Salario minimo, stretta in arrivo dall’Ue ma il governo litiga

Altolà del ministro Renato Brunetta mentre in Italia il provvedimento è bloccato al Senato, nonostante l'accordo politico in Europa sia a un passo

Se l’Unione europea è pronta a emanare una direttiva per tutti i Paesi membri, sul salario minimo il governo Draghi si spacca. Il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta, dice no all’introduzione in Italia per legge di una soglia retributiva di base comune a tutti i lavoratori, mentre il disegno di legge rimane impantanato in Parlamento.

Salario minimo, altolà di Brunetta e il governo si spacca: il dibattito politico

Il salario minimo per legge non va bene perché è contro la nostra storia culturale di relazione industriali” ha detto così il responsabile per la Funzione pubblica, durante un intervento al Festival dell’Economia di Trento.

“Non buttiamo il bambino con l’acqua sporca e valorizziamo le nostre relazioni industriali. Il salario non può essere moderato ma deve corrispondere alla produttività” ha spiegato Brunetta.

Parole che hanno riacceso gli attriti tra le diverse posizioni nella maggioranza su un tema diventato sempre più caldo.

“Il salario minimo forse non è nella cultura di alcuni politici” è stata la replica del leader del M5S, Giuseppe Conte.

Se per alcuni politici è normale che si prendano paghe da fame, di 3-4 euro lordi l’ora, allora diciamo che la politica del Movimento 5 Stelle non è questa. Non accetteremo mai fino a quando non approveremo il salario minimo. Queste sono paghe da fame” ha scritto su Twitter l’ex premier (qui l’analisi di QuiFinanza su quanto guadagnano in media gli italiani).

“Per noi la questione salariale è fondamentale” ha detto anche il segretario del Partito Democratico, Enrico Letta, che ha ribadito il suo sostengo sulla misure (qui avevamo parlato dell’apertura del Pd sul salario minimo).

“Accanto a questo c’è ovviamente l’impegno ad arrivare al salario minimo, come fanno in Germania e come fanno in Australia, Paesi che sono simili al nostro e che hanno fatto una scelta che anche noi dovremmo fare“.

Anche il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, è in linea con il suo segretario di partito, auspicando una rapida soluzione: “Sul salario minimo vedo aperture positive da tutte le parti, c’è chi la vuole cotta e chi la vuole cruda – ha detto. Vediamo qual è il punto di contatto che consenta di intervenire subito in attesa poi di una legge di carattere più organico e che consenta di dare una risposta immediata ai lavoratori che si trovano a basso reddito e a basso salario”.

Ma sul tema si esprime con favore anche il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco: “Il salario minimo ha vari effetti positivi – ha detto – il rischio sta nel livello perché se è eccessivo può portare a non occupare persone che potrebbero invece voler lavorare al di sotto di quel livello e che hanno una produttività sostanzialmente in grado di non arrivare a quel livello lì, ma credo non sia una cosa così importante.”

“Quello che è importante è non legare al salario minimo automatismi che poi ci possono costare – ha spiegato ancora in numero uno di Bankitalia – per esempio un salario minimo che ha piena indicizzazione ai prezzi al consumo se diventa il modello di riferimento per tutti i salari, tutte le contrattazioni, incorpora direttamente quel meccanismo automatico. Bisogna aumentare la produttività, se cresce anche i salari crescono”.

Nonostante le resistenze iniziali dei sindacati, per il timore che una soglia di base degli stipendi rischi di incidere negativamente sulla contrattazione collettiva e appiattire al ribasso le buste paga, le sigle manifestano posizioni di maggiore apertura.

Il salario minimo va “esteso e rafforzato attraverso la contrattazione” ha detto il segretario della Cisl, Luigi Sbarra, a margine di una iniziativa sul mercato del lavoro nell’ambito del Festival dell’Economia di Trento.

“Prendiamo a riferimento il trattamento economico complessivo dei contratti sottoscritti dalle forze sociali più rappresentative – ha aggiunto – vediamo quali sono i contratti maggiormente applicati nei settori di riferimento e questo è per noi il salario di rifermento. Io sono più interessato a parlare di salario massimo che di salario minimo”.

“C’è un problema di pesantezza del carico fiscale sul lavoro e sulle imprese – ha sottolineato il segretario Cisl nel suo intervento. “È la ragione per la quale stiamo chiedendo al governo di aprire un confronto sui contenuti della delega fiscale. Per noi la prospettiva è fare un forte intervento di riduzione dell’Irpef sui redditi da lavoro e pensione. E alzare l’azione di contrasto all’evasione fiscale” ha aggiunto.

Siamo favorevoli al salario minimo, abbiamo una sola preoccupazione: il salario minimo non sostituisca i contratti” ha dichiarato il segretario della Uil, Pierpaolo Bombardieri, sempre a margine del Festival dell’Economia di Trento.

“La direttiva europea – ha aggiunto – pone come obiettivo l’aumento dei contratti nazionali, la copertura dei lavoratori coperti dai contratti, noi dobbiamo fare attenzione che il salario minimo e i contratti non siano messi in contrapposizione e che non ci sia uno spostamento dei lavoratori tra chi ha il contratto e chi ha solo il salario minimo. Siamo d’accordo con il salario minimo a condizione che coincida con i minimi contrattuali, questo è lo strumento che può permettere di non ridurre l’area dell’applicazione dei contratti”.

Salario minimo, il governo si spacca: l’accordo politico in Europa

Mentre in Italia la prova di forza fra partiti provoca il blocco del provvedimento al Senato, in Europa l’accordo politico sul salario minimo è a un passo.

Le probabilità di arrivare a un via libera all’inizio della prossima settimana, tramite i negoziati tra le istituzioni europee (Commissione, Parlamento e Consiglio Ue) a margine della prossima plenaria del Parlamento europeo, sarebbero molto alte.

La direttiva proposta dalla Commissione europea è allo studio dal 2020 r punta a istituire un quadro comune ai ventisette per salari minimi adeguati ed equi rispettando le diverse impostazioni nazionali e per rafforzare il ruolo della contrattazione collettiva.

L’Italia è, insieme ad altri cinque Stati come Danimarca, Cipro, Austria, Finlandia e Svezia, l’unica in Europa a non prevedere un salario minimo (qui per sapere quanto vale il salario minimo nella classifica dei Paesi in Europa).

In Spagna la soglia base degli stipendi è stata appena aumentata lo scorso febbraio a mille euro su 14 mesi, con validità retroattiva al primo gennaio: sono 35 euro in più rispetto all’attuale stipendio minimo che si attestava a 965 euro al mese per lo stesso periodo.

In Germania l’aumento del salario minimo salire dagli attuali 9,82 euro l’ora a 12 euro a partire dall’1 ottobre, secondo quanto previsto dalla riforma voluta dai socialdemocratici del cancelliere Olaf Scholz, uno dei progetti fondamentali concordati nel programma di governo con Verdi e Liberali.