Bollette pazze, cosa bisogna fare con prescrizione e rate

La prescrizione delle bollette è stata ridotta da 5 a 2 anni, con il diritto del consumatore di rateizzare le bollette pazze dovute a problemi di fatturazione

Dal 1° gennaio 2020 anche per le bollette dell’acqua, nei casi di rilevanti ritardi nella fatturazione del gestore, l’utente può eccepire la prescrizione e pagare solo gli importi fatturati relativi ai consumi più recenti di 2 anni, come già succedeva  per le forniture elettriche e gas.

Bollette pazze, cosa è cambiato dal 1 gennaio 2020

Nei casi in cui il gestore abbia accumulato anni di ritardo nella fatturazione dei consumi, l’utente può chiedere di pagare solo gli ultimi due anni. Attenzione, però: la prescrizione non è automatica, dev’essere lo stesso utente a chiedere che gli venga applicata. E qui inizia il “calvario tra inutili conversazioni con il call-center e reclami dall’esito incerto”. A dirlo l’Unione nazionale consumatori (Unc).

Bollette pazze, il calvario degli utenti

Le bollette pazze sono uno dei problemi più diffusi e i consumatori sanno bene quante difficoltà devono affrontare quando arriva a casa un conto shock: si cerca di capire se quell’importo esorbitante è davvero dovuto oppure se è frutto di un errore dell’operatore, se c’è di mezzo un conguaglio, l’attivazione di servizi premium o chissà quale altra diavoleria.
“Una vera odissea – spiega il presidente dell’Unione nazionale consumatori (Unc) Massimiliano Dona – che preoccupa i cittadini, costringendoli a un vero e proprio calvario tra inutili conversazioni con il call-center e reclami dall’esito incerto: con l’Unione nazionale consumatori gestiamo ogni anno migliaia di bollette pazze (nei settori della telefonia, acqua, luce e gas, ma anche per gli abbonamenti delle pay-tv o i servizi internet). Proprio grazie alla nostra pressione, già da qualche anno abbiamo ottenuto il riconoscimento della prescrizione biennale per le maxi bollette di luce e gas (con il diritto del consumatore di rateizzare le bollette pazze dovute a problemi di fatturazione)”.

Bollette pazze, quali importi sono effettivamente dovuti?

“Quando una famiglia – precisa – si vedeva recapitare conguagli da migliaia di euro a causa di anni di addebiti dovuti a conteggi di consumi meramente stimati, infatti, la richiesta del fornitore copriva i 5 anni precedenti. Oggi, grazie a noi, questo termine è ridotto a 2 anni, ma resta un aspetto non secondario da verificare: quegli importi sono effettivamente dovuti?“. Non sempre, e il cittadina purtroppo fatica a dimostrare di non dover pagare.

“E pensare – prosegue – che l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha avviato procedimenti istruttori nei confronti di alcune società per valutare violazioni del Codice del consumo in caso di mancata considerazione dell’autolettura; fatturazione basata sui consumi presunti; fatturazione a conguaglio; mancata registrazione di pagamenti effettuati con la conseguente illegittima messa in mora del cliente. In particolare l’Antitrust ha stabilito che l’emissione di fatture per conguagli riguardanti periodi maggiori di 2 anni rappresentano una pratica commerciale contraria ai principi di correttezza, lealtà e buona fede”.

Bollette pazze, perché i consumatori continuano a riceverle

“Chiediamoci allora – conclude – perché, nonostante questi provvedimenti, gli operatori hanno continuato a inviare bollette pazze ai consumatori? È presto detto: se l’importo non è catastrofico, la maggior parte degli utenti preferisce pagare anche per evitare i solleciti (spesso brutali) delle società di recupero crediti. Forse l’unico modo per cercare di introdurre un freno a questa pratica scorretta è stabilire sanzioni a carico delle aziende che continuano a recapitare bollette pazze con troppa leggerezza”.

In collaborazione con Adnkronos

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