Fisco chiede 500 milioni a colosso del B&B

L'Agenzia delle Entrate contesta a Airbnb mezzo miliardo di euro di imposte non versate: è la cifra più alta mai chiesta a un'internet company dopo quella a Meta

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Claudio Carollo

Giornalista professionista

Classe ’88, è giornalista professionista dal 2017. Scrive di attualità economico-politica, cronaca e sport.

L’Agenzia delle Entrate ha presentato un conto da mezzo miliardo di euro ad Airbnb. È la cifra che, secondo il Fisco, il colosso internazionale dei soggiorni turistici dovrebbe saldare allo Stato italiano per imposte non versate sugli affitti brevi operati nel nostro Paese.

La contestazione

Secondo quanto stabilisce la legge italiana, gli host professionali, il cui reddito è costituito principalmente dall’attività recettiva, provvedono a versare direttamente la ritenuta d’acconto che equivale alla cedolare secca del 21%, oppure all’aliquota marginale Irpef del proprietario.

La normativa in vigore dal 2017 obbliga le piattaforme a fare da sostituto d’imposta nei confronti degli host non professionali, i proprietari di appartamenti e case per i quali, invece, l’affitto degli alloggi non rappresenta la fonte principale di reddito e che rappresentano la maggioranza dei soggetti che operano con Airbnb.

In questi casi la società dovrebbe trattenere il 21% delle operazioni e versare allo Stato la ritenuta. Ma sin dalla introduzione di questa norma il gruppo statunitense ha contestato le pretese del Fisco italiano e ha fatto ricorso al Tar.

Il contenzioso

In Italia Airbnb non ha un rappresentate fiscale che faccia da sostituto d’imposta e, come il gruppo ha tenuto a sottolineare in risposta all’Agenzia delle Entrate, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito a dicembre dello scorso anno come l’obbligo per una società straniera di designare un rappresentante fiscale nel nostro Paese si debba considerare “una restrizione sproporzionata alla libera prestazione dei servizi”, in contrasto con il diritto europeo.

La Corte ha però sancito nella stessa sentenza che la legge italiana può chiedere alle piattaforme di raccogliere informazioni e dati sulle locazioni effettuate, e anche di applicare la ritenuta alla fonte prevista dal regime fiscale nazionale.

Prima di coinvolgere l’organo sovranazionale, la vicenda era arrivata al Consiglio di Stato che sul caso ha svolto un’udienza generale e che si dovrebbe esprimere a breve. Airbnb ha fatto sapere che, in attesa della pronuncia del massimo organo amministrativo italiano, continuerà a seguire quanto previsto dalle norme europee e dunque di non dare seguito alle richieste dell’Agenzia delle Entrate (qui abbiamo parlato della stretta del Governo su Airbnb nel ddl turismo).

La cifra contestata di 500 milioni di euro è la più alta mai chiesta dal Fisco italiano a una internet company dopo la sanzione da 817 milioni presentata a inizio 2023 a Meta, la casa madre di Facebook, Instagram e Whatsapp (qui abbiamo parlato della fuga dalla nuova piattaforma social di Meta, Threads).

Intanto, sul mancato versamento delle imposte dovute sugli affitti brevi, sta indagando anche la procura di Milano e la Guardia di Finanza che dalle indagini starebbe ricostruendo un altro fronte riguardante direttamente gli host, i quali in diversi casi non avrebbero dichiarato nessun reddito nonostante risultassero proprietari delle case affittate con Airbnb (qui avevamo parlato del nuovo servizio lanciato da Airbnb).