Crisi del carburante aereo, le compagnie che stanno reggendo e chi taglia i voli

Il blocco dello Stretto di Hormuz fa impennare i costi del carburante aereo e costringe le compagnie a tagli, sovrapprezzi e cancellazioni

Foto di Giorgio Pirani

Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

Pubblicato:

Chiedi a QuiFinanza

Il conflitto tra Iran e Stati Uniti e il blocco dello Stretto di Hormuz hanno gettato nel panico il settore dell’aviazione. Circa il 20% delle esportazioni mondiali di carburante aereo transita o proviene dal Medio Oriente e le ripercussioni si stanno facendo sentire su compagnie aeree e passeggeri. Tanto che gli esperti del settore parlano della crisi più grave dallo scoppio del conflitto in Ucraina, con le compagnie europee come le più esposte.

Lo afferma un’analisi di David Pascucci, Market Analyst di XTB, affermando che la chiusura degli spazi aerei sopra l’Iran e le zone limitrofe “ha costretto i vettori a ridisegnare completamente le rotte tra Europa e Asia”.

I rischi in Europa

Per limitare le perdite, molte compagnie hanno già ridotto il numero di voli, mentre quasi tutte hanno introdotto pesanti sovrapprezzi sul carburante. L’Agenzia Internazionale dell’Energia qualche giorno fa ha affermato:

diversi Paesi europei potrebbero iniziare ad affrontare carenze di jet fuel nelle prossime sei settimane. È la più grande crisi energetica mai affrontata.

Se lo Stretto di Hormuz dovesse rimanere bloccato durante i picchi estivi di luglio e agosto, non si possono escludere cancellazioni di massa, con effetti negativi sul turismo.

I numeri dei grandi vettori europei

Per studiare il problema, Pascucci ha analizzato i bilanci dei grandi vettori europei e mondiali, facendo una stima dei costi da parte delle compagnie aeree.

Lufthansa, ad esempio, che controlla anche Ita Airways, stima un aggravio da 1,7 miliardi di euro sulla spesa per il jet fuel nel 2026. Il gruppo ha già cancellato circa 20.000 voli programmati fino a ottobre 2026, risparmiando in questo modo 40.000 tonnellate di cherosene.

Ryanair si trova in una posizione più tranquilla. L’80% del suo fabbisogno di carburante è coperto tramite hedging fino ad aprile 2027, a un prezzo fisso di circa 67 dollari al barile, ma il restante 20% non coperto sta subendo i rincari del mercato.

Air France-Klm prevede che la fattura del cherosene per il 2026 aumenterà di 2,4 miliardi di euro. Di conseguenza, ha ridotto le previsioni di crescita della capacità annuale dal precedente 3-5% al 2-4%.

Peggiore la situazione in America

Se in Europa le compagnie aeree non sono tranquille, a stare peggio sono i vettori americani. Delta Air Lines prevede un aumento dei costi del cherosene di 2 miliardi di dollari entro giugno 2026. Il Ceo Ed Bastian ha indicato il rincaro del petrolio come il principale fattore di pressione sull’industria, annunciando riduzioni della capacità del 3,5% e il mantenimento di tariffe elevate per difendere i margini.

Peggio la situazione per United Airlines, con il Ceo Scott Kirby che ha affermato:

se i prezzi rimanessero ai livelli attuali, la compagnia affronterebbe 11 miliardi di dollari di spese extra annuali solo per il carburante.

E l’aumento del jet fuel ha già fatto la sua prima vittima: la compagnia aerea Spirit Airlines ha annunciato nei giorni scorsi la sospensione dei voli. Va precisato che l’azienda già da tempo navigava in cattive acque, ma l’impennata dei prezzi del cherosene per aerei ha mandato in fumo i piani di uscita dalla seconda procedura fallimentare.

L’andamento del cherosene

Sul fronte dei prezzi, il carburante per gli aerei nelle ultime settimane è calato, tra il -10% e il -12% rispetto al mese precedente. Ma non vuol dire che la crisi sia finita; Pascucci precisa:

il prezzo medio al barile è comunque passato da circa 100 dollari di inizio anno agli attuali 162 con un rialzo di circa il 60%, quindi l’aumento dei costi risulta evidente. Ciò che incuriosisce è sicuramente l’andamento del carburante aereo che segue le orme del petrolio che in questo momento non riesce a superare i massimi visti dallo scoppio del conflitto.

Al momento, quindi, la situazione è fortemente dipendente dal prezzo del petrolio, con i prezzi che continuano ad oscillare ma restando comunque molto alti.