Tipologie del contratto di stage, obblighi, durata e retribuzione

Sono molti i giovani che lavorano con un contratto di tirocinio o stage. Ecco tutto quello che c'è da sapere su questa tipologia di contratto

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Claudio Garau

Editor esperto in materie giuridiche

Laureato in Giurisprudenza, con esperienza legale, ora redattore web per giornali online. Ha una passione per la scrittura e la tecnologia, con un focus particolare sull'informazione giuridica.

Spesso, per un giovane che si affaccia al mondo del lavoro, il primo approccio è rappresentato dal contratto di stage o tirocinio. Tuttavia, tra definizioni (stage formativo, tirocinio formativo, stage non retribuito) e normative varie non è facile orientarsi e avere piena chiarezza del contesto.

Lo stage è e resta una formula d’inserimento in azienda assai utilizzata, perché permette di risparmiare denaro e di testare una persona al fine di un’eventuale prosecuzione del rapporto, con un contratto di lavoro vero e proprio.

Al contempo tale strumento è regolato da diritti e doveri, che chi intende entrare nel mondo del lavoro è bene che sappia.

Di seguito parleremo dunque delle regole principali in tema di stage, per fugare il campo da possibili dubbi e per rispondere ai tipici quesiti di coloro che vorrebbero farne uno, ma che non hanno piena conoscenza del suo funzionamento. I dettagli.

Stage, nessun limite massimo all’età

Innanzitutto, qual è l’età massima per uno stage o tirocinio? Ebbene, occorre rispondere che non ci sono limiti anagrafici.

Anzi, su questo punto vi è un grande equivoco: contrariamente a quanto molti erroneamente pensano, non esistono vincoli d’età entro cui uno stage formativo va effettuato.

Se non vi sono limiti all’età massima, ve ne sono però all’età minima, variabili a seconda della Regione considerata.

Cos’è uno stage e chi sono i soggetti coinvolti

Lo stage in sé non è un effettivo rapporto di lavoro che prevede l’assunzione alle dipendenze, ma rappresenta piuttosto un iter di formazione ‘sul campo’, grazie al quale l’azienda, lo studio o il futuro datore di lavoro dà allo stagista la possibilità di entrare in contatto diretto con una professione specifica, per mettere in pratica le conoscenze teoriche e per acquisire padronanza degli strumenti utili ad un particolare lavoro.

Altro non è, lo stage formativo, che un percorso formativo volto all’inserimento nel mondo del lavoro, al re-inserimento nel medesimo oppure all’orientamento della persona. I soggetti coinvolti nel contratto di stage sono:

  • l’ente promotore (l’università, la scuola superiore, i centri per l’impiego o di formazione professionale, i consulenti del lavoro, le cooperative sociali)
  • il soggetto ospitante (imprese, aziende, studi professionali, fondazioni, cooperative, enti pubblici)
  • il tirocinante

Per l’azienda vi è altresì l’obbligo di seguire il tirocinante per tutta la durata dello stage per mezzo di un referente o di un tutor.

Convenzione e progetto formativo: ecco come funziona lo stage

Il contratto di stage (o contratto di tirocinio e contratto stagista), è per legge un documento formato da due parti essenziali e complementari l’una rispetto all’altra, ossia:

  • la convenzione tra l’azienda ospitante e l’ente promotore (di solito università o scuola), recante tutte le informazioni basilari sullo stage, come i dati legali dei soggetti coinvolti e le regole normative sullo svolgimento del tirocinio
  • il progetto formativo, recante gli aspetti relativi all’iter di formazione dello stagista, ossia ad es. durata dello stage, luogo di effettuazione, compiti e finalità formative

A differenza della convenzione il progetto formativo menzionerà tre soggetti e non due, comprendendo – oltre al soggetto ospitante e all’ente promotore – anche il tirocinante o la tirocinante.

Ricordiamo altresì che, in relazione al contesto locale e ai regolamenti di ogni Regione, la convenzione potrà essere sottoscritta in modo individuale – vale a dire in riferimento ad un solo progetto formativo – oppure in modo collettivo – ossia collegata a più progetti formativi promossi contestualmente dall’ente, nell’ambito del periodo di validità della convenzione stessa.

Anche per ciò che attiene al progetto formativo, sono le normative regionali a prevedere regole di dettaglio sullo svolgimento dei tirocini.

Tipologie di tirocinio per profilo dello stagista

La materia è fatta (anche) di distinzioni utili a capire meglio il funzionamento del contratto di stage. Ecco perché non possiamo non distinguere tra stage curriculari e stage extracurriculari:

  • lo stage curriculare è effettuato da studenti e studentesse che frequentano un percorso di studi universitario, che comporta anche formazione sul campo. Tipicamente fare lo stage garantirà il conseguimento di crediti universitari
  • lo stage extracurriculare è rivolto, invece, a neodiplomati e neolaureati che hanno concluso il percorso scolastico o accademico, o a soggetti che vogliono reinserirsi nel mondo del lavoro e uscire dalla disoccupazione

Ecco perché si usa dire che gli stage sono formativi / di orientamento oppure oppure di inserimento o reinserimento nel mondo del lavoro.

