Come andare in pensione a quota 41

Scopri in cosa consiste la pensione Quota 41, come funziona e i requisiti necessari per richiederla

Il sistema previdenziale italiano ha subito una serie di interventi negli ultimi anni allo scopo di garantirne la sostenibilità, per adeguarlo alle nuove condizioni del mercato del lavoro e all’aumento dell’aspettativa di vita. Con l’abolizione della pensione di anzianità, e il passaggio al sistema misto e a quello contributivo, sono rimaste comunque delle agevolazioni per i lavoratori precoci. Vediamo come funziona la pensione Quota 41, a chi spetta in base ai requisiti e quali sono le novità in arrivo con la riforma.

Che cos’è Quota 41 e come funziona

Le pensioni precoci Quota 41 sono delle agevolazioni previste per alcuni lavoratori, in particolare quelli che hanno iniziato in giovane età a lavorare e a versare i contributi previdenziali. Si tratta di una misura introdotta in Italia attraverso la Legge di Bilancio 2017, per ridurre le discriminazioni causate dal passaggio dalla pensione di anzianità a quella di vecchiaia. Questa soluzione è strettamente legata all’APE Sociale, un intervento sperimentale previsto dal primo maggio 2017 per l’anticipo pensionistico.

La transizione dal sistema retributivo a quello misto e contributivo, infatti, ha generato una serie di problematiche per alcune categorie di lavoratori. Ciò riguarda soprattutto i lavoratori che non hanno raggiunto ancora l’età minima pensionabile, ma si ritrovano con molti anni di contributi già versati all’INPS. Con la pensione di vecchiaia, infatti, possono andare in pensione i lavoratori con almeno 67 anni d’età e 20 anni di anzianità contributiva, tuttavia chi ha cominciato presto a lavorare potrebbe arrivare all’età pensionabile con oltre 45 anni di contributi.

Per ovviare a questo problema è stata prevista Quota 41, una misura che rientra nelle modalità delle pensioni precoci, ovvero regole per il pensionamento anticipato per i lavoratori con un’anzianità contributiva elevata. Chi possiede i requisiti, infatti, può andare in pensione a prescindere dall’età anagrafica, tenendo conto appena degli anni di contributi pagati all’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, possibilità però limitata ad alcune categorie di lavoratori specifiche.

Requisiti pensione Quota 41: a chi spetta?

La pensione Quota 41 per i precoci è accessibile ai lavoratori che hanno maturato 41 anni di contributi entro il 31 dicembre 2026, purché con almeno 12 mesi di anzianità contributiva prima del 19° anno d’età. Questo requisito è essenziale per essere considerati lavoratori precoci, al fine di essere ammessi al trattamento economico riconosciuto a questa tipologia di lavoratori. Inoltre, bisogna avere anche dei contributi versati entro il 31 dicembre 1995, risultando iscritti all’AGO (Assicurazione Generale Obbligatoria) oppure a delle forme assicurative sostitutive o esclusive. Le pensioni precoci Quota 41 sono soggette anche ad altre condizioni per poter richiedere questa agevolazione, tra cui quelle principali sono:

  • lavoratori disoccupati che non ricevono da almeno 3 mesi l’indennità di disoccupazione, licenziati per giusta causa, licenziamento collettivo o individuale, oppure per una risoluzione consensuale del contratto;
  • lavoratori subordinati o autonomi con invalidità di almeno il 74%, condizione accertata da una commissione medica competente adibita al riconoscimento dello stato di invalido civile;
  • lavoratori che rientrano nelle categorie di lavori usuranti, in quanto hanno eseguito attività pesanti e faticose come il lavoro notturno, gli autisti del trasporto collettivo e i lavoratori addetti alle catene produttive, secondo quanto disciplinato dal D.Lgs. 67 del 21/04/2011;
  • lavoratori che svolgono attività di caregiving da almeno 6 mesi ancora attive al momento della richiesta di pensionamento, prestando assistenza a un parente di primo grado o il coniuge che si trova in una condizione fisica riconosciuta dalla Legge 104;
  • lavoratori dipendenti che hanno realizzato lavori particolarmente gravosi negli ultimi 10 anni di attività lavorativa, per un periodo di almeno 7 anni, tra cui operai edili, conduttori di gru, conciatori di pelli, autisti di mezzi pesanti, facchini e lavoratori del settore siderurgico.

Come richiedere la pensione Quota 41

Per usufruire della Quota 41 è necessario essere in possesso dei requisiti, dopodiché bisogna presentare la domanda all’INPS entro il primo marzo di ogni anno. Successivamente viene eseguita l’analisi della richiesta, per verificare l’idoneità del lavoratore e autorizzarlo o meno a richiedere il pensionamento anticipato. La misura infatti è soggetta alla disponibilità delle coperture finanziarie, tuttavia vengono accettate le domande presentate anche dopo il primo marzo non oltre il 30 novembre di ciascun anno.

Ovviamente è consigliabile inviare la richiesta quanto prima possibile, infatti le domande sono prese in considerazione appena in presenza di risorse finanziarie residue presso l’INPS. La richiesta può essere presentata online utilizzando i servizi telematici dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, oppure rivolgendosi al Contact Center dell’INPS. In alternativa è possibile richiedere il supporto di un patronato, avvalendosi dell’assistenza di un consulente per la presentazione della domanda.

