Un’altra multinazionale chiude: le sedi e i lavoratori a rischio in Italia

Stop di un mese per il caro bollette: i costi della produzione (specialmente quelli della luce) stanno diventando insostenibili

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Claudio Garau

Editor esperto in materie giuridiche

Laureato in Giurisprudenza, con esperienza legale, ora redattore web per giornali online. Ha una passione per la scrittura e la tecnologia, con un focus particolare sull'informazione giuridica.

Dopo quasi due anni di pandemia, purtroppo, siamo abituati a leggere di società – piccole e grandi – che dichiarano di essere costrette a sospendere l’attività perché incapaci di fronteggiare la crisi. Questa volta tocca alla Saxa Gres SPA, che ha annunciato lo stop di un mese per via dei costi insostenibili delle spese di produzione. A mettere in ginocchio la società, però, non solo l’emergenza sanitaria, ma il crescente aumento delle bollette.

Un’altra multinazionale chiude in Italia, l’annuncio: costi di luce e bollette ormai insostenibili

Lo ha dichiarato il presidente Francesco Borgomeo al Corriere: “Non possiamo produrre in perdita, come per alcune settimane abbiamo fatto. Recupereremo in estate questi giorni di fermo produttivo per mantenere fede agli impegni presi con i clienti, confidando in una soluzione che nel frattempo raffreddi i prezzi”.

Ad essere ormai ingestibili, i costi che Saxa Gres SPA affronta per il consumo di energia, ovvero le bollette delle luce, già di per sé molto alte per chi opera nel settore della produzione di ceramiche e – talvolta – celanti vere e proprie truffe (come ad esempio notammo qui).

Oggi Borgomeo si vede costretto a stoppare l’attività, sperando di poter riprendere al più presto, ma senza fare sconti al Governo: “Paghiamo le scelte di un Paese che non è autosufficiente sul piano energetico — ha detto —. Non siamo in presenza solo di speculazione internazionale ma anche di politiche sbagliate. Mi domando per esempio che senso abbia portare all’estero i rifiuti del Lazio per comprare sempre all’estero l’energia prodotta con i nostri materiali, opportunamente trattati in termovalorizzatori che qui ancora ci impediscono di realizzare nonostante li richieda anche il Pnrr”.

Le sedi e i lavoratori a rischio in Italia

La Saxa Gres SPA ha numerosi siti di produzione in Italia, in cui sono impiegati complessivamente circa 450 lavoratori (che potrebbero perdere tutto qualora la crisi preannunciata dal presidente non dovesse rientrare entro l’estate).

Le sedi a rischio chiusura sono dislocate ad Anagni (provincia di Frosinone), Grestone di Roccasecca (Frosinone), e nella Saxa Gualdo (ex Tagina) di Gualdo Tadino (provincia di Perugia) e nella Gresstone di Spilamberto (a Reggio Emilia).

Caro bollette, l’impatto su imprese e lavoro

Il crescente aumento dei costi di luce e gas ha generato in Italia una sorta di effetto a catena che, inevitabilmente, si ripercuoterà anche su imprese e lavoratori del Paese. Bollette più care si traducono in maggiori spese, che non sempre le società – come successo con Saxa Gres SPA – possono permettersi di sostenere.

Seppur l’andamento crescente dei costi si è verificato un po’ ovunque e per qualsiasi prodotto, alcune regioni però sono state più colpite di altre, dove l’aumento delle materie prime e le temperature più rigide hanno fatto alzare maggiormente le bollette (qui le regioni più colpite dal caro bollette del gas).

Ma in tutto questo, a pagare il prezzo più caro, probabilmente, saranno i lavoratori che nella migliore delle ipotesi rischiano di essere messi in cassa integrazione o, nella peggiore, di perdere il proprio impiego. Perché per far fronte alle perdite, come spesso accade, le aziende possono decidere di procedere con tagli della forza lavoro, senza magari più riuscire a reinserire il personale licenziato (su questi temi scopri qui come contestare il licenziamento collettivo).