Cosa sono i cambiamenti climatici e come contrastarli

Scopri in cosa consistono i cambiamenti climatici, quali sono le cause e gli effetti principali

Una delle conseguenze dirette del riscaldamento globale è il cambiamento climatico, un processo di alterazione del clima terrestre che sta mettendo in serio rischio la nostra sopravvivenza. Ormai questo meccanismo è noto da almeno un centinaio di anni, tuttavia l’accelerazione avvenuta in tempi recenti ha allarmato la comunità scientifica e i governi dei principali Paesi del mondo.

Le molteplici cause di questo fenomeno sono riconducibili all’attività dell’uomo, soprattutto per quanto riguarda l’utilizzo dei combustibili fossili ma non solo, con l’immissione nell’atmosfera di una serie di gas serra in grandi quantità i quali alterano l’ecosistema del nostro pianeta. Vediamo nel dettaglio cosa sono i cambiamenti climatici, quali sono le cause più importanti, gli effetti principali e come fare per contrastare tali trasformazioni allo scopo di salvaguardare il futuro della nostra società.

Cambiamento climatico: la definizione precisa

La definizione di cambiamento climatico è ormai piuttosto chiara e definita da circa 30 anni, grazie al lavoro di scienziati e ricercatori di tutto il mondo e all’impegno su questa tematica di organizzazioni internazionali come l’ONU. Secondo gli esperti, con i cambiamenti climatici si intende la modifica dell’atmosfera terrestre a causa dell’azione umana, intervento che può essere sia diretto sia indiretto, il quale accelera la variazione del clima dovuta alle cause naturali.

Che cosa sono i cambiamenti climatici

Quando si parla di cambiamenti climatici ci si riferisce a fenomeni di lungo termine, legati principalmente al riscaldamento globale con alterazioni significative dei sistemi meteorologici mondiali legate alla temperatura, all’umidità e alle precipitazioni. Fin dalla sua nascita la Terra ha affrontato regolarmente delle trasformazioni cicliche, tuttavia in 4,5 miliardi di anni di vita del nostro pianeta questi eventi sono avvenuti nell’arco di migliaia o milioni di anni, con il passaggio delle varie ere glaciali.

L’aumento e la diminuzione della temperatura globale, infatti, è un processo del tutto naturale, dovuto all’emissione nell’atmosfera di sostanze climalteranti come l’anidride carbonica e il metano. Questi gas serra vengono rilasciati ad esempio dai vulcani durante la loro attività, contribuendo nel tempo a favorire l’avvicendamento dei vari cicli climatici. Lo stesso succede per le modifiche dell’orbita terrestre, in grado di incidere sull’irraggiamento solare e condizionare le variazioni del clima.

Con l’avvento dell’era industriale l’uomo ha accelerato questi fenomeni, intensificando l’immissione nell’atmosfera di gas a effetto serra con una velocità mai vista prima d’ora. Le rilevazioni di istituti come la NASA si concentrano infatti negli ultimi 150 anni, analizzando in modo dettagliato i cambiamenti climatici avvenuti dalla seconda parte del XIX secolo ad oggi. Questi processi sono comparati con quelli occorsi in passato nella storia evolutiva della Terra, per capire cosa sta succedendo e quali potrebbero essere le conseguenze di questi processi.

Quali sono le cause dei cambiamenti climatici

Come abbiamo accennato, la causa principale dei cambiamenti climatici è il riscaldamento globale, un fenomeno legato ai gas serra i quali, rimanendo intrappolati nell’atmosfera, evitano la fuoriuscita del calore e contribuiscono all’incremento della temperatura mondiale. Si tratta di un fenomeno conosciuto come effetto serra, provocato da diverse attività riconducibili all’uomo tra cui l’utilizzo dei combustibili fossili, la deforestazione e l’agricoltura.

Per quanto riguarda i gas serra più nocivi, l’azione umana è responsabile per le emissioni di:

  • anidride carbonica;
  • metano;
  • ossido di azoto;
  • gas fluorurati.

