Manovra 2027, dal taglio dell’Irpef all’Ecobonus al 65%: le misure allo studio

La Manovra 2027 parte dal Dpfp: il Governo valuta l’estensione del taglio dell’Irpef, una flat tax per i giovani e l'Ecobonus al 65%

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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Va verso l’accelerazione la corsa verso la Manovra 2027: venerdì 2 ottobre il Consiglio dei ministri è chiamato ad approvare il Documento programmatico di finanza pubblica, il primo passaggio concreto verso la nuova Legge di Bilancio. Il Dpfp è la cornice, il quadro macroeconomico nel quale verranno indicati i principali contenuti della Manovra in fase di scrittura, insieme ai suoi effetti finanziari.

Il Governo Meloni da un lato si dice intento a percorre la strada già battuta fino ad oggi, quella degli aiuti a famiglie e imprese. Ma dall’altra parte c’è la necessità di mantenere sotto controllo i conti pubblici. La premier è in pressing sull’Ue per chiedere maggiore flessibilità.

Manovra 2027, le misure allo studio

Tra le ipotesi che potrebbero trovare spazio nella Manovra 2027 c’è innanzitutto un nuovo intervento sull’Irpef: l’idea è estendere il taglio della seconda aliquota, quella attualmente al 33%, ai redditi fino a 60mila euro.

Per i giovani viene poi valutata una flat tax al 5% sugli incrementi salariali.

Per i negozi potrebbe arrivare la cedolare secca, seppure con alcune limitazioni.

E poi c’è il capitolo casa: l’ipotesi di partenza è la conferma del bonus ristrutturazioni al 50% per le prime case, ma si lavora anche alla possibilità di portare l’agevolazione Ecobonus fino al 65%, soprattutto per gli interventi legati all’efficientamento energetico.

Ribadiamolo: al momento si tratta solo di ipotesi inserite nel confronto sulla Manovra, per avere misure definitive (eventualmente rimodulate) ci vorranno mesi.

Dpfp e scostamento di bilancio

Il passaggio del 2 ottobre potrebbe essere accompagnato anche dalla relazione relativa alla clausola di salvaguardia per le spese legate a energia e difesa. Il Governo è orientato ad attivarla e dovrebbe chiedere al Parlamento il relativo scostamento di bilancio. La votazione parlamentare è prevista per il 13 ottobre e richiede la maggioranza assoluta.

Lo scostamento potrebbe ammontare complessivamente a 28 miliardi di euro, con 14 miliardi nel 2027 e altrettanti nel 2028. Per ciascun anno, 7 miliardi sarebbero destinati all’energia e 7 miliardi alla difesa. Questo spazio aggiuntivo in deficit potrebbe consentire al Governo di finanziare una parte degli interventi della nuova Manovra.

Il nodo dei conti pubblici

Il problema è che il margine disponibile è risicato: il Governo deve infatti tenere conto dell’andamento dei tassi di interesse e dello spread, oltre che dell’inflazione.

Il Dpfp dovrebbe inoltre aggiornare le previsioni sul Pil. Rispetto alle stime dello scorso aprile, il prodotto interno lordo del 2026 potrebbe essere rivisto al rialzo, avvicinandosi all’1%, contro lo 0,6% indicato in precedenza.

Una crescita maggiore potrebbe contribuire a migliorare alcuni indicatori dei conti pubblici. Il deficit è attualmente previsto al 2,9% del Pil nel 2026 e al 2,8% nel 2027.

Ma l’inflazione produce effetti contrapposti: da un lato può aumentare le entrate fiscali attraverso il cosiddetto fiscal drag. Dall’altro può far crescere la spesa pubblica, a partire dall’indicizzazione delle pensioni e dai costi dei cantieri pubblici, oltre agli oneri legati al debito.

I commenti

Questo il commento del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti:

La prossima manovra sarà seria.

Questo l’avvertimento del viceministro dell’Economia Maurizio Leo (che ha definito la Manovra “difficile”):

Non possiamo permetterci sforamenti, altrimenti rischiamo un tracollo come quello vissuto dalla Grecia.