Donne e lavoro: ancora 10 anni per la parità, 150 per arrivare ai vertici

Secondo quanto emerge da una ricerca di Bain & Company siamo ancora lontani dalla gender equality e la chiave per accelerare il percorso è nella flessibilità e nell’inclusione

Rispetto allo scorso anno, l‘Italia ha compiuto alcuni passi avanti importanti sul fronte della parità di genere. Ma, nonostante i progressi compiuti, la parità nei ruoli di leadership è ancora un traguardo lontano per le donne italiane. È quanto emerge dalla ricerca di Bain & Company sulla diversity “Fare dell’Italia un Paese (anche) per donne: percorsi verso il successo”, realizzata intervistando più di 20 aziende italiane, per un totale di oltre 500mila dipendenti e 200 miliardi di euro di fatturato e presentata in occasione del “WAB Forum 2022. Women Journeys”.

“Da questo confronto è emerso come, nei momenti cruciali della vita, –  ha affermato Valeria Sterpos, partner di Bain & Company ed EMEA WAB leader – le donne debbano beneficiare del supporto necessario per poter vivere a pieno le proprie scelte. Due sono le priorità per le donne italiane, nella scelta del proprio lavoro: flessibilità e inclusione. E le aziende devono tenere in considerazione questi due elementi per attrarre e mantenere i talenti femminili Made in Italy”.

I dati emersi dall’indagine

Se oggi le donne rappresentano il 43% del totale della forza lavoro in Italia, assistiamo ancora a una limitata rappresentanza femminile nei ruoli decisionali, con solo il 2% di loro nel ruolo di CEO in società quotate. Di questo passo, in circa 10 anni raggiungeremo la parità di rappresentazione, mentre ci vorranno più di 150 anni per raggiungere la parità nei ruoli di leadership. Le donne che si dedicano ad
assistenza e cura in ambiente domestico sono l’81% contro il 20% degli uomini. Il 38% delle donne modifica la propria situazione lavorativa per esigenze familiari, tra gli uomini lo fa solo il 12%. Non solo: nel mondo del lavoro in Italia, le donne – che continuano ad avere un ruolo centrale nella vita familiare – sono più stressate rispetto agli uomini (+15%) e alla media femminile globale (+7%), collocandosi agli ultimi posti, insieme a Brasile e Giappone.

La disparità di genere nel mondo del lavoro

L’analisi evidenzia come la disparità di genere sia frutto di un susseguirsi di eventi legati ai cinque momenti critici della vita femminile: infanzia, istruzione, ingresso nel mondo del lavoro, maternità e leadership. Tutte le migliori aziende italiane ritengono cruciale – anche se in misura diversa a seconda dei settori – per poter favorire l’accesso delle donne al mondo del lavoro, intervenire in modo incisivo già all’interno delle scuole e prevedono, infatti, di investire ulteriormente in questo tipo di iniziative.

“Un’azienda su quattro vede un rischio di deprioritizzazione di queste tematiche nei prossimi mesi. E non ce lo possiamo permettere: bisogna continuare a investire in questo ambito per colmare il più velocemente possibile i gap. Per questo motivo, ad esempio, da luglio abbiamo cambiato la policy Bain a supporto dei genitori nelle diverse fasi legate all’arrivo e alla crescita di ogni bambino/a. Cinque mesi di parental leave, per tutte le seniority, tutti i ruoli aziendali e per tutte le famiglie, senza dover rinunciare allo stipendio che viene integrato dall’azienda”, hanno spiegato Roberto Prioreschi, SEMEA Regional Managing partner e Pierluigi Serlenga, Managing Partner Italia, di Bain & Company.

“Perché la rivoluzione culturale possa accadere, il management tutto deve essere attivo e coinvolto nella costruzione, valorizzazione e celebrazione del talento diverso a partire da quello femminile, che non è, e non deve essere, una minoranza. È un processo organicamente molto lungo, che – spiega laudia D’Arpizio, chief Diversity officer in Italia e membro del Global DEI Council di Bain & Company – va accelerato attraverso strumenti organizzativi ma soprattutto che passa attraverso la creazione di un ambiente di lavoro inclusivo  su cultura, linguaggio e formazione e che favorisca la diversità e la creatività diffusa”.