Dal primo gennaio 2019, i lavoratori che posseggono i requisiti per la pensione precoce hanno il diritto a ricevere l’assegno pensionistico dopo 3 mesi, mentre i lavoratori che lo fanno attraverso il cumulo dei periodi assicurativi (secondo quanto previsto dalla Legge 228/2012) ottengono la pensione a partire dal primo giorno utile del mese successivo, tenendo conto come riferimento l’apertura della finestra per il pensionamento anticipato.

Quali sono i lavori usuranti per la pensione anticipata?

Un aspetto importante del sistema Quota 41 è legato ai lavoratori che hanno svolto mansioni usuranti riconosciute, secondo quanto disciplinato dal Decreto Legislativo numero 67 del 21 aprile del 2011. Al momento, nell’elenco delle attività lavorative gravose figurano 15 tipologie di categorie:

  • operai impiegati presso aziende dell’industria estrattiva, nel campo dell’edilizia e nel settore della manutenzione degli edifici;
  • tecnici conduttori di gru oppure di macchine mobili adibite alla perforazione utilizzate nel settore delle costruzioni;
  • conciatori di pellicce e di pelli;
  • conduttori di convogli ferroviari e il personale viaggiante che presta servizio a bordo dei mezzi;
  • conduttori di camion e di mezzi pesanti;
  • personale sanitario il cui lavoro è realizzato attraverso i turni, occupato nell’attività infermieristica o in ambito ospedaliero che svolge professionisti ostetriche;
  • lavoratori che si occupano di assistenza personale nei confronti di persone non autosufficienti;
  • educatori occupati presso gli asili nido e insegnanti che prestano servizio nella scuola dell’infanzia;
  • lavoratori che si occupano dello spostamento delle merci e assimilati compresi i facchini;
  • lavoratori non qualificati che svolgono servizi di pulizia;
  • operatori ecologici e lavoratori che svolgono attività di raccolta e separazione di rifiuti;
  • addetti del settore dell’agricoltura, della pesca e della zootecnia;
  • addetti alla pesca costiera realizzata in acque interne in alto mare, assunti come dipendenti o soci di cooperative;
  • operai del comparto siderurgico addetti ai processi di prima e seconda fusione, compresi i lavoratori del vetro che svolgono attività legate agli ambienti ad alta temperatura;
  • personale marittimo che svolge servizio a bordo delle imbarcazioni, inclusi i lavoratori viaggianti, impiegati presso il settore del trasporto marittimo che svolgono l’attività in acque interne.

Questa lista di 15 lavori usuranti potrebbe però estendersi ad altre categorie di lavoratori, in vista della riforma del sistema previdenziale italiano. All’interno della proposta in fase di valutazione, infatti, è previsto l’ampliamento dell’elenco ad altri 42 gruppi di lavoratori, con l’incremento delle mansioni gravose che potrebbe passare dalle attuali 65 a 203 tipologie di attività lavorative, una misura che allargherebbe le pensioni anticipate a un maggior numero di lavoratori che svolgono mansioni usuranti.

L’elenco potrebbe infatti comprendere anche le seguenti categorie di lavoratori:

  • magazzinieri;
  • colf e badanti;
  • operatori scolastici (bidelli);
  • autisti di autobus;
  • insegnanti della scuola primaria;
  • conduttori di taxi;
  • operai saldatori;
  • tranvieri;
  • lavoratori forestali;
  • commessi di negozi;
  • ausiliario socio sanitario specializzato (portantini);
  • addetti alle pompe di rifornimento;
  • cassieri di attività commerciali;
  • addetti alla verniciatura industriale;
  • falegnami;
  • operatori sanitari qualificati;
  • valigiai e borsettieri.

Riforma pensioni Quota 41 per tutti: le ultime novità

Il governo sta lavorando sulla riforma del sistema previdenziale, un progetto che potrebbe prevedere anche l’aggiornamento di Quota 41. In particolare, l’obiettivo è estendere Quota 41 a tutti i lavoratori a prescindere dall’età anagrafica, oppure inserendo un’età minima di 62 anni. Il punto centrale della riforma per il pensionamento anticipato, dunque, è la concessione della pensione a tutti i lavoratori con almeno 41 anni di anzianità contributiva, per favorire l’occupazione e l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro.

Allo stesso tempo bisogna considerare i costi della riforma, soprattutto per quanto riguarda le pensioni precoci Quota 41 senza limiti anagrafici, una misura sostenuta dai sindacati ma ritenuta eccessivamente costosa per la stabilità del sistema previdenziale. Una proposta intermedia prevede la pensione con 41 anni di contributi secondo il sistema contributivo, con un assegno di importo legato appena all’anzianità contributiva, per poi integrare la restante parte secondo il meccanismo retributivo soltanto a partire dai 67 anni d’età.

Per il momento rimangono validi i requisiti di Quota 41 senza alterazioni fino al 2026, oltre al sistema Quota 102 con la possibilità di andare in pensione in anticipo con 64 anni d’età e almeno 38 anni di anzianità contributiva. Al contrario, Quota 100 termina nel 2021 e non dovrebbe essere rifinanziata, confermando la scadenza del 31 dicembre 2021 e la proroga di una serie di misure per le quali è prevista la scadenza al 31 dicembre 2022, tra cui rientrano le misure Opzione Donna, Quota 102 e il pensionamento anticipato per i lavori usuranti.

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