Manovra 2027, dal taglio dell’Irpef all’Ecobonus al 65%: le misure allo studio

La Manovra 2027 parte dal Dpfp: il Governo valuta l’estensione del taglio dell’Irpef, una flat tax per i giovani e l'Ecobonus al 65%

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

Aggiornato: 3 min di lettura

Il Governo accelera la sua corsa verso la Manovra 2027: nella serata di venerdì 2 ottobre il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento programmatico di finanza pubblica, il primo passaggio concreto verso la nuova Legge di Bilancio.

Il Dpfp è la cornice, il quadro macroeconomico nel quale verranno indicati i principali contenuti della Manovra in fase di scrittura, insieme ai suoi effetti finanziari.

La flessibilità

Il Governo punta a una richiesta di flessibilità di circa 14 miliardi per il 2027 e 14 miliardi per il 2028, che si traduce nello 0,3% del Pil per la difesa e dello 0,3% per l’energia ogni anno.

L’Esecutivo Meloni da un lato si dice intento a percorrere la strada già battuta fino ad oggi, quella degli aiuti a famiglie e imprese. Ma dall’altra parte c’è la necessità di mantenere sotto controllo i conti pubblici. La premier è in pressing sull’Ue per chiedere maggiore flessibilità.

Manovra 2027, le misure allo studio

Sono quattro, al momento, le direttrici che potrebbero trovare spazio nella Manovra 2027.

Innanzitutto c’è un nuovo intervento sull’Irpef: l’idea è estendere il taglio della seconda aliquota, quella attualmente al 33%, ai redditi tra 40 e 50mila euro, che oggi sono tassati al 43%.

Per i giovani viene poi valutata una flat tax al 5% sugli incrementi salariali, detta anche “start tax“.

Per i negozi potrebbe arrivare la cedolare secca, seppure con alcune limitazioni.

E poi c’è il capitolo casa: l’ipotesi di partenza è la conferma del bonus ristrutturazioni al 50% per le prime case, ma si lavora anche alla possibilità di portare l’agevolazione Ecobonus fino al 65%, soprattutto per gli interventi legati all’efficientamento energetico.

Ribadiamolo: al momento si tratta solo di ipotesi inserite nel confronto sulla Manovra, per avere misure definitive (eventualmente rimodulate) ci vorranno mesi.

Il nodo dei conti pubblici

Il problema è che il margine disponibile è risicato: il Governo deve infatti tenere conto dell’andamento dei tassi di interesse e dello spread, oltre che dell’inflazione.

Il commento

Questo il commento del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti:

Abbiamo approvato il Dpfp che arriva in un contesto particolarmente complesso sotto molteplici profili quindi fare previsioni diventa sempre più complicato.

E ancora:

Rispetto alle intenzioni di qualche settimana fa abbiamo deciso di ridimensionare lo sforzo per la difesa. Il deficit dovrebbe stare sotto il 3% anche nel 2026, ma come sapete non basta e le nostre previsioni sono, tenendo conto della spesa supplementare consentita dalle regole europee, che salga al 3,4% nel 2027, 3,3% nel 2028 2,4% nel 2029. Per quanto riguarda il sentiero del debito, il profilo tendenziale è al 138,1% nel 2026, al 138,6% nel ’27, 137,7% nel ’28 e 136,3% nel 2029.

Il deficit

Il ministro ha poi specificato che

I dati del deficit 2027 e 2028 sono sopra il 3% ma devono essere depurati dallo scostamento relativo a difesa e energia e di conseguenza se depurate dello 0,6% troverete un dato inferiore al 3%. I decimali fanno la differenza e quindi l’auspicio è di aprire quello spazio.

Inflazione e tassi d’interesse

Così si è poi espresso Giorgetti:

Non vi nascondo l’attenzione con cui monitoriamo costantemente la situazione dell’andamento dell’inflazione e tassi di interesse. La proposta italiana di considerare l’impatto dell’inflazione sul sentiero di spesa non nasce per chiedere una diversa o un’ulteriore flessibilità. Viene fatta semplicemente per richiamare l’attenzione al fatto che il sentiero di spesa – e quindi i target che sono stati dati ai singoli Paesi nazionali e ai singoli governi esattamente 3 anni fa con un tasso di inflazione previsto profondamente diverso – non possono non considerare il diverso impatto che l’inflazione ha avuto sul sentiero della spesa nominale che è l’obiettivo che ci viene dato e quindi credo che chi è esperto un attimino della materia riesca a capire il tipo di rimostranza, che non è soltanto del governo italiano ma anche di altri governi europei, che abbiamo posto in termini di attenzione all’Europa.