Rai, i programmi ripagati dagli spot pubblicitari

Quali e quanti sono i programmi televisivi Rai che si autofinanziano con la pubblicità

Quanto pesano i programmi tv della Rai sul canone che tutti paghiamo con la bolletta della luce e quali sono invece quelli che si autofinanziano grazie alla pubblicità? È una domanda che in molti si sono posti, per capire gli effettivi costi della tv di Stato e soprattutto gli eventuali sprechi.

Una accesa polemica si era scatenata nei mesi scorsi sul compenso di Fabio Fazio, il popolare conduttore del programma “Che tempo che fa” che in questa stagione è stato trasferito da Rai1 a Rai2. In particolare, il leader della Lega Matteo Salvini aveva attaccato Fazio ritenendo il suo compenso, superiore ai 2 milioni di euro all’anno, spropositato.

Un compenso che, tuttavia, è stato giudicato regolare dalla Corte dei Conti, che nei giorni scorsi ha archiviato l’inchiesta contro il conduttore televisivo per danno erariale. Nella motivazione la Corte ha spiegato che il costo di una puntata del programma di Fazio è meno della metà della media dei programmi di intrattenimento della Rai. La Corte ha ritenuto adeguati anche gli incassi pubblicitari di “Che tempo che fa”.

Tutto dipende, infatti, dagli ascolti televisivi e da quanto un programma, grazie al pubblico, possa guadagnare con la pubblicità. Se lo stipendio di un conduttore Rai è elevato ma il programma è molto seguito e gli inserzionisti fanno a gara per acquistare gli spazi pubblicitari, mandati in onda durante la trasmissione, quel programma e quello stipendio saranno interamente ripagati con gli spot senza bisogno di intaccare i fondi del canone pagato dai cittadini.

In quest’ottica vanno valutati i costi della Rai e forse proprio a seguito delle recenti polemiche, la tv di Stato ha pubblicato un documento sulle coperture delle spese dei propri programmi grazie alla pubblicità. Il documento riporta i dati riferiti al 2017, che comunque non dovrebbero aver subito grossi mutamenti nel 2019.

I programmi della Rai interamente autosufficienti, ovvero pienamente ripagati dagli spot pubblicitari, sono quattro: “Chi l’ha visto?”, trasmesso da Rai3, “Linea Blu”, “Wind Music Awards” e il “Festival di Sanremo”, su Rai1. Per sostenere i costi di tutti gli altri programmi, invece, sono necessari almeno in parte i fondi del canone, anche per “Che tempo che fa”. Il costo del programma di Fazio è coperto dalla pubblicità al 54%, comunque più della metà, con ricavi superiori ai 6 milioni e mezzo di euro (il dato si riferisce a quando era ancora su Rai3).

“Chi l’ha visto?”, “Linea Blu” e “Wind Music Awards” ricevono più di quanto spendono, grazie agli investimenti pubblicitari, quindi per la Rai sono una fonte di guadagno. Leader è il programma di Federica Sciarelli che ha letteralmente sbancato, ottenendo un 152% di copertura dei costi di realizzazione. Ha guadagnato anche il 66° Festival di Sanremo, quello del 2016, che ha totalizzato oltre 15 milioni di euro di ricavi, per una copertura del costi del 106%. Un dato che dovrebbe far riflettere sulle polemiche che puntuali tornano ogni anno sui costi del Festival della canzone italiana.

Gli altri programmi Rai che pur non essendo interamente coperti dalla pubblicità hanno realizzato buoni ricavi sono stati: “Gazebo social news” con una copertura dell’83% dei costi, “Ulisse, il piacere della scoperta”, il programma di Albero Angela con il 79% di coperture, “Uno Mattina” con il 73%, “Linea Bianca” con il 71%, “Porta a Porta” con il 66%, “Linea Verde” con il 65%.

I programmi che invece non ottengono la sufficienza, ovvero i cui costi sono coperti dalla pubblicità per meno della metà, sono stati: “L’Arena” con il 46% di coperture, “Passaggio a Nord Ovest”, con il 45% e “La partita del cuore” con il 43%. Dati che dovrebbero far riflettere in termini di investimenti e che sfatano anche qualche mito sui programmi televisivi più popolari.

Negli ultimi anni, la raccolta pubblicitaria è diminuita per la Rai. Va precisato, poi, che la tv pubblica è soggetta a dei limiti sulla trasmissione di spot pubblicitari, consentiti in quantità inferiori rispetto alle tv private. Di massima, la pubblicità sulle reti Rai non può eccedere il 4% dell’orario settimanale di programmazione e il 12% di ogni ora.

Nel frattempo, la Rai vuole individuare e premiare quei programmi che hanno un “valore editoriale”, grazie al “racconto scientifico, divulgativo, del sapere e dello spettacolo”, e tra questi quelli che producono un “valore aggiunto”, in quanto capaci di coprire almeno il 40% dei loro costi complessivi con i ricavi pubblicitari.

Questa valutazione e selezione interna serve anche per stabilire i compensi delle prestazioni artistiche dei conduttori dei programmi Rai. Infatti, la legge 198 del 2016 impone ad amministratori, dipendenti, consulenti e collaboratori della televisione pubblica un tetto ai compensi di 240 mila euro lordi annui. A questo limite si può tuttavia derogare, come prevede la stessa legge, per le prestazioni “artistiche o professionali” che consentano alla Rai di “competere sul mercato in condizioni di effettiva concorrenza”.

Questa valutazione sui compensi spetta agli organi gestionali della Rai, come ha stabilito l’Avvocatura dello Stato in un parere del 2017. La stessa Avvocatura ha recentemente spiegato che il compenso di Fazio, essendo corrisposto per prestazioni artistiche, non è soggetto al tetto retributivo di 240.000 euro annui, che è previsto invece per i dirigenti.

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