Attentati, gli Usa alzano l’allarme per le basi in Europa: dove sono quelle a rischio

Scatta l'allarme terrorismo nelle basi militari Usa in Europa, sullo sfondo degli Europei di calcio in Germania e delle Olimpiadi in Francia

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Maurizio Perriello

Giornalista politico-economico

Giornalista e divulgatore esperto di geopolitica, guerra e tematiche ambientali. Collabora con testate nazionali e realtà accademiche.

La crescente insicurezza statunitense sulla tenuta interna del loro impero europeo non dipende solo dalla guerra in Ucraina. Gli Usa hanno infatti lanciato un allarme per possibili attentati terroristici nelle loro basi militari in Ue.

Una preoccupazione cresciuta nello scenario degli Europei di calcio in corso in Germania e delle imminenti Olimpiadi in Francia. Lo stato di allerta è stato elevato durante il fine settimana, con una protezione portata al secondo livello più alto, detto “Charlie”.

Perché gli Usa hanno alzato l’allarme per le basi militari Ue

Come spiegato dal Pentagono, il nuovo status di allerta “si applica quando si verifica un incidente o si ricevono informazioni che indicano che è probabile una qualche forma di azione terroristica o di attacco contro personale o strutture”. Un dirigente americano, di stanza in una base in Europa, ha riferito alla Cnn che non si vedeva un tale livello di minaccia “da almeno dieci anni”, evidenziando che di solito significa che l’esercito ha ricevuto una “minaccia attiva affidabile”. In cima alla lista delle strutture interessate figura la guarnigione dell’esercito statunitense a Stoccarda, in Germania, dove ha sede il comando europeo degli Stati Uniti (Useucom).

Un portavoce militare, Dan Day, ha rifiutato di commentare i livelli specifici di protezione pur riferendo ai media internazionali che il comando “valuta costantemente una serie di fattori che influiscono sulla sicurezza della comunità militare statunitense all’estero”. Nell’ambito di tale impegno, “spesso adottiamo misure aggiuntive per garantire la sicurezza del personale. Per ragioni di sicurezza operativa non entreremo nelle misure specifiche, ma rimarremo vigili”. Non è chiaro quale informazione di intelligence abbia innescato il rafforzamento della sicurezza, ma le autorità europee hanno avvertito di una potenziale minaccia terroristica nel continente, soprattutto in vista delle Olimpiadi di Parigi di luglio e durante l’attuale torneo calcistico di Euro 2024.

Le contromosse di Germania e Francia

La notizia ha determinato le contromosse interne di Germania e Francia. Il governo tedesco ha mobilitato 580 agenti di polizia internazionale per garantire la sicurezza assieme alle forze dell’ordine. “Ci stiamo preparando per tutti i pericoli immaginabili, dal terrorismo islamico ai criminali violenti e agli hooligan“, aveva dichiarato prima degli Europei la ministra degli Interni tedesca Nancy Faeser. Oltre a Stoccarda, nell’elenco compaiono anche le basi aeree di Rheinland-Pfalz Ramstein, che insieme formano la più grande comunità militare statunitense all’estero. Il 29 giugno la base aerea di Spangdahlem, nella Germania occidentale, aveva chiesto agli aviatori di non indossare le loro uniformi, ma solo abiti civili, per precauzione al di fuori della struttura militare. Una richiesta espressa più volte nel corso degli ultimi 15 anni anche negli altri avamposti Usa in terra tedesca.

Anche la Francia si è preparata alla possibilità di una potenziale minaccia terroristica durante i Giochi Olimpici, che inizieranno tra poco meno di un mese (il 26 luglio). Già da marzo, secondo l’ambasciata americana in Francia, Parigi ha innalzato il suo sistema di allerta per la sicurezza nazionale al massimo livello. “Le autorità francesi monitorano attivamente le minacce terroristiche da parte di gruppi organizzati e individui radicalizzati”, hanno dichiarato i diplomatici americani. “Gli attacchi possono avvenire con poco o nessun preavviso, prendendo di mira località turistiche, importanti eventi sportivi e culturali e altre aree pubbliche che attirano un gran numero di civili”.

Allerta terrorismo anche per le basi in Italia?

Nel gergo militare statunitense, i livelli di allarme sulla protezione delle Forze armate crescono secondo la progressione: Normale, Alpha, Bravo, Charlie, Delta. Il livello “Bravo” è diventato comune nelle basi militari per molti anni, dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001. Nelle ultime settimane, i funzionari statunitensi hanno alzato la soglia di allarme sull’aumento delle minacce terroristiche, dopo il maxi attacco di Hamas del 7 ottobre e la guerra ancora in corso a Gaza contro Israele. Fino ad arrivare ai grandi eventi sportivi che concentrano centinaia di migliaia di persone in determinati luoghi.

Risultato: gli Usa hanno elevato l’allerta per le basi in Germania, Romania e Bulgaria, ma anche in Italia. La struttura di Aviano e altre avrebbero già provveduto a introdurre misure di sicurezza più rigide. Una mossa parte di una tendenza generale, come abbiamo visto, ma comunque usuale nella base italiana, dove d’estate si procede spesso a controlli più frequenti e approfonditi. Dal 1° luglio, quindi, militari e altri soggetti interessati all’ingresso nella base di Aviano, come il personale civile, dovranno mettere in conto tempistiche molto più lunghe per le verifiche in entrata e in uscita.

La chimera della guerra al terrorismo

Quando nel 2011 George W. Bush ha lanciato la war on terror, abbiamo creduto che il terrorismo si sarebbe potuto sconfiggere con la guerra. Ma il terrorismo prospera con la guerra. Non è un soggetto geopolitico, non è uno Stato attaccabile su un territorio. Il terrorismo è una tattica, e non si può fare la guerra a una tattica. Non è un caso che gli Stati Uniti non ne abbiano vinta una sul piano strategico, dall’invasione dell’Iraq a quella dell’Afghanistan. Dalla prima germinò il sedicente Isis, dalla seconda un danno di immagine securitaria per l’egemone globale. Sul piano tattico, tuttavia, la guerra al terrorismo consentì di giustificare maggiori spese e investimenti in armi e Forze armate, dando nuovo slancio alla dottrina militare americana nel Nuovo Millennio.

La portata dell’annunciata sconfitta di Usa e altre potenze nella war on terror emerge dai dati sugli attacchi suicidi, aumentati sensibilmente dal 2010 al 2020 e ancora oggi numerosi. Il confronto con il periodo precedente è impietoso: dal 1980 al 2003 si sono registrati 343 attacchi suicidi nel mondo e solo il 10% era mosso contro obiettivi americani. Dal 2004 al 2010 il numero è salito a 2.000, il 91% a danno di target statunitensi e forze alleate in Afghanistan, Iraq e Africa. Già nel 2013, l’allora presidente Barack Obama sintetizzò perfettamente la vacuità della sfida americana, tuttavia percepita come irrinunciabile: “Nessun presidente può promettere la sconfitta totale del terrorismo. La forza da sola non basterà a tenerci al sicuro. Non possiamo usare la forza ovunque si installi un’ideologia radicale. E, senza una strategia che riduca le sorgenti dell’estremismo, una guerra perpetua si rivelerà autolesionista e trasformerà drasticamente il nostro Paese”. Profetico, a dir poco.