Terza dose vaccino, quali effetti collaterali: cosa dicono i dati

Per la terza dose di vaccino anti-Covid "è ragionevole" pensare ad una estensione della platea: entro fine anno si potrà arrivare ai 50enni. Ma quali effetti collaterali provoca?

Miriam Carraretto Giornalista di attualità politico-economica Da vent'anni giornalista e caporedattrice per varie testate nazionali, è autrice di libri e contributi su progetti di sviluppo in Africa e fenomeni sociali.

Per la terza dose di vaccino anti-Covid “è ragionevole pensare ad una estensione della platea” e “credo entro la fine dell’anno si potrà arrivare ai 50enni“, ma ora è il momento di un “appello” a tutti quei cittadini per cui è già prevista la somministrazione della terza dose: “Devono iniziare a prenotarsi nelle piattaforme regionali per aiutare da un punto di vista organizzativo e logistico”. Così il sottosegretario alla Salute Andrea Costa a margine di una visita allo Stabilimento Chimico Farmaceutico di Firenze, dove è tornato sul tema della dose cosiddetta “booster”.

Perché in Italia la situazione Covid è migliore che in altri Paesi

In Italia, proprio perché la campagna vaccinale è proseguita spedita ed è stata ovunque capillare, e grazie alle riaperture graduali, la situazione è senza dubbio molto migliore che in altri Paesi europei, Germania e Regno Unito in primis. La situazione di circolazione virale nel Paese rimane tra le più favorevoli di tutta Europa: meglio di noi fa al momento solo la Spagna.

“Non siamo affatto in una situazione fuori controllo” ha detto il coordinatore del Cts Franco Locatelli a Zapping su Radio1. “E questo lo si deve a due fattori: l’elevata adesione alla campagna vaccinale e al mantenimento di una serie di misure non farmacologiche che proteggono dal contagio, come le mascherine e il distanziamento”. L’impatto sui servizi sanitari è ancora fortunatamente largamente contenuto. “Ma questo non toglie che va fatta attenzione all’incremento dei numeri dei nuovi contagiati”.

Tuttavia, come noi di QuiFinanza abbiamo spiegato approfonditamente qui, il vigore di questa quinta ondata, se così si può chiamare, appare ad oggi davvero molto contenuto. Ci saranno ancora alcuni aumenti visibili nei numeri dei contagi e dei ricoveri nei prossimi giorni, ma l’onda sembra già aver rallentato la sua corsa e tra non molto potremmo già vederne il picco, con scarse conseguenze sugli ospedali.

Green pass e stato di emergenza fino a quando?

Proprio per continuare su questa strada di relativa sicurezza e convivenza con il Covid, il governo Draghi sta valutando una proroga del green pass almeno fino a marzo 2022 e, contestualmente, all’estensione dello stato di emergenza fino a giugno 2022, in cui verrebbero confermati, oltre alla struttura commissariale guidata dal generale Figliuolo, anche i vari protocolli di sicurezza, come distanziamento e mascherine, lo smart working e tutte quelle norme e agevolazioni collegate all’emergenza pandemia (qui trovate tutti i dettagli in merito).

Nel frattempo, però, bisogna cercare di convincere la platea degli scettici, tra cui una fetta di quasi 3 milioni di over 50, ad accedere alla campagna vaccinale in modo da poter raggiungere al più presto il 90% di vaccinati, da sempre obiettivo di Figliuolo e di Draghi per iniziare a pensare, eventualmente, ad un allentamento delle misure ancora in vigore.

Di quanto e quando cala l’efficacia del vaccino Pfizer

Uno studio israeliano appena pubblicato sul New England Journal of Medicine rivela, come già evidenziato, che l’efficacia del vaccino Pfizer-BioNTech cala, dopo pochi mesi, in tutte le fasce d’età. Israele è un punto di osservazione importante per lo studio sull’efficacia del vaccino Pfizer, perché lì la vaccinazione di massa è iniziata a dicembre 2020 e la seconda dose del vaccino è stata somministrata a distanza di 3 settimane dalla prima dose.

Ecco cosa ha evidenziato:

  • tra gli over 60 a luglio il tasso di infezioni in chi ha concluso il ciclo vaccinale a gennaio era il 160% rispetto a coloro che, in quella fascia d’età, avevano concluso il ciclo 2 mesi dopo
  • nella fascia 40-59 anni il tasso di infezioni era del 170% più alto in chi si era vaccinato 2 mesi prima
  • nella fascia 16-39 anni, il tasso di infezione era del 160% più alto rispetto a coloro che si sono vaccinati dopo.

Terza dose, quali effetti collaterali

Per tutti questi motivi si rende necessaria la terza dose. Ora, la terza somministrazione in Italia sta andando a “fragili”, over 80 e operatori sanitari, poi toccherà ai 60enni e agli insegnanti di ogni ordine e grado scolastico. A quanto si apprende in questi giorni, prof e addetti delle scuole potrebbero godere di una corsia preferenziale, rispettando comunque i 6 mesi dalla seconda dose, come previsto dai protocolli ministeriali (qui tutti i dettagli della proposta del ministro dell’Istruzione Bianchi).

Ma quali sono gli effetti collaterali della terza dose? Sono più o meno forti delle due dosi precedenti? Come evidenziato nel report pubblicato dal Ministero della Salute israeliano – Israele è stato il primo Paese a partire con la terza dose di Pfizer a tutti – gli effetti collaterali dopo la terza vaccinazione sono stati riscontrati in una piccola percentuale di adulti di età pari o superiore a 60 anni.

In generale, gli effetti indesiderati riportati subito dopo la vaccinazione sono “coerenti”, si legge nel documento, con gli effetti collaterali riportati per le prime due dosi o per altri vaccini ma “significativamente più leggeri”. I dati israeliani si riferiscono a circa 3 milioni 200mila immunizzazioni con il booster.

Generalmente gli effetti collaterali della terza dose includono dolore nella zona di iniezione, mal di testa, febbre, brividi e dolore muscolare. Ma vediamo meglio nel dettaglio:

  • spossatezza generale: l’effetto più comune, riscontrato in 86,6 persone per milione, contro 271,8 e 251,1 per milione rispettivamente dopo la seconda e la prima dose
  • dolore nella zona della vaccinazione: 42,7 persone per milione nella terza dose, contro 222,9 e 514,3 nella seconda e prima
  • disturbi gravi: 19 casi totali, ma è ancora in fase di valutazione l’eventuale collegamento con il vaccino.

Anche secondo quanto riportato dai CDC americani-Centers for Disease Control and Prevention, gli effetti collaterali della terza dose registrati sinora sono molto simili ai precedenti. Gli eventi avversi sono nella stragrande maggioranza dei casi moderati o lievi e durano poco. Come per le primi dosi, i sintomi sono apparsi entro 48 ore dalla vaccinazione. L’analisi è stata fatta su oltre 2 milioni e 200mila americani. Ecco i sintomi più comuni:

  • dolore al braccio: il sintomo più frequente registrato dai CDC Usa, per il 71% dei soggetti
  • spossatezza: 56% dei casi
  • mal di testa: 43,4%
  • dolori forti: 7%
  • richiesta assistenza medica: 2% (13 persone sono state ricoverate in ospedale).

Per chi e come deve prenotare la terza dose in ciascuna Regione vi rimandiamo all’approfondimento di QuiFinanza.

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