Rialzo dei tassi Bce tra aprile e giugno, dipende dal prezzo del petrolio

L'intervento della Bce sui tassi potrebbe arrivare in risposta all'andamento della guerra, che spinge in alto il prezzo dell'energia

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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Le prossime mosse della Banca Centrale Europea, per quanto riguarda i tassi, dipenderanno un po’ meno dallo shock immediato dei prezzi energetici e più da ciò che accadrà dopo.

È questo il messaggio arrivato da Luis de Guindos, vicepresidente della Bce, che ha indicato negli “effetti di secondo livello” il vero ago della bilancia per eventuali rialzi dei tassi.

Le decisioni della Bce

Secondo de Guindos, la politica monetaria non può intervenire sul primo impatto della crisi energetica. L’aumento del prezzo del petrolio e delle materie prime è un fattore esogeno, legato alle tensioni geopolitiche.

Ciò che invece può orientare le decisioni della Bce è il modo in cui questi rincari si diffondono nel sistema economico, sotto forma di:

  • trasporti più costosi;
  • produzione industriale più cara;
  • aumento dei prezzi al consumo.

Tutto ciò va a colpire con maggior durezza le fasce più fragili della popolazione. È questo il punto fondamentale: se il caro energia si trasferisce stabilmente su beni e servizi, l’inflazione rischia di consolidarsi sopra il target del 2%. Ed è allora che la Bce si sentirà chiamata in causa per agire sui tassi.

Lo scenario internazionale resta caotico: il fallimento dei negoziati tra Stati Uniti e Iran e le tensioni nello Stretto di Hormuz riportano periodicamente il petrolio oltre i 100 dollari al barile. Un’altalena di rincari e discese che segue le notizie geopolitiche.

Le conseguenze non riguardano solo il carburante: anche alluminio, fertilizzanti e plastica registrano aumenti. Si tratta di input fondamentali per numerosi settori produttivi, con effetti a catena sull’intera economia.

Inflazione in rialzo

I dati più recenti mostrano un’inflazione nell’area euro in accelerazione: dal 1,9% di febbraio al 2,5% di marzo. Le proiezioni indicano un possibile picco sopra il 3% nel secondo trimestre 2026.

Questo allontanamento dall’obiettivo della Bce aumenta la probabilità di un intervento sui tassi, già nella riunione di fine aprile o, al più tardi, a giugno. Nel frattempo, i rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona si stanno avvicinando ai massimi recenti, segnalando un cambiamento nelle aspettative sui tassi.

Crescita debole

L’inflazione appare in aumento e la crescita economica resta fragile. Questo crea un dilemma per Francoforte: alzare i tassi può raffreddare i prezzi, ma rischia anche di rallentare ulteriormente l’economia. La Bce continua quindi a mantenere un approccio prudente, basato sull’analisi dei dati e sull’evoluzione del contesto internazionale. In breve: attualmente si naviga a vista in acque più che agitate: minate.

Cosa cambia per risparmiatori e famiglie

Un eventuale rialzo dei tassi avrebbe effetti concreti anche per i cittadini:

  • rendimenti più alti su conti deposito e strumenti di risparmio;
  • costo del credito più elevato per mutui e prestiti;
  • maggiore volatilità nei mercati finanziari.

Cosa farà la Bce

Il punto centrale resta uno, come detto: la Bce non reagirà automaticamente all’aumento del petrolio. La decisione sui tassi arriverà solo se lo shock energetico si trasformerà in inflazione diffusa e persistente. In pratica non conta solo quanto sale il prezzo del greggio, ma quanto a lungo e quanto profondamente questo aumento si rifletterà sull’economia reale.