Quanto guadagna un pilota di droni

Quello del pilota di droni è un settore lavorativo destinato a espandersi nel prossimo futuro. Ecco quali sono le prospettive di guadagno

Dai freelance ai professionisti, quanto può guadagnare un pilota di droni? Ecco un’analisi dettagliata di un settore in netta crescita.

Nel prossimo futuro quella dei piloti di droni sarà una specializzazione sempre più richiesta. Se al giorno d’oggi tale accessorio viene utilizzato soprattutto per produzioni video, cerimonie e analisi del territorio (si pensi alla topografia), tra qualche anno gli scenari muteranno.

Non mancano infatti grandi colossi mondiali al lavoro su servizi di consegna a domicilio via drone. Una prospettiva lavorativa che, affiancata da molte altre nei prossimi 10 anni, andrà a generare un mercato del lavoro molto ampio, con concrete chance occupazionali. I droni sostituiranno gli uomini? Niente affatto. Il loro utilizzo richiederà infatti l’assunzione di piloti esperti. Da qui l’ovvia domanda, quanto guadagna un pilota di droni?

Il sondaggio di AssoRpas, Fiapr e DronEzine ha fornito molte più informazioni in merito, sottolineando come la maggior parte dei piloti, oggi attivi, sia di sesso maschile. Le donne rappresentano solo l’1%. L’età anagrafica è alquanto elevata, considerando come i giovani dai 18 ai 25 siano solo il 10%, mentre la fascia più rappresentata sia quella dai 36 ai 45 anni, con quella dai 46 ai 55 anni che di molto supera la fascia giovanile intermedia dai 26 ai 35 anni. E le donne? Soprattutto mature, in maggioranza dai 46 ai 55 anni.

Per un uso professionale dei droni è necessario un attestato di pilota remoto o una qualifica come operatore di SAPR inoffensivi, al di sotto dei 300 grammi. Ad oggi, nonostante l’attestato, circa il 10% dei piloti fa uso di droni per hobby. Poco più di un quarto li adopera unicamente per lavoro, lasciando nel mezzo chi unisce i due mondi, arrotondando con qualche servizio.

Il settore è ancora molto giovane, nonostante l’età media dei piloti sia alquanto elevata. Detto questo, i lavori regolari scarseggiano, con contratti stabili che non raggiungono il 10% del totale. Chi non ha un contratto si divide ulteriormente tra piloti freelance e professionisti, con questi ultimi che adoperano i droni per le proprie attività di fotografi, tecnici, topografi e altro.

A dare maggior stabilità al settore potrebbero essere marchi come Amazon o Uber, con quest’ultima che ha svelato l’intenzione di lanciare un servizio a domicilio per la consegna di pranzi e cene. L’azienda guarda dunque al futuro e, dopo l’idea dei ‘taxi volanti’ a costo ridotto, ecco il piano per il 2021, anno in cui nelle nostre città potrebbero svolazzare svariati droni Uber.

In attesa che le prospettive cambino, con maggiori contratti per piloti esperti, a guadagnare di più sono di certo i professionisti. Questi vantano un’attività a parte, implementata dall’utilizzo autonomo dei droni. Chi invece si offre come freelance, rientra solitamente nel calderone dell’85% che non raggiunge quota 15mila euro annui.

Ciò non esclude possibilità di ricchi guadagni, ancora limitate però in termini percentuali. Il 4% guadagna oltre 100mila euro annui, mentre il 7% tra i 20 e i 50mila annui. Un mercato molto competitivo, nel quale aziende e professionisti fanno la voce grossa. Per questo motivo il progetto di Uber potrebbe cambiare le cose, offrendo un gran numero di posti di lavoro, contrattualizzati, ai tanti freelance che oggi annaspano per una paga dignitosa.

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