Pensioni, dopo Quota 100 scalone sì o no?

Si pensa già a post Quota 100: scalone sì o scalone no? Il Presidente dell'Inps, Pasquale Tridico, annuncia i piani di riforma

Quota 100 è destinata a scadere, è ufficiale: confermata la mancata proroga della misura che riconosce il pensionamento anticipato a determinati lavoratori, con il Recovery Plan di Mario Draghi le risorse saranno destinate ad una riforma del sistema mirata a sostituirla. In merito a cosa succederà a partire dal prossimo anno, una volta esaurita la possibilità di andare in pensione prima del tempo con Quota 100, molti si sono detti perplessi sull’eventualità che si venga a forma il cd. “scalone”, che di fatto – senza interventi ad hoc – riconoscerebbe l’accesso all’assegno pensionistico solo a partire dai 67 anni di età.

Intervenuto al Festival del Lavoro, sulla questione ha provato a fare chiarezza Pasquale Tridico, Presidente Inps, anticipando in qualche modo i principi che guideranno i prossimi piani di riforma.

Pensioni, parla il Presidente dell’Inps: “Dopo Quota 100 non c’è scalone”

“Quota 100 è stata un’opzione, anche se rigida, per l’accesso alla pensione che per 286mila persone ha trovato soddisfazione. Io non sono d’accordo con il dibattito che dice che a fine Quota 100 avremo uno scalone perchè quota 100 ha costituito già esso stesso uno scalino. Non abbiamo uno scalone“, ha dichiarato Pasquale Tridico durante il suo intervento al Festival organizzato dai Consulenti del Lavoro.

“Abbiamo già diversi elementi insieme a Quota 100, con i precoci ad esempio. Su quella via dovremo continuare a investire individuando una platea di soggetti fragili”, ha poi aggiunto lo stesso, confermando le intenzioni di riforma del Governo.

Pensioni, cosa ci aspetta dopo Quota 100?

Il post Quota 100, ha spiegato poi Pasquale Tridico, potrebbe avere come obiettivo quello di riconoscere il pensionamento anticipato a determinate categorie di lavoratori, i cd. “soggetti fragili“.

“Mi permetto di proporre una misura per uno scivolo a 62-63 per i fragili, per gli immunodepressi, per gli oncologici, per i quali stiamo già prevedendo delle misure – ha spiegato Tridico -. Si permetterebbe a 62-63 anni di uscire dal lavoro con la parte contributiva mentre quella retributiva si otterrebbe al raggiungimento dei 67 anni”.

In questo modo, ha concluso il Presidente Inps, sarebbero sostenibili i conti e, inoltre, le nuove modalità di uscita anticipata dal lavoro si potrebbero legare anche “a idee di permanenza sul lavoro a orario ridotto”, rifacendosi a quanto detto dal ministro del Lavoro Orlando, quando ha parlato di “staffetta generazionale” e di nuove riforme.

È inevitabile, infatti, che una riforma della pensioni cammini a pari passo con quella del mondo del lavoro, disciplinando uscite e promuovendo le entrate, specie tra le categorie più svantaggiate.

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