è in corso una verifica sulla disponibilità di Q8. Dal Kuwait arrivano segnali positivi e nella nota si legge che si darebbe così “un ulteriore segnale di attenzione alle famiglie”.
Si allargano le proteste
Mentre il Governo applaude alle iniziative, si allargano le proteste. Autotrasportatori e tassisti confermano la loro posizione sui tetti, giudicandoli “del tutto insufficienti” per garantire la sostenibilità economica delle loro attività.
Il gasolio resta infatti a 2,19 euro al litro e anche la benzina, per quanto sotto la soglia dei 2 euro al litro, la sfiora toccando quota 1,99 euro al litro.
Per questo i lavoratori del settore chiedono un taglio strutturale delle accise e un confronto diretto con l’esecutivo, minacciando il blocco dei servizi e scioperi generali.
Assopetroli spinge per l’estensione del price cap:
Gran parte della rete di distribuzione, oltre il 35%, è composta da operatori indipendenti che acquistano dai gruppi che oggi applicano il price cap: se il tetto non viene esteso alle forniture all’ingrosso, questi gestori rischiano la chiusura.
Il punto, spiegano le associazioni, è che il canale all’ingrosso (o extrarete) non è stato toccato dallo “sconto”. Di conseguenza gli indipendenti, ma anche i settori produttivi come autotrasporto, industria, agricoltura, pesca e cantieri, traggono un beneficio del tutto marginale e insufficiente dall’iniziativa di Eni e IP.
Carburante esaurito: cosa succede ora
In molti distributori il carburante è andato esaurito nel giro di poche ore. Gli automobilisti hanno preso d’assalto le pompe per fare il pieno e risparmiare anche oltre 10 euro grazie al tetto fissato a 2,19 euro al litro per il diesel e 1,99 euro al litro per la benzina.
In attesa dei nuovi rifornimenti, i gestori segnalano il rischio di vendere sottocosto: il carburante erogato il 28 settembre, giorno di avvio del price cap, era stato infatti acquistato in precedenza a prezzo pieno e a cifre molto elevate.
Eni ha già garantito un primo ristoro di 1.500 euro per i gestori terzi delle stazioni di servizio di proprietà del gruppo, mentre per IP non è stato necessario un meccanismo di compensazione perché il contratto prevede un margine intangibile per i gestori. Le associazioni di categoria chiedono comunque di aumentare la quota dei rimborsi.