Guerra in Iraq: il celebre discorso di Colin Powell all’ONU

La grande macchia nella carriera di Colin Powell è rappresentata dal discorso che tenne all'ONU in merito alla minaccia rappresentata dall'Iraq

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Luca Incoronato

Giornalista economico

Giornalista pubblicista ed esperto copywriter, ho accumulato esperienze in TV, redazioni giornalistiche fisiche e online, così come in TV, come autore, giornalista e copywriter

L’attentato dell’11 settembre 2001 ha cambiato radicalmente il mondo occidentale moderno, non soltanto gli Stati Uniti. Le immagini dei due aerei dirottati contro le torri gemelle sono parte della storia del mondo ormai. Scene che hanno dato il via alla stagione del terrore.

Poco più di un anno dopo, il 5 febbraio 2003, l’allora segretario di Stato statunitense Colin Powell tenne un discorso al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Parole che hanno segnato l’amministrazione guidata da George W. Bush, così come la vita privata e politica di Powell. Un’analisi dal profondo impatto internazionale che, in breve, mirava a giustificare l’intervento militare degli USA in Iraq, parlando di armi batteriologiche, con tanto di fiala usata come colpo di teatro.

Iraq: rischio armi biologiche

Nel corso del proprio discorso, Colin Powell parlò in maniera chiara di un faldone in possesso dei servizi segreti americani, incentrato sul rischio armi biologiche in Iraq. Erano stato raccolte informazioni dettagliate sui laboratori mobili presenti sul territorio, che miravano alla realizzazione di armi di questo genere.

Vennero mostrate immagini satellitari, grafici e foto di vario genere, tutte a provare la presunta esistenza di questo programma governativo. L’intento sarebbe stato quello di creare quante più armi chimiche e batteriologiche possibile, sfuggendo al controllo degli organismi internazionali.

Una volta mostrata la fiala contenente della polvere bianca, disse: “Meno di un cucchiaino di antrace in polvere, come questa quantità più o meno, fece chiudere il Senato degli Stati Uniti nell’autunno del 2001. Centinaia di persone costrette a ricevere visite mediche d’emergenza e due impiegati degli uffici postali furono uccisi a causa di questo quantitativo”.

Stando alle sue informazioni, l’Iraq avrebbe potuto produrre 25mila litri di spore di Bacillus anthracis, in grado di sopravvivere a lungo nell’ambiente, provocando condizioni gravi, anche mortali.

Antrace e 11 settembre

Come detto, il discorso di Colin Powell ebbe un impatto enorme. Il terrore era ormai dilagato nella mente dei politici e dei civili negli Stati Uniti d’America. A dimostrarlo fu il fatto che anche molti commentatori liberali iniziano a essere influenzati dalle parole dell’amministrazione Bush, di colpo ritrovatasi con meno “nemici”.

In seguito agli attentati dell’11 settembre 2001, cinque persone sono morte e 17 sono risultate contagiate a causa di una serie di lettere contenenti piccole quantità di antrace. Powell ha fatto riferimento a un caso specifico, quello del 15 ottobre 2001, quando l’ufficio del leader della maggioranza democratica al Senato ricevette una lettera di questo tipo.

Svariati commentatori, anche distanti dall’amministrazione Bush, posero in connessione quanto accaduto l’11 settembre con queste lettere. Bush ne fece un refrain della propria amministrazione. Tutto frutto degli stessi “nemici dell’America”.

Due giorni prima del discorso di Powell, l’allora Presidente degli Stati Uniti aveva spiegato come il Paese fosse pronto a guidare una coalizione internazionale per disarmare il regime in Iraq. Un processo che ebbe inizio il 20 marzo 2003. Nei mesi successivi risultò evidente come le informazioni fornite da Powell al Consiglio di sicurezza fossero false. Non c’era traccia di laboratori mobili, così come di enormi arsenali di armi di distruzione di massa.

Nel 2008 le indagini dell’FBI si conclusero e portarono alla luce il colpevole dietro gli attentati con l’antrace: Bruce E. Ivins. Un microbiologo al servizio del governo, mai processato perché morto suicida poche settimane dopo tale annuncio. Nel 2005 Powell definì quel discorso una macchia sulla sua carriera.