Voli a rischio, le assicurazioni per i cittadini: cosa coprono in caso di cancellazione

Cancellazioni, aumenti, assicurazioni e tutele: come cambia viaggiare dopo la crisi di Hormuz e cosa possono fare i passeggeri per tutelarsi

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

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La crisi nello Stretto di Hormuz sta proiettando la sua ombra sulle vacanze estive di milioni di europei. Tra scorte di carburante in diminuzione, spazi aerei chiusi e prezzi in aumento, chi ha prenotato un volo o sta per farlo si trova a navigare in un contesto di forte incertezza. Ecco cosa può succedere, cosa prevede la legge e come tutelarsi.

Cosa può succedere ai voli

I collegamenti più esposti a possibili cancellazioni sono:

  • quelli a corto raggio verso destinazioni raggiungibili anche in treno;
  • i charter diretti verso le isole minori del Mediterraneo;
  • le rotte stagionali operate da scali con un solo fornitore di carburante.

I voli a lungo raggio e quelli verso destinazioni raggiungibili esclusivamente via aerea tendono a essere protetti più a lungo, ma non sono del tutto immuni. Le compagnie dichiarano di avere coperture sul carburante, ma è importante chiarire cosa significa: si tratta di strumenti finanziari legati al prezzo, non di garanzie sulla disponibilità fisica del cherosene. Se il carburante non è disponibile nell’aeroporto di partenza, questi contratti non hanno alcuna utilità operativa.

Nelle fasi più acute della crisi, dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, sono stati cancellati circa 8.500 voli in soli tre giorni. Un bilancio destinato a crescere con il progressivo aggiornamento dei programmi delle compagnie. Migliaia di turisti europei sono rimasti bloccati tra il Golfo e il Sud-Est asiatico a causa delle chiusure degli spazi aerei.

I diritti in caso di cancellazione

La buona notizia è che la normativa europea tutela i passeggeri. Il Regolamento (CE) n. 261/2004 garantisce sempre, in caso di cancellazione, una di queste due misure:

  • il rimborso integrale del biglietto entro 7 giorni;
  • la riprotezione su un volo alternativo verso la destinazione finale.

Questi diritti valgono indipendentemente dalla causa della cancellazione, inclusa la carenza di carburante. Non è invece garantito il risarcimento aggiuntivo (da 250 a 600 euro, a seconda della distanza). Se la compagnia dimostra che la cancellazione dipende da circostanze straordinarie fuori dal suo controllo – come una guerra o una crisi energetica di origine bellica – può essere esentata dal pagamento.

Rincari retroattivi, il caso Volotea

Oltre alle cancellazioni, sta emergendo un altro fenomeno che ha già coinvolto migliaia di passeggeri italiani: gli aumenti applicati dopo l’acquisto del biglietto. Il caso più emblematico è quello di Volotea, che ha introdotto un meccanismo chiamato Fair Travel Promise.

Si tratta di un sistema che adegua il prezzo del biglietto in base al costo reale del carburante rilevato circa sette giorni prima della partenza. In concreto, ai passeggeri può essere richiesto un sovrapprezzo fino a 14 euro a persona per tratta, anche se il biglietto è già stato interamente pagato.

Il meccanismo è teoricamente bidirezionale: se il costo del carburante diminuisce, è previsto un indennizzo. Nella situazione attuale, però, con i prezzi del cherosene in aumento a causa della crisi dello Stretto di Hormuz, si traduce quasi sempre in un costo aggiuntivo. Alcune segnalazioni riportano richieste di circa 7 euro direttamente al momento dell’imbarco per poter salire a bordo.

Assicurazioni, cosa coprono davvero

Sulle assicurazioni di viaggio è importante fare chiarezza, perché il mercato è spesso fonte di equivoci. Se si acquista solo il biglietto aereo, una polizza aggiunge poco alle tutele già previste dal Regolamento 261/2004: il rimborso in caso di cancellazione è infatti già garantito per legge.

L’assicurazione diventa invece utile per chi prenota un pacchetto completo e vuole tutelarsi nel caso in cui sia costretto a rinunciare per motivi personali documentabili. In questi casi, le polizze hanno un costo compreso tra il 3% e l’8% del valore del viaggio: per un soggiorno da 2.500 euro si tratta di una spesa tra 75 e 200 euro.

Il punto più delicato riguarda le clausole di esclusione. Prima di sottoscrivere una polizza, è fondamentale verificare:

  • che guerra, terrorismo ed eventi bellici siano esplicitamente elencati tra le cause coperte (e non escluse);
  • che la crisi energetica di origine bellica non sia esclusa con formule generiche;
  • che i motivi di rinuncia personale siano chiaramente definiti: la semplice paura di viaggiare non costituisce causa ammessa per il rimborso assicurativo.

Leggere il contratto prima di firmare non è quindi consigliabile, è indispensabile.