Riforma pensioni: convergenza governo-sindacati su Quota 41

Nel pacchetto, anche l'uscita con 41 anni di contributi. E nel governo c'è chi è d'accordo per suerare definitivamente la Fornero.

In pensione a 62 anni di età o con 41 anni di contributi. E’ questa la proposta principale con cui Cgil, Cisl e Uil si preparano a riaprire il cantiere sulla riforma delle pensioni, che potrebbe decollare entro metà mese. Il ‘pacchetto’, secondo le news, comprende anche pensione di garanzia per giovani, lavoratori discontinui e con basse retribuzioni; tutela delle donne, le maggiori vittime dell’inasprimento dei requisiti pensionistici degli ultimi anni; tutela dei lavori di cura, di chi svolge lavori usuranti e gravosi; sostegno del reddito dei pensionati; rilancio della previdenza complementare e trasparenza sui dati della spesa previdenziale e assistenziale.

Governo disponibile

La disponibilità del governo al confronto c’è, come lo stesso ministro del Lavoro, Andrea Orlando, ha annunciato nei giorni scorsi. Quota 100 terminerà la sua sperimentazione con il prossimo dicembre, i tavoli prioritari sulle politiche attive e la riforma degli ammortizzatori sono stati già incardinati nella discussione con le parti sociali, con le quali a breve formulare testi base, e sono finalmente partite le Commissioni tecniche chiamate a valutare sia la possibilità di separare la spesa previdenziale da quella assistenziale che ad individuare il perimetro dei cosiddetti lavori gravosi.

Il sottosegretario Durigon

“Bene la proposta della piattaforma sindacale per Quota 41”. Così con l’Adnkronos il sottosegretario al Mef Claudio Durigon, promuove la proposta dei sindacati sul post Quota 100, lo schema di anticipo pensionistico da lui stesso ideato e in scadenza a fine anno.

“Anche noi pensavamo a Quota 41, non posso che essere d’accordo con la proposta dei sindacati per non tornare alla Legge Fornero”, sottolinea il sottosegretario leghista, spiegando che “Quota 100 nasceva come una norma per la flessibilità in uscita che ha bloccato l’aspettativa di vita prevista dalla legge Fornero”. Adesso “aspettiamo il tavolo convocato dal ministro del Lavoro Orlando e le proposte che arriveranno”, afferma Durigon.

“Se vogliamo uscire dalla crisi innescata dal Covid serve una riforma strutturale con una visione pensionistica”, a questo puntava Quota 100. “La crisi – conclude – farà parecchi licenziamenti quindi saranno necessari strumenti di flessibilità in uscita”.

La proposta Tridico

Ad alimentare un dibattito, facile ad infiammarsi velocemente, anche la proposta del presidente Inps, Pasquale Tridico che nei giorni scorsi aveva dato corpo ad una ipotesi di pensionamento ispirato ad una maggiore flessibilità senza che questa gravi sulla sostenibilità della spesa pensionistica per le casse dello Stato, che è poi il cuore del problema.

La proposta Tridico prevede la divisione in due dell’assegno pensionistico: solo la parte contributiva potrebbe dare corso ad una uscita verso i 62-63 anni con 20 anni di contribuzione e al relativo pagamento. Questa parte, aveva sottolineato Tridico, si potrebbe legare alla cosiddetta staffetta generazionale che prevede un orario ridotto per fare spazio a nuovi giovani occupati; la parte retributiva invece, si potrebbe ottenere solo al raggiungimento dei 67 anni prevedendo alcune agevolazioni come lo ‘sconto’ di 1 anno per ogni figlio per le donne lavoratrici oppure 1 anno in meno ogni 10 anni di lavori usuranti e gravosi. Allo studio dell’Inps anche una possibile pensione di garanzia per i giovani con carriere discontinue che si profilerebbe come un sostegno strutturale per gli assegni di pensione bassi.

In collaborazione con Adnkronos

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