2 e 3 maggio 2018 sciopero della scuola: lezioni a rischio

È ormai reale il possibile maxi ponte fino al 4 maggio: ecco le motivazioni dello sciopero

Quest’anno il primo maggio, Festa dei Lavoratori, cadrà di martedì e sarà seguita da uno sciopero di docenti e personale Ata indetto per il 2 e il 3 maggio 2018.

In molte scuole il calendario aveva già previsto un ponte che doveva iniziare mercoledì 25 aprile e terminare martedì 1 maggio. Sembra però che a causa dello sciopero, le lezioni siano a rischio anche per altri due giorni e per la gioia degli studenti, si prospetta un ponte più lungo del previsto.
Il sindacato Anief ha infatti annunciato che aderirà allo sciopero del 2 e del 3 maggio 2018. Lo sciopero non è propriamente una novità: da tempo docenti e personale Ata hanno cominciato le proteste e il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico, ha fatto sapere le motivazioni in un comunicato stampa.

Le mobilitazioni hanno obiettivi chiari, ha detto Anief. Lo sciopero chiede che vengano riaperte le Graduatorie ad esaurimento, che venga trasformato l’organico di fatto in organico di diritto, che venga autorizzato un nuovo piano di 150 mila assunzioni per docenti, educatori e ATA. Chiede anche che vengano stanziate risorse per adeguare gli stipendi al costo della vita. Il maxi ponte che porterebbe le scuole a chiudere quasi 10 giorni è insomma dietro l’angolo: le lezioni riprenderanno regolari infatti il 4 maggio.

Il presidente di Anief Pacifico ha spiegato: “a distanza di un mese dal voto elettorale delle politiche non possiamo tollerare questa impasse della politica che deve per forza di cose dare delle prime importanti risposte al mondo della scuola, dopo avere assunto precisi impegni nel corso della campagna elettorale”.

Ha poi continuato: “negli Stati Uniti più di 20 mila professori hanno scioperato chiedendo un aumento dei salari e più fondi per l’istruzione pubblica. Gli insegnanti dell’Oklahoma rivendicano un incremento in busta paga di 10.000 dollari, a fronte dei 6.100 dollari che gli sono stati comunque concessi. Per comprendere quanto sia alto il gap stipendiale basta dire che in Italia dopo dieci anni di blocco si è arrivati a un aumento mensile medio di 85 euro. Ciò significa che mentre un insegnante italiano guadagna meno di 30 mila euro l’anno, un collega statunitense percepisce più del doppio, 60 mila dollari, e scende in piazza per rivendicare incrementi dieci volte superiori a quelli sottoscritti”.

Una situazione di insoddisfazioni e inefficienze che porta di nuovo docenti e personale scolastico a protestare e aderire allo sciopero, tra la preoccupazione dei presidi per il rischio di non riuscire a concludere i canonici 200 giorni di frequenza.

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2 e 3 maggio 2018 sciopero della scuola: lezioni a rischio