Si rischia un doppio rialzo dei tassi di interesse. A dirlo è un sondaggio di Bloomberg, condotto tra il 4 e il 7 maggio 2026. Chi ha risposto è convinto che gli aumenti avverranno tra giugno e settembre, in linea con le prospettive del mercato in crisi del 2026. Il motivo sarà l’inflazione, alimentata proprio dalla guerra contro l’Iran.
Fino a questo momento, i funzionari della BCE sono stati piuttosto prudenti e si sono astenuti non solo dall’effettuare i rialzi, ma anche dal commentarli in maniera preoccupata. Nel frattempo, però, l’inflazione, che secondo gli analisti riesce a resistere in Europa, dovrebbe accelerare entro quest’anno al 2,9%, quindi ben oltre l’obiettivo del 2% fissato dalla Banca centrale europea.
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Cosa farà la Bce: il pronostico
In un sondaggio di Bloomberg emerge l’ipotesi di un aumento dei tassi di interesse a causa dell’inflazione alimentata dalla guerra contro l’Iran. Sarebbero due riunioni che andrebbero a confermare i rialzi di un quarto di punto.
Il primo potrebbe avvenire già nella riunione di giugno, mentre il secondo in quella di settembre. Entro la fine di quest’anno, quindi, la direzione dei funzionari della BCE potrebbe invertirsi.
Dopo tanta prudenza per evitare i rialzi dovuti ai danni economici causati dal conflitto immediato, potrebbe diventare necessario intervenire sulla politica monetaria.
Il membro del comitato esecutivo Isabel Schnabel aveva già dichiarato la scorsa settimana che:
La politica monetaria dovrà essere inasprita qualora lo shock energetico dovesse aggravarsi.
Rialzo anche nel 2027
Nel sondaggio non si parla soltanto del 2026, che comunque vede la questione dell’apertura dello Stretto di Hormuz come uno dei punti da discutere nelle riunioni di giugno; si guarda già al 2027, alla scia lunga della crisi, anche se la guerra dovesse concludersi oggi stesso.
Il sondaggio infatti suggerisce che un taglio potrebbe arrivare solo il prossimo marzo, in risposta al peggioramento delle prospettive economiche.
A questo proposito, gli analisti hanno rivisto al ribasso le previsioni di crescita per il 2026, portandola allo 0,8% e prevedendo un’espansione dell’Eurozona ridotta all’1,3% nel 2027 e all’1,5% nel 2028.
L’inflazione aumenta
Sappiamo che il meccanismo è basato sull’inflazione e sullo sguardo rivolto ad essa; l’obiettivo della Banca centrale europea è quello di tenerla al 2%. Al momento continua però ad accelerare.
Con il protrarsi della crisi energetica e delle conseguenze dello scontro contro l’Iran, il rientro dell’inflazione vede un continuo rallentamento e l’obiettivo fissato è sempre più lontano.
Le aspettative sull’inflazione però sono diverse tra cittadini e analisti, che guardano a uno, tre e cinque anni. Spiega l’economista e membro del comitato esecutivo della Bce Piero Cipollone:
Quelle che per noi sono molto importanti sono quelle di medio termine. Mentre quelle a un anno si sono molto alzate, quelle dai tre ai cinque anni sono rimaste ancorate.
Cosa ha detto Luis de Guindos
Christine Lagarde è rimasta in equilibrio sulle posizioni, anche sui sondaggi o le ipotesi di rialzo dei tassi. Invece il vicepresidente uscente della BCE, Luis de Guindos, ha deciso di rilasciare un’intervista al Financial Times.
La direzione è comunque la stessa, quella di un linguaggio che evita l’allarmismo. Anzi, invita i suoi colleghi a mantenere un atteggiamento prudente prima della riunione dell’11 giugno, che si pronuncerà sui tassi di interesse in uno scenario di generale indebolimento economico.
Da parte loro gli investitori scommettono su un incremento del tasso, e se i mercati scommettono sui nuovi rialzi la situazione è differente.
Dichiara:
Credo sia necessario aspettare prima di decidere la prossima mossa sui tassi di interesse. Abbiamo bisogno di maggiore chiarezza sul conflitto in Iran. Avremo nuove proiezioni a giugno.
Dalla sua esperienza, inoltre, aggiunge:
La mia impressione è che i dati sulla crescita nelle prossime settimane non saranno positivi.