La Bce alza i tassi (di nuovo): che ne sarà dei mutui

La Bce alza i tassi d'interesse: le conseguenze su mutui e prestiti si faranno presto sentire, come già avvenuto in occasione degli ultimi rialzi

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Mauro Di Gregorio

Giornalista Professionista

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

La Bce aumenta ancora i tassi d’interesse, una decisione destinata ad avere sensibili ripercussioni sul mercato dei mutui e dei prestiti, sia per le famiglie che per le imprese. E il picco lo si attende solo fra qualche mese, presumibilmente a dicembre.

La Bce alza i tassi: le conseguenze

L’annuncio è arrivato nella giornata di giovedì 27 luglio, anche se la decisione era nell’aria da giugno. Il nono rialzo dei tassi d’interesse fa parte della strategia di medio periodo intrapresa dalla Banca centrale europea per contrastare gli effetti dell’inflazione.

Con questo ultimo aumento di un quarto di punto percentuale (+0,25%) la Bce spinge il tasso sui rifinanziamenti principali al 4,25%, quello sui depositi al 3,75% e quello sui prestiti marginali al 4,50%.

Il rialzo è stato accompagnato da una nota della Bce, organismo guidato dalla francese Christine Lagarde.

“Le decisioni future del Consiglio direttivo assicureranno che i tassi siano a livello sufficientemente restrittivo per tutto il tempo necessario in modo da raggiungere il target di inflazione al 2%”, si legge nel comunicato.

“Il Consiglio direttivo continuerà a seguire un approccio dipendente dai dati per determinare il livello appropriato dei tassi e la durata della restrizione monetaria”, prosegue la Bce.

E ancora: “L’inflazione continua a scendere, ma ci aspettiamo che resti ancora troppo alta per troppo tempo”.

Tassi Bce e mutui

Rialzare i tassi, come anticipato, aumenta il costo del denaro e ha un effetto calmierante sull’inflazione. Ma più si alzano i tassi e più salgono le rate dei mutui (soprattutto dei mutui a tasso variabile), dei prestiti e degli acquisti a rate. E questo ha un effetto depressivo per l’economia delle famiglie e per le aziende. Ogni rialzo dei tassi ha finora decretato una flessione nell’accesso al credito delle imprese. La situazione per le aziende italiane si complica tanto più che l’accesso al credito è vitale soprattutto per quelle Pmi strangolate dai ritardi nei pagamenti dei committenti.

Tassi Bce: previsioni sui mutui

Questo è il periodo peggiore per chiedere un mutuo a tasso variabile. Il variabile è conveniente solo in periodi di stabilità economica.

Il portale MutuiOnline offre alcune simulazioni che permettono di farsi un’idea su cosa accadrà ai mutui a tasso variabile con gli ultimi rialzi dei tassi (e dopo i rialzi già intervenuti a giugno):

  • un mutuo a tasso variabile a 20 anni da 160 mila euro costava 694 euro al mese a gennaio 2022, costa 961 euro oggi e arriverà a costare 982 euro entro breve. Il rialzo complessivo è stimato nella misura del +41,6%;
  • un mutuo a 30 anni dello stesso importo costava 472 euro al mese a gennaio 2022, costa 778 euro oggi e arriverà a costare 801 euro entro breve. Il rialzo complessivo è stimato nella misura del +69,9%.

In caso di tasso variabile troppo alto i cittadini hanno alcune carte da giocare: rinegoziare il mutuo, passare al tasso fisso (in caso si rispettino determinati requisiti), fare la surroga del mutuo o estinguerlo anticipatamente.