Tipologie di stage per durata

Il contratto di stage può essere sia a tempo parziale (leggi qui della distinzione tra part time verticale e orizzontale) che a tempo pieno ed è compreso, in generale, in un numero minimo di ore settimanali pari a 20 e un numero massimo pari a 40. In linea generale le normative regionale prevedono una durata minima degli stage pari a due mesi.

In base alle norme vigenti, il contratto formativo dello stage può essere suddiviso in tre tipologie in relazione alla sua durata:

  • massimo 6 mesi in ipotesi di tirocinio formativo e di orientamento
  • non più di un anno in ipotesi di tirocini di inserimento e reinserimento al lavoro
  • non più di un anno per i tirocini di cui beneficiano i soggetti svantaggiati e, nel caso di tirocini a favore di disabili, non più di 24 mesi

In particolare, il tirocinio di inserimento o reinserimento nel mondo del lavoro si rivolge a disoccupati, inoccupati e lavoratori in mobilità ed è disciplinato dalle singole Regioni.

Ci sono poi stage a favore delle categorie disagiate (tossicodipendenti, alcolisti, soggetti in trattamento psichiatrico, condannati che possono usufruire di misure alternative alla detenzione), stage riservati alle persone con disabilità e quelli a favore degli immigrati. Tutti tirocini, questi, con le loro peculiari caratteristiche.

Tirocinio formativo, le linee guida che le aziende sono tenute a rispettare

Il compenso assegnato allo stagista costituisce un rilevante punto di discussione. Anteriormente alla riforma Fornero non vi erano prescrizioni specifiche, ed era possibile non ricompensare economicamente lo stagista. A seguito delle riforme del lavoro degli ultimi anni, invece, e della pubblicazione delle Linee Guida provenienti dalla Conferenza Stato/Regioni, invece, sono stati introdotti minimi quantitativi e procedure standard.

Le disposizioni in tema di tirocinio formativo, varate con la legge del 24 giugno 1997, avevano dapprima concesso alle Regioni un’estesa autonomia per definire durata, tempistiche e retribuzione. Ma al fine di evitare abusi e distorsioni nell’utilizzo di questo contratto formativo, nel tempo furono prima la legge Fornero nel 2012, e poi l’intervento della Conferenza Stato Regioni nel 2017, a stabilire una serie di linee guida per le aziende e gli imprenditori.

Ecco perché è stata vietata la pratica scorretta dei tirocini extracurriculari gratuiti e sono state introdotte, per legge, sanzioni pecuniarie (di ammontare compreso tra i mille e i 6mila euro) contro le imprese non adeguatesi alle linee guida.

Non solo. Normativamente si prevede che il tirocinio non può essere sfruttato, per sostituire dipendenti in malattia o in maternità e, dunque, assenti e o lavoratori a tempo determinato nei picchi di lavoro.

Per quanto attiene al compenso, lo stagista non potrà incassare un compenso minimo mensile lordo al di sotto dei 300 euro. Per quanto attiene ai tirocini curriculari, invece, il soggetto ospitante non è tenuto a versare un’indennità, ma potrebbe assicurare un rimborso spese o i buoni pasto.

Quanti stagisti può avere un’azienda

Per legge sono altresì previste delle limitazioni al numero di stagisti, in relazione al numero di effettivi dipendenti assunti con contratto a tempo indeterminato. Ciò è mirato a reprimere eventuali abusi e l’elusione delle regole in tema di lavoro subordinato, posto che lo stage non deve essere mai uno strumento di sostituzione dei lavoratori, bensì di formazione.

L’azienda non può applicare il contratto di stage ai lavoratori che abbiano bisogno di una formazione preliminare, e non può avere più di un tirocinante se i dipendenti a tempo indeterminato sono massimo cinque.

Il limite massimo è fissato a due tirocinanti per aziende con un numero di dipendenti compreso tra 6 e 20, mentre per quelle che superano i 20 dipendenti gli stagisti non possono superare il 10% dei lavoratori a tempo indeterminato.

Tuttavia le regole di alcune regioni prevedono il superamento di questi rigidi limiti, nell’ipotesi in cui le aziende abbiano assunto con regolare contratto di lavoro una quota di stagisti.

Ferie, permessi, TFR, contributi e assicurazione

Abbiamo visto che lo stage non è un vero e proprio contratto di lavoro e, conseguentemente, non consente di maturare le ferie o di avvalersi di permessi retribuiti. Ciò però non toglie che il tirocinante, o la tirocinante, possa assentarsi dal lavoro, a condizione di aver previamente concordato giorni e orari di assenza con il referente aziendale.

Al contempo, lo stage non consente di maturare contributi previdenziali utili alla pensione e neanche il TFR. Invece, sul piano assicurativo, il soggetto ospitante dovrà sottoscrivere un’assicurazione Inail (rischio infortuni sul lavoro, scopri qui la differenza di questi ultimi con le malattie professionali) e una polizza responsabilità civile verso terzi per eventuali danni provocati dallo stagista durante il tirocinio.

E infine, se vuoi sapere quali sono le città dove è meglio fare uno stage, leggi qui quali sono.