La Terra brucia: ma quali partiti hanno davvero a cuore il clima?

Doppia crisi in Italia, mentre gli equilibri politici sono precari la Terra brucia e chiede aiuto: ma quali partiti hanno davvero a cuore il clima? I programmi elettorali a confronto

C’è una crisi a cui stiamo andando incontro totalmente impreparati: quella climatica. La Terra brucia e le risorse sono sempre più scarse ma, in vista delle prossime elezioni, quali sono i partiti che hanno davvero a cuore la questione? Ma soprattutto, quali sono le proposte (e le soluzioni) per far fronte all’emergenza?

Emergenza Clima e elezioni 2022, qualcuno parla di ambiente nei propri programmi elettorali?

Come hanno intenzione di comportarsi i politici nei confronti del cambiamento climatico? Per ora gli slogan più ripetuti, probabilmente perché fanno più presa sull’elettore medio, sono quelli relativi al taglio delle tasse, l’aumento delle pensioni e l’introduzione di nuovi bonus e sostegni per imprenditori, famiglie e redditi bassi.

Sebbene le emergenze ambientali continuino ad affollare le prime pagine dei giornali (online e cartacei), il clima – dobbiamo ammetterlo – continua ad essere un argomento poco popolare, ad oggi. C’è persino chi sminuisce l’attuale aumento delle temperature. Afa e caldo in estate non sono novità, dicono, perché è già successo in passato.

Il problema, però, è che questa non sarà l’estate più calda di sempre, perché in prospettiva è probabile che sarà quella più fresca. Le temperature record che stiamo registrando quest’anno sono destinate sempre di più a crescere, arrecando gravi danni all’ambiente e all’uomo, soprattutto una volta raggiunto il cd. “limite di collasso” (sì, perché di caldo “si muore” veramente, e ve lo abbiamo spiegato meglio qui).

Prima di scegliere chi votare alle prossime elezioni, dunque, sarebbe meglio prendersi qualche minuto per valutare come il partito a cui abbiamo scelto di dare la nostra fiducia ha intenzione di affrontare questa emergenza. Tra i maggiori partiti italiani, qualcuno ha inserito la tutela dell’ambiente e politiche sostenibili nel proprio programma elettorale?

Forza Italia ci prova, ma non è abbastanza: Berlusconi promette alberi ma manca già l’obiettivo

Forza Italia non ha ancora un programma elettorale ufficiale, ma gli impegni che il partito intende prendersi con le prossime elezioni sono stati già annunciati dal leader Silvio Berlusconi.

“Proprio in questi giorni stavo finendo di preparare il programma di Forza Italia e del centro-destra in vista delle elezioni del 2023. Ora naturalmente il programma diventa di stretta attualità perché dobbiamo depositarlo al Viminale entro il 12 agosto. Il nostro è un programma semplice, sono 8 punti fondamentali per far ripartire l’Italia e per alleviare le difficoltà e le sofferenze degli italiani”, ha dichiarato lo stesso in un’intervista al Tg5.

E i punti cardine sono:

  • meno tasse;
  • meno burocrazia;
  • meno processi;
  • lotta alle oppressioni fiscali, burocratiche e giudiziarie;
  • più sicurezze per giovani, anziani e ambiente.

“Nel nostro programma c’è l’aumento delle pensioni, tutte le nostre pensioni, ad almeno 1.000 euro al mese per 13 mensilità – ha poi aggiunto l’ex premier -, c’è la pensione alle nostre mamme che sono le persone che hanno lavorato di più alla sera, al sabato, alla domenica, nei periodi delle ferie e che hanno diritto di avere una vecchiaia serena e dignitosa e poi c’è l’impegno a mettere a dimora, a piantare ogni anno almeno un milione di alberi su tutto il territorio nazionale”.

Sul fronte ambientale, dunque, Forza Italia ha ribadito così il suo impegno. Peccato che, come sottolineato da Ilaria Fontanta, sottosegretaria al ministero per la Transizione ecologica (M5S), gli alberi che Berlusconi intende piantare sono meno di quelli previsti nel Pnnr e dagli impegni del G20. “Ricordo infatti che nel Pnrr sono già previsti 330 milioni di euro di stanziamento per piantare un totale di 6,6 milioni di alberi per le 14 città metropolitane 1.65 milioni entro fine anno e la parte restante entro dicembre 2024”, ha infatti replicato Fontanta.

È vero che ambientalisti e esperti si sono interrogati spesso sulla fattibilità o meno della realizzazione di questo obiettivo, tuttavia è anche vero che la tutela del verde urbano ed extraurbano è tra i più importanti obiettivi del Piano di Ripresa e Resilienza. Inoltre, se parliamo di effetto serra, per risolvere il problema non si può delegare la soluzione soltanto agli alberi (e partendo pure facendo meno di quello che è stato previsto).

