Dal 1° maggio 2026 Amsterdam è diventata la prima capitale al mondo a vietare negli spazi cittadini le pubblicità di carne e prodotti fossili. Niente più hamburger sulle pensiline dei tram, voli low cost nelle stazioni della metro, auto a benzina sui cartelloni cittadini. Vietate anche le crociere e i contratti per il riscaldamento a gas. La metropoli dichiara così guerra al cambiamento climatico, con una decisione che è destinata a fare scuola in tutto il Vecchio Continente e che segue l’esempio di altri centri olandesi.
La proposta di Jenneke van Pijpen (GroenLinks) e Anke Bakker (Partij voor de Dieren) è stata approvata dal consiglio comunale il 22 gennaio 2026 con 27 voti a favore e 17 contrari, nonostante gli avvertimenti di JCDecaux, colosso mondiale della pubblicità. Secondo DeSmog, testata specializzata in reportage sul cambiamento climatico, l’azienda avrebbe inviato un’e-mail a tutti i gruppi politici, agitando lo spettro di tagli alla manutenzione di 1.500 pensiline cittadine e
conseguenze finanziarie e legali di vasta portata.
Indice
Cosa sarà vietato pubblicizzare ad Amsterdam
Il divieto colpisce i prodotti e non le aziende. Una compagnia petrolifera potrà ancora pubblicizzare il proprio brand, ma non più il prezzo più basso della benzina o le tariffe per il gas. Lo stesso vale per il settore della carne: vietate le promozioni e i kiloknallers (i maxi sconti olandesi sui grandi formati), non l’attività dei produttori in quanto tale.
L’obiettivo dichiarato di lungo periodo è quello di dimezzare il consumo di carne ad Amsterdam entro il 2050, in linea con il target di neutralità climatica del Green Deal.
Resta fuori dal divieto la fast fashion. La giunta ha riconosciuto l’impatto ambientale del settore (10% delle emissioni globali, 20% delle acque reflue industriali) ma ha ritenuto la misura “non realizzabile” al momento. Sarà valutata nei prossimi bandi pubblicitari.
Quanto costa il divieto alla capitale olandese
Amsterdam incassa circa 15 milioni di euro l’anno dai contratti per la pubblicità outdoor. La pubblicità collegata ai combustibili fossili vale il 4,3% del valore del contratto principale, quello su pensiline e cartelloni cittadini. Il calo stimato è tra 456mila e 855mila euro su quel singolo contratto e tra 240mila e 450mila euro su quello delle pubblicità nelle stazioni della metropolitana.
La pubblicità della carne influisce molto meno, dato che riguarda lo 0,1% del mercato outdoor cittadino. Il peso economico marginale è uno dei motivi per cui il provvedimento, su quel fronte, ha valore quasi esclusivamente simbolico ma politicamente significativo: per la prima volta una capitale equipara la pubblicità di hamburger e bistecche a quella di sigarette e petrolio, riconducendola al perimetro delle scelte ambientali.
Il paragone con il divieto sul tabacco
Il comunicato stampa della giunta cittadina paragona esplicitamente la misura ai divieti sulla pubblicità del tabacco, un deterrente pubblico pensato per scoraggiare un determinato tipo di comportamento senza però vietarlo esplicitamente.
L’obiettivo è alienare il consumo di carne e l’uso di combustibili fossili dallo spazio pubblico, esattamente come è successo per le sigarette, intervenendo sulla cultura del consumo prima che sulla vendita stessa di prodotti – misura che incontrerebbe forti limitazioni a livello legale, prima che il malcontento dei cittadini.
Le altre città olandesi con divieti sulla carne
Amsterdam non è la prima città olandese a vietare pubblicità su carne e combustibili. Il primato assoluto spetta a Haarlem, a 18 chilometri di distanza, che nel 2022 aveva annunciato il ban, entrato poi in vigore nel 2024. Hanno seguito Utrecht, Nijmegen (che ha incluso nel divieto anche i prodotti lattiero-caseari) e più di recente Delft.
Queste città hanno percorso la via più cauta: hanno inserito i divieti nei contratti di concessione degli spazi pubblicitari di proprietà comunale, una clausola che si applica solo agli arredi urbani gestiti dal Comune e solo al rinnovo dei contratti.
L’Aja è stata invece la prima a scegliere la via più estesa: ha modificato l’Algemene Plaatselijke Verordening (Apv), il regolamento di polizia urbana, un’ordinanza locale che vale su tutto il territorio comunale e non solo sugli spazi gestiti dall’amministrazione. Nel 2025 il tribunale ha respinto il ricorso dell’associazione delle agenzie di viaggio olandesi, confermando la legittimità del provvedimento e creando un precedente giuridico importante.
È stata proprio quella sentenza a sbloccare il percorso di Amsterdam, che ha adottato la stessa via dell’Apv. Il Dienst Juridische Zaken (il dipartimento legale del Comune) aveva inizialmente espresso parere negativo sul divieto, ritenendolo difficile da rendere applicabile e proporzionato.