Per gli esperti la CO2, ovvero l’anidride carbonica, è il gas serra più dannoso per il clima terrestre, oltre ad essere la causa principale del surriscaldamento globale. Secondo l’Unione Europea, il livello di concentrazione di CO2 nel 2020 è stato superiore a quello pre-industriale del 1750 del 48%. Anche gli altri gas sono pericolosi, tuttavia i loro effetti sono considerati meno nocivi, in quanto la loro permanenza nell’atmosfera è più breve, come ad esempio il metano.

In particolare, le cause del cambiamento climatico sono da ricondurre verso diverse attività, come la produzione di energia elettrica dai combustibili fossili (petrolio, gas naturale e carbone), un’operazione che provoca emissioni consistenti di CO2 e ossidi d’azoto. Lo stesso avviene per l’uso di gas, diesel e benzina per il trasporto pubblico e privato, oppure per l’abbattimento delle foreste per ottenere nuove terre per allevamenti, coltivazioni e insediamenti urbani e industriali.

Anche i fertilizzanti adoperati in agricoltura sono direttamente responsabili delle emissioni di gas serra, in quanto liberano nell’atmosfera grandi quantità di ossidi d’azoto. I gas fluorurati, invece, sono collegati all’attività industriale, poiché sono emessi da una serie di applicazioni come la produzione di solventi, liquidi refrigeranti e apparecchiature. Queste sostanze oggi sono regolate, a causa del loro effetto drammatico sull’ambiente, con un’intensità climalterante fino a 23 mila volte superiore rispetto a quella dell’anidride carbonica.

Cambiamento climatico: le conseguenze principali

Gli effetti dei cambiamenti climatici sono numerosi e complessi, infatti spesso questi fenomeni sono interconnessi tra loro, con le conseguenze del riscaldamento globale andranno avanti anche nei prossimi secoli secondo gli scienziati. Tra i principali effetti ci sono:

  • aumento costante della temperatura terrestre;
  • alterazioni della durata delle stagioni;
  • modifiche dei sistemi di precipitazioni;
  • ondate di calore e siccità;
  • fenomeni meteorologici estremi;
  • aumento del livello degli oceani;
  • acidificazione degli oceani;
  • scioglimento dei ghiacci.

Come abbiamo visto l’incremento della temperatura globale è una causa del cambiamento climatico, tuttavia quest’ultimo influisce sul riscaldamento della Terra, sovrapponendosi a questo fenomeno e accelerandolo. Una conseguenza evidente è l’alterazione delle stagioni, con la riduzione del periodo invernale e l’allungamento di quello estivo, una condizione che influisce negativamente sui raccolti e tutti gli ecosistemi terrestri.

Lo stesso sta avvenendo con le precipitazioni, con alcune zone del pianeta in cui sono aumentate in modo significativo, mentre in altre sono crollate portando lunghi periodi di siccità. Questa situazione causa maggiori rischi di ondate di calore, eventi che si verificano sempre più spesso e colpiscono con maggiore intensità, provocando problemi gravi per l’ecosistema e la salute, soprattutto delle persone più vulnerabili come bambini, anziani e malati cronici.

Lo scioglimento dei ghiacci, invece, sta causando l’innalzamento del livello degli oceani, con una previsione degli scienziati di un incremento fino a 2,5 metri entro il 2100, scenario che vedrebbe sommerse intere isole e città costiere. L’Artico libero dai ghiacci prima della fine del secolo potrebbe compromettere la sua azione di regolatore del sistema climatico terrestre, intensificando i fenomeni meteorologici estremi come uragani, siccità prolungate e tifoni.

Ecco alcuni dati sui cambiamenti climatici forniti dalla NASA:

  • aumento della temperatura globale di 1,02°C dal 1980 ad oggi;
  • incremento del 48% della CO2 dal 1850 ad oggi;
  • riduzione del ghiaccio marino artico a settembre del 13,1%;
  • aumento di 98 mm del livello degli oceani dal 1993 ad oggi.

