Crans Montana, chi paga le fatture: come funziona il sistema sanitario in Svizzerra

Fatture sanitarie dalla Svizzera per i feriti di Crans-Montana, come funziona il sistema, chi paga davvero e perché i costi sono così alti

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Claudio Cafarelli

Giornalista e content manager

Giornalista pubblicista laureato in economia, appassionato di SEO e ricerca di trend, content manager per agenzie italiane e straniere

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Il tema delle spese sanitarie sostenute in Svizzera per i feriti dell’incendio di Crans-Montana ha alimentato il dibattito negli ultimi giorni. Le prime fatture sono già state inviate e il totale supera i 128 mila euro, con singole richieste che arrivano fino a quasi 73 mila euro per poche ore di ricovero prima del trasferimento in Italia. Secondo varie fonti, altre fatture potrebbero essere emesse nelle prossime settimane, seguendo le procedure previste dal sistema sanitario svizzero.

Le regole svizzere sull’assistenza sanitaria

Come riporta La Repubblica, il Dipartimento federale dell’interno (Dfi), competente in materia sanitaria, ha chiarito che le regole applicate sono standard e valgono per tutti i pazienti, indipendentemente dalle circostanze. Le disposizioni sull’assistenza reciproca si applicano anche alle vittime del rogo di Crans-Montana. Il meccanismo prevede che, in caso di cure prestate a cittadini stranieri, entri in gioco il sistema assicurativo svizzero, in particolare la Lamal, l’assicurazione malattie obbligatoria.

L’ospedale svizzero viene rimborsato per le prestazioni erogate, successivamente, i costi vengono trasferiti all’assicuratore sanitario del Paese di origine del paziente. Infine, la persona interessata riceve una fattura “semplicemente per controllo”. Questo schema, secondo le autorità elvetiche, è una prassi consolidata e non rappresenta un’eccezione legata al caso specifico.

Perché le famiglie dei feriti dell’incendio di Crans-Montana hanno ricevuto le fatture

Le famiglie dei feriti italiani dell’incendio di Crans-Montana hanno ricevuto le fatture direttamente, come previsto dal sistema. In un primo momento, il presidente del Canton Vallese aveva parlato di un errore, definendo “inopportuno” l’invio delle richieste di pagamento. Successivamente, però, il Dipartimento ha chiarito che si tratta di una procedura ordinaria. Le fatture, quindi, non rappresentano necessariamente un addebito diretto alle famiglie, ma fanno parte del processo amministrativo che precede il rimborso tra sistemi sanitari nazionali.

Alcune cifre sono state definite “esorbitanti” e hanno sollevato richieste di chiarimenti. In particolare, non sono stati forniti dettagli su come vengano calcolati i costi delle prestazioni sanitarie. Secondo quanto emerso dagli incontri istituzionali tra Italia e Svizzera, le famiglie italiane non dovrebbero sostenere direttamente i costi delle cure. L’ambasciatore italiano ha chiarito che “non pagheremo né ora né mai”, escludendo un intervento diretto dell’Italia nel rimborso delle fatture.

Il funzionamento dei rimborsi internazionali

Quando un cittadino riceve cure all’estero, i costi vengono gestiti attraverso accordi tra sistemi sanitari o assicurativi. Nel modello svizzero, il ruolo centrale è svolto dalle assicurazioni, che anticipano i pagamenti e successivamente richiedono il rimborso agli enti competenti del Paese di origine. La fattura inviata al paziente ha quindi una funzione informativa, ma rappresenta anche il punto di partenza per le procedure amministrative successive.

Doris Bianchi, direttrice dell’ufficio federale, durante un confronto su Rsi (la tv della Svizzera italiana) ha dichiarato: “Mi spiace per le fatture mandate per sbaglio alle famiglie italiane, ma gli accordi europei vanno rispettati: mi attendo che il ministero della Salute italiano paghi le spese dei ragazzi ricoverati negli ospedali svizzeri. Mi aspetto che il vostro ministero della Salute mandi a LAMal, la mutua elvetica, le spese di ricovero dei pazienti svizzeri in Italia”.