Decreto dignità, ecco cosa cambia per il contratto di somministrazione

Tutte le novità sul contratto di somministrazione in seguito alle nuove regole introdotte dal Decreto dignità

Il Decreto dignità entrato in vigore dal 14 luglio 2018 e primo atto normativo del nuovo governo, si sofferma su tematiche importanti quali la disciplina dei contratti di lavoro a tempo determinato.

Le nuove regole introdotte dalla normativa, riguardano anche il contratto di somministrazione, ovvero una forma contrattuale che consente alle imprese di avvalersi di lavoratori assunti da un’agenzia del lavoro. Dal 12 agosto, sono stati inseriti ulteriori limiti per questa tipologia di contratto, che alla luce dei nuovi cambiamenti, risulta essere più dispendiosa per il datore di lavoro. Il motivo è legato al contributo addizionale di cui si fa carico lo stesso datore e che è pari all’1,4% della retribuzione imponibile ai fini dei contributi previdenziali. Nello specifico, le nuove limitazioni prevedono l’applicazione di:

  • una durata massina di 24 mesi;
  • un limite massimo di proroghe che è stato fissato a 4;
  • l’obbligo di indicare, riferendosi all’utilizzatore, una causale dopo 12 mesi e in caso di rinnovo del contratto;
  • un limite massimo di assunti a tempo determinato che deve essere pari al 30% del totale dell’organico.

I dipendenti con contratto di somministrazione hanno dunque lo stesso trattamento normativo ed economico, dei lavoratori con contratto ordinario. Il loro contratto può durare al massimo 24 mesi con la possibilità che questo venga prorogato, ma non più di 4 volte. Secondo la normativa inoltre, è possibile stipulare tra le due parti un primo contratto a tempo determinato che non può superare i 12 mesi in assenza di determinate necessità.

Il rinnovo del contratto sarà contemplato tenendo conto di esigenze temporanee e oggettive, o connesse a incrementi di un certo rilievo e non programmabili, o legate a picchi di attività. Se è presente una di queste condizioni si potrà apporre un termine al primo contratto che in questo caso, non deve superare i 24 mesi di lavoro. In definitiva, il termine che viene apposto al contratto di lavoro può dunque ricevere una proroga, ma nei seguenti casi:

  • tramite un atto scritto;
  • con il consenso del lavoratore;
  • secondo le condizioni e per la durata prevista dal contratto collettivo applicato dal somministratore.

È stato reintrodotto anche il reato di somministrazione fraudolenta, ovvero quando la somministrazione di lavoro viene effettuata con lo scopo di raggirare le norme di legge. In questo caso, somministratore e utilizzatore devono pagare 20€ per ogni lavoratore coinvolto e per ogni giornata di somministrazione.

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