La Corte di Cassazione è intervenuta con una decisione destinata a incidere in modo significativo sui diritti dei passeggeri aerei. Con l’ordinanza 9002/2026, pubblicata il 9 aprile 2026, i giudici hanno ristretto l’uso della cosiddetta circostanza eccezionale, spesso invocata dalle compagnie per negare il rimborso totale o parziale del biglietto di aerei in ritardo.
Per le aziende non è più sufficiente richiamare condizioni meteo avverse in modo generico per evitare di pagare i passeggeri. Le compagnie devono dimostrare in modo preciso e documentato sia l’impatto dell’evento sia le misure adottate per ridurre il ritardo.
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Tre ore di ritardo e niente rimborso: il caso in tribunale
La vicenda nasce da un volo Ryanair diretto da Cracovia a Bergamo che è atterrato con oltre tre ore di ritardo. La compagnia aveva attribuito il disservizio a una fitta nebbia del mattino sull’aeroporto polacco, sostenendo che avesse generato una serie di ritardi a catena.
Inizialmente sia il giudice di pace sia il Tribunale in appello avevano accolto questa ricostruzione. La Cassazione, però, ha ribaltato tutto. Secondo i giudici, infatti, un elemento decisivo non era stato adeguatamente considerato: la fitta foschia denunciata dalla compagnia low-cost irlandese si era dissolta intorno alle 9:30 del mattino, mentre il volo interessato era programmato nel pomeriggio.
L’effetto domino invocato dalla compagnia non era stato provato ma semplicemente presunto.
La compagnia deve dimostrare di aver agito correttamente
La Cassazione ha ribadito un punto fondamentale dei regolamenti europei. Per evitare la compensazione, le compagnie aeree devono dimostrare due elementi insieme:
- l’esistenza di una circostanza eccezionale reale;
- l’adozione di tutte le misure ragionevoli per evitare o limitare il ritardo.
Nel caso specifico del volo Cracovia-Bergamo, è proprio il secondo punto a fare la differenza. Non è sufficiente affermare che un evento meteorologico abbia effetti operativi peggiorativi, ma è necessario dimostrare in modo dettagliato che quella variabile sia effettivamente rilevante per il disservizio, con dati e riscontri concreti.
La Corte è netta nel suo orientamento: le giustificazioni vaghe non sono più sufficienti. Le compagnie, secondo i giudici, devono essere in grado di ricostruire in modo tracciabile la catena degli eventi, dimostrando come un dato problema abbia effettivamente inciso sul volo contestato.
Un principio che si traduce in un innalzamento dell’onere della prova a carico dei vettori, soprattutto nei casi più frequenti di contestazione legati al maltempo o a ritardi a cascata.
Cosa cambia per i passeggeri con voli in ritardo per maltempo
La decisione si inserisce nel quadro del Regolamento Ue 261/2004, che prevede compensazioni fino a 600 euro per ritardi superiori a 3 ore, cancellazioni o overbooking, salvo circostanze eccezionali debitamente provate.
In pratica, il messaggio della Cassazione è che il maltempo non è più una “scorciatoia difensiva”: per evitare di pagare, le compagnie devono dimostrare nel dettaglio perché quel singolo volo è stato effettivamente colpito. Per i passeggeri, questo rafforza la possibilità di contestare rifiuti di rimborso basati su motivazioni generiche, soprattutto quando non accompagnate da prove.
In che modo si può chiedere un rimborso
Qualora il volo acquistato arrivasse con più di tre ore di ritardo, oppure venisse cancellato con meno di 14 giorni di preavviso, il cliente avrebbe diritto a una compensazione fino a 600 euro.
AirAdvisor, l’associazione di consumatori che opera nel settore aeroportuale, consiglia di seguire questa procedura:
- chiedere alla compagnia aerea una conferma scritta del motivo del ritardo o della cancellazione, dal momento che un generico riferimento al meteo non costituisce documentazione sufficiente;
- annotare gli orari effettivi di partenza e di arrivo, compresi i cambi di gate, e scattare foto se
rilevante; - conservare le ricevute di pasti, bevande, trasporti e alloggio qualora la compagnia aerea non abbia fornito assistenza;
- non accettare voucher in sostituzione della compensazione in denaro senza aver prima compreso i propri diritti.