Cuneo fiscale, il governo studia il taglio per aumentare gli stipendi

Il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha dato un'anticipazione sullo schema d'intervento del Governo sul costo del lavoro

Sia imprese che lavoratori sono in attesa del taglio del cuneo fiscale contributivo sul quale il Governo sta lavorando per aumentare gli stipendi senza incidere sul costo del lavoro per le aziende. Il provvedimento dovrebbe essere inserito nella Legge di Bilancio e dovrebbe prevedere un intervento graduale, come spiegato dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.

Cuneo fiscale, il governo studia il taglio: l’intervento in due fasi

“Non si può fare tutto e subito, possiamo fare ciò che è possibile e tracciare la rotta” ha dichiarato il responsabile del vecchio dicastero dello sviluppo economico. “Dobbiamo alzare i salari  e questo avverrà gradualmente nel tempo. Soltanto innalzando i salari sarà possibile incentivare il lavoro” ha aggiunto Urso.

La misura rappresenta dunque il primo passo verso il traguardo dei 5 punti in meno sul costo del lavoro fissato dal presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel suo programma economico in campagna elettorale e ribadito nel discorso di insediamento.

Le risorse a disposizione dell’Esecutivo sono però limitate e nelle intenzioni del Governo il taglio del cuneo fiscale verrebbe realizzato in due fasi.

Il primo passaggio prevede innanzitutto il rifinanziamento della limatura di 2 punti realizzata dal governo Draghi per i lavoratori con redditi annui lordi fino a 35mila euro: l’intervento è in scadenza a dicembre e peserebbe sulle casse dello Stato tra i 3,5 e i 4 miliardi di euro (qui avevamo parlato del piano di Draghi per incrementare la busta paga).

“Il taglio del cuneo fiscale sarà per due terzi per il lavoratore e un terzo per l’azienda”, ha spiegato il ministro Urso intervenendo dal palco del Forum annuale della Piccola industria che si è svolto Mogliano Veneto, in provincia di Treviso.

Cuneo fiscale, il governo studia il taglio: il parere di Confindustria

E proprio a margine dell’evento di Confidustria il presidente dell’associazione, Carlo Bonomi, ha ribadito l’esigenza da parte delle imprese di intervenire in maniera definitiva nella prossima Legge di Bilancio proprio sul cuneo fiscale, che in Italia pesa per il 46% (qui l’approfondimento di Quifinanza sul rapporto tra tasse e Pil nel nostro Paese).

“Abbiamo visto dei provvedimenti positivi, le risorse stanziate per contenere il caro bollette, il provvedimento sul gas release. Quello che secondo noi sta mancando è un intervento strutturale sui temi del lavoro” ha dichiarato il numero uno di Confindustria.

“Se vogliamo rimettere soldi in tasca agli italiani – specialmente quelli con redditi bassi, cioè sotto i 35 mila euro che hanno sofferto durante la crisi, stanno soffrendo i colpi dell’inflazione – bisogna tagliare le tasse” ha aggiunto il presidente degli industriali, sostenendo che i margini di manovra per ridurre il costo del lavoro si possano trovare tra le pieghe della spesa pubblica.

“Credo che un paese che spende oltre mille miliardi all’anno di spesa pubblica possa riconfigurare il 4-5% di questa spesa, corrispondenti a 50-60 miliardi, e avere le risorse per fare questo intervento” ha detto Bonomi.

“Le urgenze che abbiamo fatto presente al governo oggi sono dedicare tutte le risorse sul caro bollette, avere un grande occhio alla finanza pubblica, e fare degli interventi importanti sul tema del lavoro, il primo dei quali è il taglio al cuneo fiscale“, ha spiegato ancora (qui per sapere nel dettaglio cos’è il cuneo fiscale e quanto incide sullo stipendio).

Il presidente di Confindustria si è espresso anche su altri temi di stretta attualità per aziende e lavoratori, come l’innalzamento del tetto dei “fringe benefit” fino a 3mila euro, di cui abbiamo parlato qui, misura che suscita dei dubbi negli imprenditori.

La platea dei lavoratori che ne potrebbero usufruire è molto ridotta, i primi conteggi parlano di circa il 17%. E poi – ha detto il numero uno degli industriali – non ci convince perché si sposta la palla sul campo delle imprese, alcuni lo potranno fare ma altre imprese non avranno lo spazio di bilancio e di finanze per farlo. La soluzione di responsabilità deve essere da parte del governo: il taglio delle tasse sul lavoro”.