Immuni, come e dove scaricare l’app anti-Covid: la prova di QuiFinanza (e cosa non funziona)

L'applicazione per il tracciamento dei contatti positivi al coronavirus è stata rilasciata su Google Play Store e Apple Store: ecco come funziona e cosa sapere

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Mirko Ledda

Editor e fact checker

Scrive sul web da 15 anni, come ghost writer e debunker di fake news. Si occupa di pop economy, tecnologia e mondo digitale, alimentazione e salute.

Immuni, l’app ufficiale per le notifiche di esposizione al coronavirus del Governo italiano sviluppata da Bending Spoons e ceduta a titolo gratuito, è stata finalmente caricata su Google Play Store per i sistemi Android e App Store per quelli iOS.

Con un ritardo notevole rispetto all’avvio della Fase 2 dell’emergenza sanitaria, l’app fornirà un valido aiuto per combattere l’epidemia di Covid-19 e in futuro potrà essere utilizzata anche in altri casi.

Tutti possiamo già effettuare il download dell’applicazione, ma fino al 12 giugno Immuni è attiva in via sperimentale solo in quattro regioni: Puglia, Abruzzo, Marche e Liguria.

Come funziona Immuni

Immuni avverte i cittadini potenzialmente contagiati il prima possibile, anche quando sono asintomatici. Questi dovrebbero isolarsi per evitare di contagiare gli altri. Venendo informati tempestivamente, gli utenti dovrebbero contattare il proprio medico di base prima e ridurre così il rischio contagio. L’obiettivo, naturalmente, è minimizzare la diffusione del virus.

L’applicazione si basa su un sistema di notifiche che mira ad avvertire gli utenti quando sono stati esposti a un utente potenzialmente contagioso. Si basa sulla tecnologia bluetooth e non utilizza dati di geolocalizzazione di alcun tipo, nemmeno quelli Gps. L’app non raccoglie e non è in grado di ottenere alcun dato identificativo dell’utente, quali nome, cognome, data di nascita, indirizzo, numero di telefono o indirizzo e-mail.

Immuni riesce quindi a determinare che un contatto tra due utenti è avvenuto, ma non chi siano effettivamente i due utenti o dove si siano incontrati. L’app fa sì che il nostro smartphone emetta continuativamente un segnale Bluetooth che include un codice casuale.

Immuni e il rispetto della privacy

Come vi avevamo anticipato, quando ci avviciniamo a una persona, il nostro smartphone e quello della persona che abbiamo incrociato registrano nella propria memoria il codice casuale dell’altro, tenendo quindi traccia di quel contatto. Viene registrato anche quanto è durato il contatto e a che distanza erano i due smartphone approssimativamente.

I codici sono generati in modo del tutto aleatorio, senza contenere dati dell’utente e o del dispositivo e sono modificati diverse volte ogni ora, in modo da proteggere ulteriormente la privacy degli utenti e il loro stato di salute dopo l’infezione.

Se la persona che abbiamo incontrato risultasse positiva al coronavirus, con l’aiuto di un medico potrà caricare su un server delle chiavi crittografiche associate ai codici casuali. L’app monitora periodicamente tali chiavi per verificare se una persona che ha contratto il Covid-19 sia venuta in contatto con una negativa, allertandola senza però usare i dati personali di una o dell’altra.

L’app non funziona per tutti

Un avvio non semplice, ritardi a parte, quello di Immuni. Scorrendo le recensioni degli utenti su Google Play Store vediamo che in particolare l’applicazione non funziona sugli smartphone Huawei. Ma c’è chi segnala malfunzionamenti anche con Samsung e iPhone.

La redazione di QuiFinanza ha fatto la prova di installazione su uno smartphone con sistema operativo Android. Noi siamo riusciti a scaricarla e attivarla senza difficoltà. Abbiamo raccolto qui di seguito gli screenshot di ciascun passaggio che ci è stato chiesto di effettuare.

immuni app

 

Immuni app

 

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