Fed, il futuro Presidente Warsh assicura indipendenza ma l’elezione è a rischio

Il candidato alla Presidenza della federal Reserve si è presentato dinanzi alla Commissione Bilancio del Senato per rispondere alle domande dei senatori incaricati di votare la sua nomina

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Redazione

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Il futuro Presidente della Fed Kevin Warsh (almeno per ora…) ribadisce che non si farà condizionare dalla Casa Bianca nelle decisioni di politica monetaria e si difende dalle critiche dei senatori democratici circa i suoi legami con il mondo dell’alta finanza e con alcune poste “fumose” del suo patrimonio personale.

Warsh ha fatto ieri la sua prima apparizione formale dinanzi alla Commissione bancaria del Senato USA, che dovrà formalizzare la sua nomina a Presidente della Fed, dopo l’uscita di Powell il 15 maggio prossimo. Un’audizione spinosa in cui i senatori democratici non hanno lesinato attacchi diretti, che mettono a rischio la sua elezione, mentre il Presidente Donald Trump avvertiva il suo candidato favorito di attendersi tassi d’interesse più bassi quando assumerà il timone.

Cosa ha detto Warsh sull’indipendenza

“Il presidente non mi ha mai chiesto di impegnarmi su alcuna decisione specifica in materia di tassi di interesse in nessuna delle nostre discussioni, né io avrei mai accettato di farlo”, ha precisato Warsh in audizione alla Commissione Bancaria del Senato, aggiungendo di non essere il “burattino” di Trump. “Se sarò confermato come Presidente della Federal Reserve, – ha concluso – sarò un attore indipendente”.

Una precisazione che è stata in qualche modo vanificata dalle affermazioni di Trump, che proprio ieri ha ribadito la sua aspirazione a vedere i tassi di interesse tagliati ed ha affermato che si sentirebbe “deluso” se Warsh non lo facesse quando si metterà alla guida della banca centrale statunitense.

Le riforme promesse

Warsh ha spiegato ai senatori americani anche la sua visione della nuova Fed, tracciando la linea delle riforme che intende portare avanti. Innanzitutto, il futuro presidente ha affermato che c’è bisogno di un nuovo quadro di riferimento per affrontare l’inflazione persistente, che ha registrato un’impennata fra il 2021 ed il 2022, ed ha notato che oggi i prezzi non sono certamente esplosi, ma l’inflazione viene percepita come elevata dai consumatori americani.

“Nel corso degli ultimi anni, specialmente dopo il Covid, la Fed ha mancato il bersaglio e stiamo ancora avendo a che fare con gli errori di politica monetaria fatti nel 2021 e 2022″, ha dichiarato Warsh, aggiungendo che “quando si lascia salire l’inflazione, è più difficile abbassarla”.

Di qui, la necessità di un “cambio di rotta nella conduzione della politica monetaria”. Warsh, in particolare, ha criticato il sistema che si basa sulla forward guidance e sui dot plot, spiegando che la Fed dovrebbe attendere i meeting per decidere e non venir condizionata dalle aspettative.

L’attacco frontale della Warren mette a rischio la nomina

La giornata non si è rivelata affatto facile per il futuro numero uno della Fed, che è stato subito attaccato dalla senatrice Elizabeth Warren, la principale esponente democratica della Commissione, a proposito del suo patrimonio personale e della sua indipendenza dal presidente Donald Trump.

Warren ha detto che Warsh è “particolarmente inadatto” al ruolo di Presidente, per la sua inclinazione verso asset rischiosi come i credit default swap e le cartolarizzazioni più complesse che portarono alla crisi finanziaria del 2008.

Warren ha anche interrogato Warsh sul suo ingente patrimonio e suoi suoi legami con l’investitore Stanley Druckenmiller, da cui deriverebbero compensi per oltre 100 milioni di dollari in partecipazioni legati al suo lavoro. Ma Warsh non ha voluto rispondere a questa domanda, affermando di essere tenuto alla riservatezza sull’origine di questi fondi.