Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con il Bilancio di genere – Conto del bilancio dello Stato 2024 pubblicato dalla Ragioneria Generale dello Stato, fotografa dove uomini e donne restano più distanti in Italia. Il quadro è quello noto di un Paese arretrato sul lavoro femminile e sui redditi. Ma il divario cambia in base alla regione: al Sud c’è meno occupazione femminile, al Nord il gap è sui guadagni.
Indice
L’Italia nel confronto europeo
Nel 2024 il tasso di occupazione femminile in Italia si è fermato al 53,3%, ancora lontano dalla media dei 27 Paesi Ue (66,2%).
Il Gender Equality Index dell’Eige, l’agenzia europea per la parità di genere, conferma il ritardo: i divari più ampi riguardano i domini lavoro, denaro e potere, mentre la posizione italiana migliora sulla salute.
Il problema non è dunque la parità formale ma l’accesso effettivo a occupazione, reddito e ruoli decisionali.
Il divario sul lavoro più ampio è al Sud
Il primo gap, il più drammatico, è quello dell’occupazione. Nel Mezzogiorno lavora il 37,2% delle donne, contro il 62,6% del Nord. Il divario rispetto agli uomini arriva a 24,3 punti percentuali al Sud, contro i 14 del Nord.
A questo si aggiunge il tasso di mancata partecipazione al lavoro, che misura chi è disoccupato o disponibile a lavorare ma non cerca attivamente:
- al Sud riguarda il 31,3% delle donne (contro il 21,5% degli uomini);
- al Nord scende all’8,6% (5,6% per gli uomini).
Significa che nel Mezzogiorno 1 donna su 3 in età da lavoro resta fuori dal mercato.
Divario di reddito superiore al Nord
Sui redditi il quadro si capovolge. Il Bilancio di genere mappa il divario reddituale Irpef regione per regione e i numeri mostrano una sorpresa. La forbice tra reddito medio maschile e femminile è più ampia nelle regioni più ricche:
- in Trentino-Alto Adige il gap reddituale è del 37,9%;
- in Veneto del 36,1%;
- in Lombardia del 35,7%;
- in Sicilia del 24,7%;
- in Calabria troviamo il divario più contenuto d’Italia, del 22,2%.
Il dato sembra paradossale ma ha una spiegazione: al Sud le donne che entrano nel mercato del lavoro sono spesso una minoranza, con titoli di studio e profili professionali alti, vicini a quelli maschili. Al Nord la platea femminile occupata è molto più ampia ma comprende molte posizioni a tempo parziale, retribuzioni più basse e settori meno remunerati.
A confermarlo sono i dati sulla fascia alta dei contribuenti: oltre i 100.000 euro di reddito complessivo si contano 156.967 donne contro 545.236 uomini, con un reddito medio rispettivamente di 153.646 e 184.821 euro.
Pensioni e Opzione donna
Anche sulle pensioni il divario si trascina nel tempo.
Nel 2024 risultano vigenti 103.412 pensioni con Opzione donna, lo strumento che consente l’uscita anticipata con un assegno ricalcolato sul metodo contributivo: 83.431 nella gestione privata e 19.981 in quella pubblica. Un bacino in calo, dopo le strette sui requisiti di accesso avvenute negli ultimi anni.
I gap su tempo, potere, salute
Il quadro non strettamente economico completa la fotografia:
- il lavoro di cura familiare resta a carico delle donne in misura preponderante, soprattutto nelle famiglie con figli piccoli;
- la rappresentanza nei ruoli apicali della Pubblica Amministrazione centrale cresce lentamente;
- la copertura territoriale dei centri antiviolenza è disomogenea, con regioni del Sud sotto la soglia raccomandata dalla Convenzione di Istanbul.
Quanto pesa la parità nel Bilancio dello Stato
Nel 2024 le spese del bilancio statale direttamente destinate a ridurre le diseguaglianze di genere sono state pari a 5,02 miliardi di euro, lo 0,47% del totale impegnato. Le spese sensibili al genere, cioè quelle con un impatto indiretto, valgono 175,9 miliardi (16,53%).
Sul fronte Pnrr, il Fondo Impresa Femminile ha sostenuto 1.763 aziende con 205,5 milioni, mentre il Fondo Nito ne ha finanziate 273 per 78,6 milioni. Cifre rilevanti, ma ancora distanti dal ribaltare il divario.