Voli a rischio, c’è il piano d’emergenza delle compagnie per il caro cherosene

L’aumento dei costi del carburante spinge le compagnie aerei a piani di emergenza e tagli delle rotte per non incidere sull'estate 2026

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

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La crisi del cherosene sembra esistere solo nei timori dei passeggeri. Le compagnie aeree utilizzano un linguaggio prudente per evitare di spaventare i futuri viaggiatori che potrebbero non prenotare i voli, acuendo la crisi. I rifornimenti di jet fuel però sono bloccati dall’inizio della guerra in Medioriente e il loro costo è quindi aumentato dell’84%, passando da circa 800 dollari a tonnellata agli attuali 1500 dollari.

Nessuna crisi, dice il commissario europeo per i trasporti Apostolos Tzitzikostas. Secondo questi al momento non ci sono prove di una carenza di approvvigionamento di carburante per aerei, ma in ogni caso l’Europa dice di essere pronta a tutti gli scenari. Fatto sta che sono state già sacrificate le rotte meno redditizie, come quelle secondarie, in partenza in alcuni giorni della settimana o per l’ora di pranzo. Si tratta di un taglio che non descrive una crisi già in corso, ma che anzi serve a limitare lo “spreco” di cherosene su quei voli meno utilizzati.

Si delineano così dei possibili piani di emergenza delle compagnie aeree, che non si attuano per necessità immediate, ma per garantire la copertura della stagione più frequentata e redditizia, ovvero l’estate.

C’è davvero una crisi del cherosene?

Le compagnie aeree non parlano di crisi, anche se molte hanno già operato cancellazioni. A livello globale si parla di 12.000 voli cancellati solo a maggio. Il linguaggio utilizzato dalle compagnie al momento è prudente e lo fanno per due motivi: da una parte perché al momento non ci sono prove di una carenza di approvvigionamento di carburante per aerei e dall’altra parte perché spaventare i passeggeri potrebbe far diminuire le prenotazioni e aumentare la crisi.

Infatti, il carburante c’è, ma il costo è aumentato e se ci saranno meno prenotazioni in estate, le compagnie aeree potrebbero avere difficoltà ad acquistare il cherosene.

Vueling, per esempio, ha comunicato ufficialmente che la compagnia sta operando secondo quanto previsto dai piani di volo e non prevede alcuna interruzione nell’approvvigionamento di carburante per quest’estate. Mette anche però le mani avanti, perché:

nell’improbabile eventualità di modifiche o interruzione dei vostri programmi di viaggio, forniremo alternative ai passeggeri oppure il rimborso.

Le parole di Michael O’Leary di Ryanair

L’unico amministratore delegato di una compagnia aerea che parla in maniera diretta è Michael O’Leary. L’Ad di Ryanair ha dichiarato al Corriere della Sera che:

il problema delle forniture diventa settimana dopo settimana più serio per il nostro settore.

Per O’Leary il momento di emergenza non è più maggio, ma i primi giorni di giugno. Non conferma un piano di emergenza per la compagnia, anche lui per timore di spaventare i passeggeri. Parla però di studi in merito alle rotte più sacrificabili.

Nell’ipotesi di un piano di emergenza, Ryanair taglierebbe prima di tutti i voli di metà giornata che avrebbero un impatto minore sui movimenti per garantire i voli della mattina e del tardo pomeriggio-prima serata.

Voli cancellati: chi ha tagliato di più?

Al momento le compagnie che hanno ridotto maggiormente i voli sono:

  • Lufthansa con 20mila voli in meno fino a ottobre 2026 (4mila solo a maggio);
  • Turkish Airlines con 3mila cancellazioni a maggio;
    Air China che ha cancellato 2500 voli soprattutto interni.

Alternative alla cancellazione sono il sovrapprezzo del carburante e l’aumento del costo dei biglietti, attuato per esempio da Air France, KLM e Finnair.

Piani di emergenza: voli cancellati e tratte confermate

Non soltanto Ryanair, ma anche altri operatori del settore potrebbero operare lo stesso piano di emergenza in caso di necessità. Non solo il taglio dei voli di metà giornata, ma anche di quelle giornate meno affollate.

In genere il martedì, il mercoledì e il sabato partono voli non completamente pieni ed eliminandoli si potrebbero andare a riempire correttamente tutte le altre partenze. Intoccabili restano invece i giorni di lunedì, venerdì e domenica. Il giovedì resta invece in dubbio e potrebbe diventare sacrificabile alla luce di un acuirsi della crisi.

Sempre sul piano della probabilità, per le tratte nazionali potrebbero essere sacrificate quelle che prevedono un’alternativa via terra. Questo permetterebbe di garantire invece i collegamenti con le isole, che non hanno fisicamente un’alternativa di viaggio altrettanto rapida.

Il piano di emergenza tipo potrebbe essere, quindi questo:

  • cancellazione dei voli di metà giornata;
  • cancellazione dei voli il martedì, mercoledì e sabato;
  • i voli di giovedì restano in dubbio;
  • ipotesi di cancellazione delle rotte interne, dove vi è alternativa di mezzi di terra;
  • riduzione o cancellazione delle rotte meno redditizie, con destinazioni secondarie o dove la concorrenza è più forte.

Quali sono i rischi?

Il piano di emergenza è per definizione un piano che serve a gestire un evento fuori dall’ordinario, ma anche in questo contesto non mancano i dubbi. Se si arrivasse a un piano di emergenza potrebbero passare in secondo piano, ma vanno comunque espresse quelle che sono le difficoltà di gestione di simili piani.

Gli addetti ai lavori, citati anche dal Corriere della Sera nell’intervista con O’Leary, sono dubbiosi sul fatto che una riduzione possa salvare ipoteticamente l’estate. Infatti, la riduzione dei voli in giornata potrebbe rendere difficile il ricollocamento dei passeggeri.

Anche la cancellazione delle tratte interne potrebbe creare affollamento via terra su mezzi come treni e autobus o, in ultima analisi, anche delle strade. La situazione resta quindi instabile, anche per i viaggiatori che da una parte sono rassicurati dalle compagnie, ma dall’altra parte non possono non pensare all’eventualità di una cancellazione e al rischio di riprogrammazione.