Modifiche al 730, quando scattano i controlli preventivi sul rimborso Irpef

Il provvedimento dell'Agenzia delle Entrate fissa i criteri: chi corregge il precompilato e supera 4.000 euro di rimborso può attendere mesi

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Luca Incoronato

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Giornalista pubblicista e copywriter, ha accumulato esperienze in TV, redazioni giornalistiche fisiche e online, così come in TV, come autore, giornalista e copywriter. È esperto in materie economiche.

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Chi mette mano al 730 dovrebbe prestare particolare attenzione. Una regola generale, da rispettare sempre, evitando qualsiasi errore. Chi modifica i dati della dichiarazione potrebbe, infatti, dover attendere più del previsto per ricevere l’eventuale rimborso Irpef.

Con il provvedimento n. 182408 del 17 giugno 2026, l’Agenzia delle Entrate ha fissato i criteri per i controlli preventivi sulle dichiarazioni presentate quest’anno. È stato confermato in gran parte il meccanismo adottato già nelle campagne precedenti.

Non parliamo di una novità normativa, ma di un passaggio che ogni anno interessa milioni di contribuenti. Il controllo preventivo può infatti rallentare l’accredito delle somme che spettano.

Nei casi selezionati dall’amministrazione finanziaria, il denaro può arrivare diversi mesi dopo i tempi ordinari. Un aspetto da conoscere bene prima di intervenire sulla propria dichiarazione dei redditi.

Chi rischia i controlli preventivi

I controlli scattano per chi presenta il modello con delle modifiche rispetto al precompilato. Correzioni che incidono sulla determinazione del reddito e dell’imposta. Chi invece accetta la dichiarazione così come predisposta dall’Agenzia, senza ritoccare nulla, non rientra in questo tipo di verifica.

È proprio l’intervento del contribuente a far scattare l’attenzione del Fisco, dunque, soprattutto quando le variazioni si traducono in un credito a favore. Scendiamo però nel dettaglio della selezione di una particolare dichiarazione. In particolare, vengono attenzionati:

lo scostamento per importi significativi rispetto ai dati dei modelli di versamento, delle certificazioni uniche e delle dichiarazioni dell’anno precedente; la presenza di altri elementi di significativa incoerenza rispetto ai dati inviati da enti esterni; le situazioni di rischio legate a irregolarità rilevate negli anni precedenti.

Un sistema che va a incrociare le informazioni in possesso dell’amministrazione per individuare le posizioni potenzialmente anomale.

La soglia dei 4.000 euro

Non solo i criteri di incoerenza a richiamare l’attenzione, ma anche una soglia ben precisa. La normativa prevede che l’Agenzia possa effettuare dei controlli preventivi quando le modifiche determinano un rimborso superiore a 4.000 euro. È il caso tipico delle dichiarazioni con detrazioni per familiari a carico o eccedenze d’imposta degli anni precedenti, ad esempio.

Superata questa cifra precisa, la verifica diventa non certa ma più probabile. Il tutto con conseguenze dirette sui tempi di erogazione delle somme previste.

I tempi dei rimborsi

Le tempistiche sono l’aspetto più delicato per i contribuenti. La legge stabilisce che i controlli preventivi si concludano entro 4 mesi dal termine previsto per la trasmissione della dichiarazione. Il rimborso eventuale, dunque, verrà poi erogato non oltre il sesto mese dallo stesso termine.

In pratica, chi finisce nella rete dei controlli del Fisco può vedere accreditato il proprio rimborso fiscale anche diversi mesi dopo rispetto a chi ne è risultato immune. Per questo, prima di modifica il precompilato, conviene controllare con attenzione la correttezza dei dati inseriti.