Il salario minimo serve davvero? L’opinione degli esperti

Il governo blocca l’emendamento delle opposizioni e punta tutto sulla trattativa tra imprese e sindacati: ma cosa prevedono i contratti nazionali già in vigore?

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Federico Casanova

Giornalista professionista

Giornalista professionista. Ha lavorato con Mediaset, AGTW, Gazzetta di Parma, Resto del Carlino e Virgilio Notizie. Addetto stampa per diverse campagne elettorali locali e nazionali.

A distanza di quasi nove mesi dal suo insediamento alla guida del Paese, il governo presieduto da Giorgia Meloni sembra aver mantenuto quella dose di consenso popolare che ha permesso ai partiti di centrodestra (e, per quanto la riguarda, a Fratelli d’Italia) di vincere in maniera piuttosto netta il confronto elettorale dello scorso 22 settembre 2022.

Se, da un lato, l’agenda delle questioni principali da affrontare nell’immediato ha permesso all’esecutivo di non dover adottare provvedimenti di un impatto dirompente sulla vita dei cittadini (mantenendo così intatta la propria immagine pubblica), dall’altro è inutile nascondere come anche la frammentazione delle forze di opposizione abbia contribuito a rafforzare il profilo di Palazzo Chigi e dei ministeri.

Scontro tra governo e opposizioni sul salario minimo, ma cosa prevedono oggi i contratti collettivi nazionali?

L’unico tema su cui sia il Movimento 5 stelle, sia il Partito Democratico (con l’aggiunta degli eletti in Parlamento da Sinistra Italiana e da Europa Verde) hanno trovato terreno comune per contrastare la maggioranza pare essere quello relativo al salario minimo. Una partita, quella del limite minimo fissato per le retribuzioni, che ha da sempre caratterizzato il programma del gruppo di Giuseppe Conte, mentre nel partito di Elly Schlein si sono spesso alzate voci discordi sull’argomento.

Esiste infatti una netta separazione (mai nascosta anche da molti rappresentanti dem in Aula, soprattutto quelli più vicini al gruppo di Italia Viva, che infatti si è tenuta ben lontana dall’accordo per voce del leader Matteo Renzi) tra chi ritiene questo strumento indispensabile per una giusta ed equa contrattazione tra imprese e dipendenti, e chi invece lo ritiene inutile in quanto già sorpassato dagli eventi.

Secondo questi ultimi (supportati anche da Confindustria e da altre associazioni di categoria), la soglia fissata ad un valore di 9 euro l’ora rappresenterebbe addirittura un passo indietro rispetto a quanto stabilito già oggi dai contratti collettivi nazionali attualmente in vigore. La domanda quindi è una sola: le cose stanno realmente così? Oppure l’istituzione di un salario minimo garantirebbe quantomeno uno stipendio migliore a molti contribuenti italiani?

La paga oraria dei dipendenti statali e il dibattito sul salario minimo: l’Italia ne ha davvero bisogno?

A dare una risposta ci ha pensato un recente articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore, in cui viene sottolineato come gli 11 accordi nazionali più applicati al momento prevedono già al loro interno l’indicazione per un trattamento economico maggiore rispetto alla soglia ipotizzata da PD e M5s. Nello specifico, la media della paga fissata per i dipendenti sottoposti alla contrattazione collettiva sarebbe al momento attorno agli 11,29 euro l’ora.

Intanto, nel pomeriggio di venerdì 14 luglio, in Commissione Lavoro alla Camera, gli esponenti della maggioranza hanno presentato un emendamento per bocciare sul nascere la proposta di legge unitaria depositata dalle forze di opposizione. Un fatto che ha raccolto la soddisfazione del vicepremier Matteo Salvini, che nel merito ha ribadito la volontà di affidare il dossier a “imprenditori e sindacati“, per poi lanciarsi in una frecciatina rivolta ad Elly Schlein, definita “una signorina che fa ridere, perché parla di salario minimo mentre paga una personal shopper“.