Stop guerra, ipotesi “modello Austria”: cos’è e come funziona

Per mettere fine alla guerra tra Russia e l'Ucraina, Kiev potrebbe adottare il modello di Vienna o prendere ispirazione dalla Finlandia

Ci sono diversi scenari sulla fine della guerra in Ucraina dopo l’invasione da parte della Russia. Già da anni il Cremlino sta seguendo una politica estera che sembrerebbe un tentativo di riformare l’Unione Sovietica. O almeno di rendere stati satelliti di Mosca tutti i Paesi confinanti. Dalla crisi della Crimea si è iniziato a parlare di “modello Austria”, nato dai negoziati tra gli Alleati e l’Urss che si sono tenuti tra il 1945 e il 1955, culminate con il ritiro delle forze militari di entrambe le fazioni, l’indipendenza di Vienna e la sua posizione di neutralità perpetua.

Perché nacque il “modello Austria” dopo la Seconda Guerra Mondiale

Dopo la sconfitta dell’Austria e del Terzo Reich nella Seconda Guerra Mondiale, l’Austria aveva davanti a sé cinque strade possibili. La prima era quella di diventare un’altra democrazia popolare dominata dall’Urss. Il piano Marshall da una parte, partito nell’estate del 1947, e il controllo diretto da parte dei sovietici di solo una parte dei territori austriaci la resero una via impercorribile.

Oppure l’Austria avrebbe potuto guardare a Ovest, con l’ingresso nella Nato, già auspicato da alcune parti politiche nel 1949. Tuttavia anche questa soluzione non sarebbe stata possibile: l’Urss non avrebbe ritirato le proprie truppe dal Paese.

Come accadde con la Germania, anche per l’Austria venne valutata una divisione. Con l’ingresso nella Nato della parte Ovest, l’unica strategicamente rilevante, Mosca non mostrò interesse nella costruzione di un ipotetico Muro di Vienna. La quarta strada sarebbe stata invece l’occupazione continuativa del Paese da parte di Alleati e dell’Urss.

Si optò invece per una quinta via, quella della “seconda Svizzera”, con la dichiarazione della neutralità perpetua, sancita con la Costituzione del 1955. L’Austria diventò così uno stato cuscinetto tra l’Occidente e l’Europa dell’Est. Mosca accettò questa soluzione, ritirando le proprie truppe nell’aprile del 1955, solo davanti ad alcune importanti concessioni economiche e garanzie da parte di Vienna. Su tutte il divieto di aderire a un blocco militare.

“Modello Austria”: perché potrebbe risolvere la guerra tra Russia e Ucraina

Lo stesso potrebbe avvenire, quasi 70 anni dopo, per risolvere la guerra iniziata dalla Russia contro l’Ucraina. Le parole dello stesso Volodymyr Zelensky sembrano confermare l’intenzione di cedere ad alcune richieste di Cremlino, su tutte la rinuncia all’avvicinamento alla Nato, inserito in Costituzione nel 2019.

Mosca potrebbe anche costringere Kiev a rinunciare al Donbass e alla Crimea prima di ritirare le truppe dall’Ucraina. Inoltre, al contrario di quanto avvenuto con l’Austria, che è entrata nell’Unione Europea, organismo commerciale e non militare, il Cremlino potrebbe anche inserire nelle clausole un divieto di ingresso nell’Ue, al fine di tenere il blocco occidentale ancora più lontano.

Perché la “finlandizzazione” non sarebbe vista bene da Vladimir Putin

Un’altra via, che non comprende modifiche alla Costituzione ucraina, sarebbe quella della “finlandizzazione”. La Finlandia si è data come indirizzo politico quello della neutralità durante la Guerra Fredda, senza mai legiferare in tal senso, e lasciando aperta la via a un’adesione tanto al Patto Atlantico quanto al Patto di Varsavia prima e al Partneriato per la Pace della Comunità degli Stati Indipendenti dopo.

Tuttavia la presenza di Finlandia e Svezia come osservatori ai tavoli Nato è già oggi motivo di attriti con la Russia, considerando che Vladimir Putin ha già minacciato ripercussioni, come spiegato qui, qualora il rapporto tra i due Paesi e gli atlantisti dovesse stringersi ulteriormente. Dunque il modello di Helsinki non sarebbe ben visto dal Cremlino, perché metterebbe sul piatto minori garanzie da parte dell’Ucraina.

Qualunque sia la strada che Vladymyr Zelensky, o chi per lui in caso della sua caduta, intenda percorrere, sarà necessario comunque godere dell’appoggio della popolazione, anche a fronte dei sanguinosi eventi dell’Euromaidan a cavallo tra il 2013 e il 2014, che portarono alla fuga dal Paese e alla condanna per tradimento dell’allora presidente Viktor Yanukovich. Le proteste nacquero per la mancata adesione all’Unione Europea da parte dell’Ucraina e per un nuovo debito stipulato con la Russia putiniana.

Vi abbiamo spiegato qua quali Paesi sono neutrali nel conflitto tra Russia e Ucraina. Se invece siete curiosi come Kiev stia affrontando la superpotenza, ecco chi sta finanziando le armi a disposizione dell’esercito di Vlodymyr Zelensky.