Pensione anticipata, come lasciare il lavoro prima dei 67 anni: a chi conviene davvero

Dalle opzioni Inps alla previdenza integrativa, ecco i requisiti, le scadenze e i costi nascosti per capire se il ritiro anticipato è la scelta giusta.

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

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C’è chi la pensione non la vedrà mai. Nel 2026, però, alcune categorie di lavoratori riescono ancora a raggiungere l’obiettivo di uscita prima dei 67 anni. Il sistema pensionistico italiano non è ancora totalmente bloccato e offre alcune vie d’uscita, percorribili a seconda della propria storia contributiva.

Mentre strumenti come Quota 103 od Opzione Donna rientrano ormai nella logica dei diritti acquisiti, il sistema previdenziale offre diverse altre metodologie operative. Vediamo nel dettaglio come funzionano tutte quante.

La pensione anticipata ordinaria

La Pensione anticipata ordinaria è una misura storica che prescinde dall’età anagrafica e conta soltanto gli anni di lavoro. Gli anni di servizio sono differenziati a seconda del genere: agli uomini servono 42 anni e 10 mesi di contributi, alle donne 41 anni e 10 mesi.

Si consiglia di fare domanda con qualche mese di anticipo rispetto all’effettiva maturazione dei contributi, poiché l’assegno pensionistico viene erogato 5 mesi dopo il raggiungimento del requisito (finestra mobile).

I primi contributivi puri, coloro che hanno iniziato a lavorare dal 1° gennaio 1996, possono richiedere la Pensione anticipata contributiva al compimento dei 64 anni, a condizione che l’importo della pensione maturata sia pari ad almeno 3 volte l’assegno sociale. Chi non raggiunge questa soglia non può accedere a questa finestra d’uscita.

I parametri cambiano per le lavoratrici madri. La soglia dell’assegno scende a 2,8 volte il sussidio statale in presenza di un figlio e a 2,6 volte con due o più figli.

L’Ape sociale e le tutele specifiche

Ci sono corsie preferenziali per l’uscita dal mondo del lavoro anche per chi si trova in situazioni di particolare vulnerabilità o ha svolto mansioni gravose.

Con l’Ape sociale, lo Stato accompagna alcuni lavoratori fino ai 67 anni di età sostenendoli con un’indennità mensile. Questa forma di tutela si rivolge a chi ha compiuto 63 anni e 5 mesi e possiede tra i 30 e i 36 anni di contributi. Rientrano in questa misura:

  • disoccupati di lungo corso;
  • caregiver familiari;
  • invalidi civili almeno al 74%;
  • addetti a mansioni gravose.

Per il 2026 l’Inps ha previsto tre finestre temporali per richiedere la verifica dei requisiti. Le prime due scadevano il 31 marzo e il 15 luglio, ma c’è ancora tempo fino al 30 novembre per la terza tranche.

Chi ha iniziato la propria vita lavorativa prima dei 19 anni e ha versato almeno 12 mesi di contributi prima di quella data ha la possibilità di aderire alla Pensione per lavoratori precoci (Quota 41), che permette di ritirarsi con 41 anni di contributi. Tuttavia, per poter accedere a questa misura occorre fare parte delle medesime categorie protette previste per l’Ape sociale.

Canali a sé stanti sono invece quelli dedicati ai Lavori usuranti e ai Turnisti notturni, ai quali aderiscono lavoratori provenienti da settori specifici:

  • cave e gallerie;
  • catena di montaggio;
  • trasporto pubblico pesante;
  • turni notturni per almeno 64 notti l’anno.

A loro basta avere 61 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi per richiedere la pensione. In questo caso, per non ritardare la decorrenza, la domanda di verifica va inviata di norma entro il 1° maggio dell’anno precedente.

Infine, i lavoratori dipendenti del settore privato con una riduzione della capacità lavorativa riconosciuta dall’Inps in misura pari o superiore all’80% possono beneficiare della Pensione di vecchiaia anticipata per Invalidità Civile. La soglia d’età si abbassa drasticamente a 60 anni per gli uomini e 55 anni per le donne, fermi restando i 20 anni di contributi versati e una finestra mobile di 12 mesi.

Opzione Donna

Pur senza nuove proroghe per il 2026, Opzione Donna resta accessibile a chi ha maturato i requisiti entro il **31 dicembre 2024**. È una misura riservata a particolari categorie di lavoratrici:

  • caregiver;
  • invalide almeno al 74%;
  • dipendenti di aziende in crisi.

Le lavoratrici devono aver maturato almeno 35 anni di contributi e aver compiuto 61 anni di età, che scendono a 60 anni con un figlio a carico e a 59 anni con due o più figli (o per dipendenti di aziende in crisi).

Chi aderisce a Opzione Donna subisce tuttavia il ricalcolo interamente contributivo dell’assegno, con una riduzione della pensione stimata tra il 15% e il 30%, a cui si aggiunge un’attesa di decorrenza di 12 mesi per le dipendenti e 18 mesi per le autonome.

Le alternative private e integrative

Non è solo l’Istituto di previdenza sociale a prevedere finestre di pensionamento anticipato. La Rita, acronimo di Rendita Integrativa Temporanea Anticipata, è uno degli strumenti che garantiscono maggiore flessibilità sfruttando il proprio fondo pensione complementare. Le condizioni di adesione richiedono di:

  • aver maturato 20 anni di contributi nel sistema obbligatorio;
  • essere iscritti al fondo pensione da almeno 5 anni.

Le soglie di età per l’accesso sono:

  • 62 anni, in via ordinaria;
  • 57 anni per chi si trova inoccupato da più di 24 mesi.

Infine c’è l’Isopensione, un accordo tra aziende con più di 15 dipendenti e le organizzazioni sindacali che permette di mandare in pensione i lavoratori con un anticipo fino a 7 anni rispetto ai requisiti ordinari. L’assegno mensile è interamente a carico dell’azienda, così come il versamento dei contributi figurativi all’Inps fino al raggiungimento della pensione definitiva.