Elezioni anticipate e pensioni dei parlamentari, a rischio il 43,8% degli eletti

La crescita di Vannacci alimenta indiscrezioni su eventuali elezioni anticipate ma mezzo Parlamento perderebbe il diritto alla pensione

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

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Giorgia Meloni è costretta a fare i conti con Roberto Vannacci: l’ex generale, leader di Futuro Nazionale, sta dimostrando di non essere un fuoco di paglia ed anzi avanza nei sondaggi lento ma inesorabile.

Vannacci attinge consenso da più fonti: da destra, dagli indecisi e dal M5S. Secondo retroscena di stampa, la premier, temendo il logoramento, sarebbe intenzionata ad andare a elezioni anticipate l’11 e il 12 aprile 2027, qualche mesi prima della scadenza naturale della legislatura. Questo, però, metterebbe a rischio i vitalizi dei parlamentari di prima nomina.

Quanti parlamentari rischiano il vitalizio

Chiariamo subito che il termine “vitalizio” non è corretto, essendo i vitalizi parlamentari stati aboliti. Oggi è più corretto parlare di “pensione” anche per i rappresentanti del popolo. La vecchia espressione è comunque rimasta nell’immaginario collettivo e viene talvolta utilizzata anche dai giornalisti, come in questo caso.

La XIX legislatura ha la sua scadenza naturale il 13 ottobre 2027. Le prossime elezioni politiche sarebbero quindi da tenersi ad autunno dell’anno prossimo.

Ma un Vannacci in crescita agita le preoccupazioni della maggioranza di governo, che starebbe cercando la quadra per non perdere consenso.

La normativa prevede che i nuovi parlamentari maturino il diritto alla pensione se rimasti in carica per 4 anni, 6 mesi e 1 giorno. La legislatura è iniziata ufficialmente il 13 ottobre 2022 e dunque i parlamentari di prima nomina devono restare in carica fino al 14 aprile 2027 per ambire al fatidico vitalizio. Far cadere il Governo prima, per andare a elezioni anticipate, rovinerebbe i sogni previdenziali di molti parlamentari.

I nuovi parlamentari in questa legislatura sono il 43,8%, vale a dire 265 su 605. Il partito con la quota più alta di neoeletti è proprio Fratelli d’Italia (66,1%). In Forza Italia si parla del 34,7% e nella Lega del 23,3%. In numeri nell’opposizione: PD a quota 38,1%, M5S al 39,2% e AVS al 50%.

Con quasi mezzo Parlamento che rischia di perdere la pensione, per Meloni la strada per andare a elezioni anticipate potrebbe essere in salita.

Perché la Lega oggi frena

Fra chi frena, oggi, c’è la Lega: il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha fatto sapere che la prossima grande riforma in cantiere è quella dell’autonomia differenziata, vecchio cavallo di battaglia del Carroccio. I tempi delle elezioni anticipate, dunque, sarebbero incompatibili con quelli di tale riforma.

Ipotesi governo tecnico

E non è detto che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella intenda percorrere la via attribuita a Meloni.

Ricordiamo, a puro titolo antologico, la “profezia” del giornalista Paolo Mieli esternata durante la puntata di Realpolitik del 20 maggio. Allora era Salvini ad agitare lo spettro delle elezioni anticipate. Questo il commento di Mieli: “Mattarella chiamerà Mario Draghi che farà un governo di un anno, un anno e mezzo, nel nome dell’emergenza di Hormuz, ogni volta di emergenza ce n’è una buona. Viene un super tecnico, sicuramente Mario Draghi”.

L’opzione, in effetti, potrebbe essere evocata nel nome della stabilità: in caso di caduta del governo, al posto delle elezioni anticipate, nella stanza dei bottoni potrebbe entrare un tecnico sostenuto da un governo tecnico o anche da un governo di larghe intese, con le opposizioni dentro. Ipotesi non peregrina, visti gli ultimi sondaggi che certificano il peso del campo largo.

Per Meloni sarebbe una disfatta: la premier punta a tornare a Palazzo Chigi con una maggioranza robusta per orientare la scelta del nuovo Presidente della Repubblica, in sostituzione dell’84enne Mattarella, il cui settennato terminerà nel febbraio 2029. Per Meloni si tratterebbe di un primato: sarebbe la prima volta che un Capo dello Stato viene espresso da un governo di destra piena.