Cosa si può fare per il cambiamento climatico

La lotta ai cambiamenti climatici è un impegno che richiede il coinvolgimento di tutti, privati, aziende e governi, con un coordinamento a livello globale indispensabile per limitare gli effetti di questo processo. Ovviamente ognuno di noi può fare la sua parte, ad ogni modo è essenziale un intervento su scala mondiale per frenare le alterazioni del clima terrestre senza compromettere lo sviluppo e il benessere sociale, come del resto prevedono il Protocollo di Kyoto e gli Accordi di Parigi.

A livello personale è possibile intraprendere alcune azioni che aumentano la sostenibilità ambientale, ad esempio ridurre gli sprechi d’acqua in casa, installare degli impianti green per la produzione di energia da fonti verdi, oppure scegliere prodotti e servizi socialmente responsabili. Allo stesso modo è possibile preferire i mezzi del trasporto pubblico, gestire in modo efficiente gli impianti termici e passare alla mobilità ecologica elettrica. Inoltre si possono supportare le aziende impegnate nel taglio delle emissioni di gas serra, dalle strutture per il turismo ecosostenibile alle imprese green con una bassa impronta di carbonio.

Una soluzione interessante sono gli investimenti ESG, prodotti finanziari che consentono di sostenere le aziende impegnate in prima linea nella conversione energetica e nella green economy, dalla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili allo sviluppo delle auto a idrogeno. Anche le scelte alimentari incidono sulle emissioni di gas serra, per questo motivo è fondamentale privilegiare la filiera corta e i produttori che utilizzano meno fertilizzanti, valorizzando i piccoli coltivatori locali e la tutela della biodiversità del territorio.

La strategia dell’Unione Europea contro i cambiamenti climatici

Il compito principale nel contrasto dei cambiamenti climatici spetta alle istituzioni, le quali devono pianificare le strategie migliori per ridurre questi fenomeni e trovare le risorse per la trasformazione della società in un modello più green e sostenibile. In questo campo l’Unione Europea vanta un programma davvero ambizioso, con l’obiettivo di rendere il continente una zona climaticamente neutra entro il 2050, con la costruzione di un’economia resiliente secondo i target definiti con il Green Deal europeo.

Il nuovo target per il 2030 prevede la riduzione del 55% delle emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990, con un livello minimo non inferiore al 40%, oltre all’aumento di almeno il 32% delle fonti rinnovabili e l’incremento del 32% dell’efficienza energetica. Il piano non si basa appena sul maggiore utilizzo di energie verdi, ma anche su interventi come il corretto impiego delle terre fertili, la riforestazione delle aree dismesse o abbandonate e lo sviluppo di nuovi fonti energetiche pulite.

Cambiamenti climatici: cosa stanno facendo i Paesi del mondo

Dopo la firma degli Accordi di Parigi molti Paesi si sono impegnati nella riduzione delle emissioni di gas serra, tuttavia spesso questi obiettivi sono stati disattesi. Il target è evitare un incremento superiore a 1,5-2 gradi Celsius, ad ogni modo tra gli Stati che stanno intraprendendo azioni significative su larga scala in tal senso ci sono soprattutto UE, Cina e India. Progetti apprezzati dalla comunità internazionale sono anche quelli proposti da Marocco e Gambia, considerati tra i migliori in assoluto per la lotta contro il riscaldamento globale e i cambiamenti climatici.

Il Regno Unito ha fissato un obiettivo impegnativo per l’ambiente, con la previsione di una riduzione del 78% delle emissioni di CO2 entro il 2035, annuncio arrivato dal premier inglese Boris Johnson durante la Giornata della Terra 2021. Nel 2020 c’è stata una generale diminuzione dell’anidride carbonica immessa nell’atmosfera, dovuta soprattutto alla pandemia di Covid-19, tuttavia si sono anche registrate le temperature più elevate dal 1850 ad oggi. Senza dubbio il ritorno degli USA negli Accordi di Parigi è una buona notizia, ad ogni modo la strada è ancora lunga e tutta in salita secondo gli scienziati.

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Cosa sono i cambiamenti climatici e come contrastarli