Casa, le novità nel decreto crescita: dagli incentivi all’ecobonus

Tra le modifiche alle detrazioni fiscali, il Dl Crescita prevede che le detrazioni ecobonus e sismabonus possano essere riconosciute come sconto sul prezzo delle spese sostenute direttamente dal fornitore

Nel Decreto Crescita sono previsti diversi interventi a sostegno del settore edilizio e impiantistico, con un occhio di riguardo alla sicurezza e al risparmio energetico.

Tra le novità: dimezzati – da dieci a cinque anni – i tempi di recupero del credito fiscale acquistato da imprese e consorzi per interventi agevolati con ecobonus e sismabonus. Introdotto un regime di tassazione agevolata per i trasferimenti di interi fabbricati a favore delle imprese di costruzione o di ristrutturazione immobiliare che, entro i successivi 10 anni, provvedano alla loro demolizione e ricostruzione, anche con variazione volumetrica rispetto al fabbricato preesistente e alla loro successiva vendita. Prevista l’estensione alle zone a rischio 2 e 3 del sismabonus per l’acquisto di case antisismiche. Arriva anche il rifinanziamento del Fondo di garanzia per l’acquisto della prima casa.

ECOBONUS PIU’ SEMPLICE, SCONTO DIRETTO SULLE SPESE – Col dl Crescita cambia l’attuale disciplina sulle detrazioni in edilizia, primo fra tutti il meccanismo di fruizione degli incentivi. L’utente può scegliere se usufruire dell’ecobonus sottoforma di uno sconto sulle spese dell’intervento o come detrazione Irpef (unica opzione oggi in vigore) spalmata su 10 anni e la possibilità di cedere il credito. Il contribuente può ottenere subito l’agevolazione tramite una riduzione – dello stesso importo dell’ecobonus – nella fattura rilasciata dal “fornitore che ha effettuato gli interventi”. Quest’ultimo, a sua volta, godrebbe di un credito d’imposta da usare in compensazione, a rate della durata di 5 anni e senza l’applicazione dei limiti previsti dalle leggi 388/2000 e 244/2007. Ricordiamo che, ad oggi, l’incentivo varia da un minimo del 50% fino ad un 85% in base al tipo di intervento.

PRIMA CASA, FONDO DI GARANZIA PER NUOVI MUTUI – Arrivano 100 milioni nel 2019 per rifinanziare il Fondo di garanzia per l’acquisto della prima casa. Si tratta di un fondo istituito con la legge di stabilità del 2013 che concede garanzie fino al 50% dell’importo di mutui erogati per un ammontare inferiore a 250.000 euro” connessi all’acquisto o all’acquisto collegato a interventi di ristrutturazione di immobili non di lusso. Senza rifinanziamento, come si legge nella relazione, “le risorse del Fondo si esauriranno entro i prossimi due mesi”.

SISMABONUS – L’articolo 7 del decreto stabilisce l’estensione dell’incentivo alle zone 2 e 3 di rischio sismico (oggi è previsto solo per gli edifici in zona 1, la più pericolosa). Il beneficio consiste nella detrazione fiscale del 75% in caso di miglioramento di una classe della classificazione energetica e dell’85% in caso di passaggio di due classi. Ammontare massimo di spesa: 96mila euro. L’immobile deve essere stato ristrutturato o demolito e ricostruito (anche con variazione volumetrica) da imprese che lo abbiano venduto entro 18 mesi dalla fine lavori. L’agevolazione interessa le spese sostenute per gli interventi dal 2019 al 2021. Anche in questo caso i contribuenti potranno scegliere la modalità di fruizione, tra sconto sulle spese o detrazione Irpef, con la possibilità di cedere il credito per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2021.

RIGENERAZIONE URBANA – Viene concessa per tutto il 2021 la “misura fissa” delle imposte di registro, ipotecaria e catastale (600 euro in tutto) per le cessioni di interi fabbricati a imprese di costruzione o ristrutturazione che, entro i successivi dieci anni, li demoliscano e ricostruiscano (anche con variazione volumetrica se permessa). Stesso bonus per la rivendita, anche se non è chiaro se vale sino al 2021 o anche oltre.

LE CRITICHE – Le rimostranze arrivano da Rete Irene, network di aziende attive nel campo della riqualificazione edilizia, secondo cui alcune modifiche proposte potrebbero comportare un danno per il mercato anziché un beneficio. La disposizione, – a un primo esame – semplifica le cose ai contribuenti-committenti e li mette al riparo da una trattativa sulla cessione del credito fiscale che non sempre si conclude al meglio. A dominare il mercato della riqualificazione energetica, infatti, potrebbero alla fine restare pochi soggetti, fiscalmente ipercapienti, che diventeranno main contractor con contratti di subappalto verso la filiera di chi i lavori li realizza davvero. Resta ora da vedere come assicurare la dinamica di mercato tramite la giusta concorrenza.

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