Quanto può guadagnare una calciatrice di Serie A

Calcio femminile, quanto guadagnano le calciatrici di Serie A e B in Italia e all'estero: compensi a confronto

Quanto guadagna una calciatrice che gioca in serie A o in serie B? In Italia e all’estero vi sono opportunità di profitto diverso ma, in entrambi i casi, i compensi medi sono ben lontani da quelli riconosciuti agli uomini.

Prima di passare all’esposizione di quelli che sono generalmente i guadagni di una ragazza o giovane donna che gioca in serie A o in B, bisogna fare una premessa. Le calciatrici italiane, a differenza dei colleghi maschi, non sono inquadrate come professioniste.

Le calciatrici che giocano nella serie A italiana sono considerate delle dilettanti e, in quanto tali, non possono essere ingaggiate con un vero e proprio contratto di lavoro (poiché questo stabilisce il regolamento della FIGC per i tesserati “non professionisti”).

Cosa vuol dire per una calciatrice non essere riconosciuta come professionista, ma continuare a giocare come dilettante? Da un punto di vista economico e giuridico, purtroppo, questa situazione finisce col penalizzare le ragazze che desiderano fare questo di mestiere.

Chi gioca come dilettante e non come professionista, come già accennato sopra, non può stipulare con la società un contratto di lavoro ma, al massimo, sono ammessi in questi casi degli accordi economici tra le parti. Tali accordi, tuttavia, non tutelano sempre e nel miglior modo possibile le calciatrici. Basta pensare, per esempio, che un accordo firmato da uno sportivo dilettante non può essere di 12 mesi e deve prevedere compensi economici entro specifici limiti.

In Italia una calciatrice non può ricevere un compenso superiore ai 30.658 euro lordi a stagione. A questi, grazie a una serie di modifiche del regolamento FIGC (a partire dall’inizio del campionato di calcio femminile 2018/2019), si possono oggi sommare indennità e rimborsi spese (che comunque non possono superare una determinata soglia).

La situazione di una calciatrice che gioca in serie A in Italia, ricapitolando, è oggi la seguente:

  • non può stilare un contratto di lavoro ma può legarsi a una società grazie a un accordo economico, il cui compenso non può superare i 30.658 euro lordi a stagione;
  • può ricevere compensi e rimborsi spese per un massimo di 61 euro al giorno per cinque giorni a settimana durante il campionato (cifra che scende a 45 euro nei periodi di preparazione atletica).

Queste sono le cifre che, di fatto, possono arrivare ad accumulare le calciatrici nel nostro Paese. In media, è bene precisarlo, una calciatrice in serie A oggi, in Italia, arriva a guadagnare intorno ai 15 mila euro lordi annui.

I compensi scendono vertiginosamente in serie B, dove le ragazze giocano spesso gratis e, quando sono fortunate, arrivano a ricevere un rimborso spese che non supera mai i 500 euro mensili.

Non essendo considerato il calcio femminile un lavoro, inoltre, nessun contributo previdenziale viene versato dalle società per le calciatrici.

La differenza tra professioniste e dilettante, comunque, non è solo un problema del calcio femminile italiano. All’estero, difatti, la situazione non è tanto diversa. Anche nei Paesi dove le calciatrici ricevono un trattamento migliore, il loro compenso è di gran lunga minore rispetto ai colleghi maschi.

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