Smart working, è caos: le novità fanno impazzire i lavoratori

Già dall'entrata in vigore della legge di conversione del Milleproroghe sono emerse le perplessità sui margini di interpretazione delle norme sul lavoro agile

Per i genitori di figli under 14 la normativa sullo smart working sta diventando una giungla. Aziende e sindacati stanno segnalando da settimane le carenze in materia di lavoro da remoto nella legge di conversione del decreto Milleproroghe, che ha prolungato fino al 30 giugno 2023 il diritto a svolgere la propria attività da casa per i dipendenti con almeno un figlio di età inferiore ai 14 anni. A suscitare perplessità sono le lacune in ambito di interpretazione della norma.

Smart working per genitori under 14: i buchi nella normativa

Per finanziare la tanto attesa proroga del diritto allo smart working oltre il 31 marzo ai lavoratori “fragili” e ai genitori di figli under 14 (per i quali la misura era scaduta a dicembre 2022) il Governo Meloni ha stanziato ulteriori 16 milioni di euro (qui abbiamo parlato della proroga dello smart working).

Il lavoro da remoto è riconosciuto fino al 30 giugno ai dipendenti del settore privato e pubblico, ma nel caso degli statali il diritto riguarda soltanto la categoria di impiegati che sono affetti da patologie o condizioni di immunodeficienza, secondo i parametri individuati dal ministero della Salute (qui per sapere quali sono le patologie previste per ottenere il diritto allo smart working).

Questa è la prima disparità emersa nella normativa, ma già dall’entrata in vigore della legge di conversione del Milleproroghe, il 28 febbraio 2023, lavoratori, sindacati e professionisti hanno cominciato però a ravvisare altre discrepanze sul testo. (qui abbiamo spiegato come cambia lo smart working).

I casi in cui i genitori di figli con meno di 14 anni possono accedere alla modalità del lavoro agile sono individuati nelle seguenti condizioni:

  • sospensione o cessazione dell’attività lavorativa;
  • che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito;

Smart working, i dubbi di interpretazione

Il dubbio principale tra gli esperti di diritto del lavoro deriva dalla fatto che il diritto allo smart working sia riconosciuto a condizione che “tale modalità sia compatibile con le caratteristiche della prestazione”.

Secondo diversi giuslavoristi, stabilire se un’attività può essere considerata o meno compatibile con il lavoro da remoto lascia di per sé ampi margini di interpretazione.

Come spiega il Corriere della Sera, la normativa potrebbe entrare, inoltre, in conflitto con gli accordi individuali tra dipendente e datore di lavoro o sovrapporsi alle intese raggiunte internamente tra imprese e sindacati.

Se l’azienda, ad esempio, ha concesso solo 8 giorni di smart working al mese al dipendente che ha però un figlio under 14, il lavoratore potrebbe rivendicare il diritto di svolgere la propria attività da casa per tutto il calendario di ore di sua competenza.

Per alcuni esperti di diritto del lavoro, l’essersi limitati da parte del legislatore a prolungare le norme adottate per lo smart working durante il periodo di emergenza della pandemia, avrebbe portato oggi a delle distorsioni che farebbero preferire comunque l’accordo individuale alla disciplina nazionale.

Alla luce di questa confusa cornice normativa dal ministero del Lavoro è attesa una circolare apposita per meglio specificare i casi in cui il diritto al lavoro agile deve essere garantita e in che termini.