La quinta “ondatina” è arrivata: tutti i dati per Regione e cosa ci aspetta

Negli ultimi 7 giorni aumenta l’incidenza settimanale Covid a livello nazionale. Cosa dobbiamo attenderci tra nuovi contagi, ricoveri e decessi e quali Regioni sono più a rischio

Miriam Carraretto Giornalista di attualità politico-economica Da vent'anni giornalista e caporedattrice per varie testate nazionali, è autrice di libri e contributi su progetti di sviluppo in Africa e fenomeni sociali.

Guardando i dati Covid riportati nell’ultimo monitoraggio Iss, relativo al periodo 18-24 ottobre, si osserva come aumenta l’incidenza settimanale a livello nazionale: 41 per 100mila abitanti, contro 29 della settimana precedente. Il dato resta dunque al di sotto della soglia critica settimanale di 50 casi ogni 100mila abitanti.

I numeri Covid in Italia: contagi, ricoveri e decessi

Facciamo notare che per i tempi che intercorrono tra l’esposizione al virus e lo sviluppo di sintomi e tra questi e la diagnosi e successiva notifica, verosimilmente molti dei casi notificati in questa settimana hanno contratto l’infezione nella prima metà di ottobre. Come sempre, dunque, si tratta di numeri che restano sempre un po’ indietro rispetto alla situazione reale di oggi.

Nel periodo 6-19 ottobre, l’Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 0,96, in aumento rispetto alla settimana precedente. Sebbene appena al di sotto della soglia epidemica dell’1%, si attende, in base a dati in proiezione, il superamento della soglia nei dati che saranno consolidati la prossima settimana.

Tuttavia, sappiamo bene (e noi di QuiFinanza lo ribadiamo da inizio pandemia) che il dato dell’Rt è assai fuorviante, proprio perché fotografa una situazione sempre in ritardo di alcune settimane. Fa notare poi lo stesso Istituto Superiore di Sanità che le stime di Rt sono “poco sensibili” al recente aumento del numero di tamponi effettuati, poiché basate sui soli casi sintomatici e/o ospedalizzati. Quindi l’Rt prendiamolo davvero con le pinze.

Come ottimamente riassunto dal dott. Paolo Spada nel suo blog Pillole di ottimismo, al momento la variazione percentuale dei nuovi contagi nell’ultima settimana rispetto a quella precedente è stata del +28,2%, ma ieri era a +32,2%, il giorno prima a 36,3%, 37,7%, 38,3%, 40,9% e prima ancora a 43,2%.

Negli ultimi 7 giorni la variazione dei ricoveri è stata +11%, quella delle terapie intensive +7,7%. Ma attenzione alla variazione dei decessi, che è ancora negativa: negli ultimi 7 giorni sono morti per Covid -2,6% di persone. Bisogna anche sempre ricordare che i dati sulle morti registrate risalgono a settimane o addirittura mesi precedenti.

Intanto, il 78,7% degli italiani ha ricevuto almeno una dose di vaccino, il 75,6% ha completato il ciclo vaccinale con 2 dosi, mentre il 2,71% della popolazione ha già ottenuto anche la terza dose di vaccino.

I dati delle Regioni

Osservando i dati pubblicati da AGENAS si osserva come, percentualmente, il tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva in Italia sia in media del 4% e quello in area medica del 5%. Entrambi i dati sono stabili, perché fanno registrare uno 0% di variazione.

L’Iss classifica ben 18 Regioni a rischio moderato. Ecco i dati percentuali di occupazione di posti letto, rispettivamente in terapia intensiva e in area non critica, nelle varie Regioni:

  • Abruzzo 5% (0%) e 4% (0%)
  • Basilicata non disponibile e 7% (+1%)
  • Calabria 3% (0%) e 11% (+1%)
  • Campania 3% (0%) e 7% (0%)
  • Emilia Romagna 3% (0%) e 4% (0%)
  • Friuli Venezia Giulia 10% (+2%) e 6% (+1%)
  • Lazio 6% (0%) e 6% (0%)
  • Liguria 5% (0%) e 4% (0%)
  • Lombardia 3% (0%) e 5% (0%)
  • Marche 8% (0%) e 6% (0%)
  • Molise 5% (0%) e 3% (0%)
  • Provincia autonoma di Bolzano 4% (0%) e 10% (+1%)
  • Provincia autonoma di Trento 2% (+1%) e 4% (+1%)
  • Piemonte 3% (0%) e 3% (0%)
  • Puglia 4% (+1%) e 5% (0%)
  • Sardegna 3% (+1%) e 3% (0%)
  • Sicilia 4% (0%) e 8% (0%)
  • Toscana 5% (0%) e 5% (0%)
  • Umbria 7% (0%) e 6% (0%)
  • Valle d’Aosta non disponibile e 6% (0%)
  • Veneto 3% (0%) e 3% (0%).