Meloni: “Obiettivo città a impatto zero”. Il programma elettorale di Fratelli d’Italia

“Il voto che unisce l’Italia” non è il programma elettorale ufficiale, ma un elenco delle 15 priorità che ha intenzione di perseguire Fratelli d’Italia qualora Giorgia Meloni dovesse vincere le elezioni (a proposito, qui cosa dicono i sondaggi).

In questo programma c’è un po’ di tutto, dal piano di sostegno alle famiglie allo ius soli, ma anche la “tutela dell’identità dal processo di islamizzazione”, il maggiore sostegno alle forze dell’ordine e alle forze armate (con la promessa di un aumento degli stipendi) e il sempreverde “meno tasse”.

E l’ambiente? C’è anche quello, al punto 13 si parla di “Tutela di territorio, della natura e dell’ambiente”. Per “un’Italia sostenibile” l’impegno della Meloni – come premier – prevede:

  • la tutela del territorio, del paesaggio e della natura aggrediti dall’incuria e dall’abbandono, principale causa di incendi e del dissesto idrogeologico;
  • la in sicurezza delle zone a maggior rischio sismico;
  • la valorizzazione dei Parchi nazionali e un loro corretto ed equilibrato uso turistico;
  • la formazione alla tutela dell’ambiente fin dagli anni della scuola;
  • la progressiva messa al bando dei materiali non biodegradabili;
  • il sostegno alle energie rinnovabili e alla ricerca in questo campo con lo scopo di avvicinare l’Italia il più possibile all’autonomia energetica.

Inoltre, Fratelli d’Italia promette di “riconversione delle attività produttive a elevato impatto ambientale” e introdurre una “tassa sui rifiuti calcolata in base alla qualità e alla quantità dei rifiuti prodotti per rafforzare la raccolta differenziata”. Ma anche: “Tutela dei nostri mari e restauro delle nostre coste anche attraverso un piano straordinario di sostituzione edilizia per liberarle dagli ecomostri. Salvaguardia della cultura rurale e delle attività che ne sono portatrici. Corretta gestione del patrimonio faunistico e ambientale”.

L’Obiettivo, si legge poi, sono le “città a impatto zero anche attraverso la realizzazione di ‘foreste urbane’ e sostegno alla mobilità sostenibile”.

Il programma, insomma, è molto ambizioso. Tutte le promesse fatte, tuttavia, richiedono grandi investimenti e uscite. Gli scettici contrastano già non tanto il fine ma la mancata indicazione delle risorse che vuole utilizzare. Più che chiedersi cosa, a questo punto, tra aumenti di pensioni, stipendi e riduzione delle tasse, bisogna capire dove la destra ha intenzione di prendere i soldi necessari a realizzare il suo programma (in un periodo di ristrettezze economiche e crisi che, piuttosto, potrebbero richiedere scelte impopolari).

PD e Lega non pervenuti: Salvini e Letta non hanno ancora esposta il proprio programma elettorale, M5s punta tutto su transizione

Il programma elettorale del Movimento 5 Stelle (anche questo non ufficiale e anche questo riassunto in punti) scommette tutto sulla transizione ecologica. L’emergenza clima, quindi, si aggiunge ad altri interventi in programma (come il reddito di cittadinanza, il Superbonus e il salario minimo).

Non essendo però la versione definitiva, anche in questo caso non sono stati resi noti i dettagli. Impegno, risorse, promesse, scadenze e progetti a medio e lungo termine sono ancora da definire.

Non pervenuti invece Enrico Letta e Matteo Salvini, al momento impegnati a definire alleanze e a capire con chi presentarsi alle prossime elezioni.

Il leader della Lega, decisamente in calo nei sondaggi (qui cosa dicono le previsioni) ha fatto sapere, con i suoi interventi sui social e in tv, di avere a cuore la riforma del sistema pensionistico e di voler puntare in primis su sicurezza (ci sono “baby gang ovunque”), autonomia e, ovviamente, immigrazione. Ha tirato in ballo anche “la teoria gender” e la tutela dei minori. Si sta parlando molto del suo attacco all’appello per cognome a scuola, etichettato da lui come un nuovo trend a tutela dei “bambini fluidi”. In realtà, in molte scuole – molti lo ricorderanno – si è sempre proceduto con l’appello per cognome. Nessun novità dunque.

E a proposito di scuola, il segretario del PD ha annunciato un programma ben preciso per il futuro: “La scuola è la leva per scrivere il futuro di cittadini e cittadine, per garantire lo sviluppo e l’emancipazione sociale che sono le chiavi del progresso dell’Italia”. Da qui l’idea del “progetto per la Scuola 2027”. “Abbiamo su di noi la grande responsabilità di costruire il progetto per il futuro del Paese: mettiamoci al lavoro, insieme”, ha poi aggiunto Letta.

Un futuro, però, dove l’emergenza climatica non può essere tagliata fuori. Ricordiamocelo quando verranno pubblicati i programmi elettorali (definitivi e ufficiali) dei partiti al voto.