I valori più elevati tra le Regioni si registrano in:

  • Friuli Venezia Giulia (+82,5% negli ultimi 7 giorni rispetto ai 7 precedenti)
  • Sardegna (+74,4%)
  • Provincia autonoma di Bolzano (+68,9%)
  • Campania (+50,3%)
  • Basilicata (+48,4%)
  • Liguria (+46,2%)
  • Provincia autonoma di Trento (+38,8%)
  • Abruzzo (+38,5%)
  • Puglia (+38,4%).

Perché i dati dicono che i vaccini funzionano

La variante Delta rappresenta la quasi totalità dei casi in Italia. Questa variante è anche dominante nell’intera Unione Europea ed è associata ad una maggiore trasmissibilità. Ma sappiamo bene che una più elevata copertura vaccinale, il completamento dei cicli di vaccinazione e il mantenimento di una elevata risposta immunitaria attraverso la dose di richiamo nelle categorie indicate dal Ministero della Salute rappresentano gli strumenti principali per prevenire ulteriori ondate potenzialmente lunghe e pericolose.

Cosa sembrano indicarci questi dati, dunque? Esattamente ciò che era piuttosto atteso con l’arrivo del primo freddo autunnale e la riapertura delle attività prevalentemente al chiuso. E cioè che si registrano inevitabilmente più contagi, ma che i vaccini fanno esattamente ciò che devono fare: proteggerci dal rischio di malattia grave o peggio ancora morte. Come detto più volte da numerosi esperti, e lo ribadiamo ancora una volta, probabilmente il Covid diventerà endemico, trasformandosi in una comune influenza con cui convivremo per anni, senza pericoli.

Come fa notare il dott. Spada, questa quinta ondata, se così si può chiamare, sembra al momento molto debole. La salita della curva epidemica sembra aver già perso spinta. “Noi diciamo che è superato il flesso, cioè quel punto in cui la velocità di aumento comincia a ridursi, per arrivare gradualmente al picco di incidenza”.

Che Natale sarà

Archiviata la bufala sul numero dei morti per Covid, possiamo dire che è probabile che le dimensioni complessive dell’ondata non siano molto diverse da quelle della quarta ondata di luglio/agosto. Cosa aspettarci dunque in vista del Natale? Molto probabilmente vedremo salire ancora un po’ il valore di incidenza nelle prossime 2-3 settimane, ma restando “abbondantemente” sotto i 100 casi settimanali ogni 100mila abitanti.

Se continuiamo così, a Natale potrebbero non esserci blocchi né tantomeno restrizioni, come ha anticipato il sottosegretario alla Salute Sileri sfoggiando un certo, seppur cauto, ottimismo (qui le sue previsioni).

Attese tra qualche giorno anche leggere ripercussioni sugli ospedali, che dovrebbero però non destare preoccupazione né ulteriore emergenza.

I dati già ci dicono che i contagi aumentano di più dove più basso è il livello di vaccinazioni, come a Trieste e nella Provincia di Bolzano. Giusto per citare un dato, sottolinea il dott. Spada, a Milano un anno fa avevamo incidenza 621, che sarebbe arrivata a 765 il 7 novembre: oggi siamo a 31, 20 volte meno, senza bisogno di coprifuoco, limitazione di spostamenti, chiusure di negozi e ristoranti o Dad. “Nonostante la maggiore trasmissività del virus attuale, le vaccinazioni hanno vinto, e non c’è miglior modo di convincersene che guardare indietro a quello che abbiamo passato”.

Stato di emergenza e green pass, fino a quando

Casomai non lo avessimo ancora capito, con il virus del Covid convivremo a lungo, per questo è bene attrezzarsi programmando con onestà e serietà i mesi a venire, sapendo bene che green pass e mascherine resteranno con noi ancora per un po’.

Lo stato di emergenza nazionale, decretato il 31 gennaio 2020, può durare al massimo per due anni (12 mesi più altri 12). L’ipotesi al momento è quella di trasformare la norma in un emendamento ad altri provvedimenti, ad esempio il Milleproroghe, come avviene per il terremoto, oppure creare un provvedimento ad hoc. Probabilmente, lo stato di emergenza durerà almeno fino a marzo 2022.

Il green pass resterà obbligatorio, forse, fino a giugno 2022. L’obiettivo principale ovviamente è spingere ulteriormente la campagna vaccinale. Per la sempre più probabile terza dose, che partirà nei primi giorni dell’anno nuovo, e per raggiungere quota 92% di immunizzati con almeno una dose, come da programma del generale Figliuolo (qui trovate tutti i dettagli in merito).

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