Cassa integrazione, la mossa del governo contro i furbetti del Covid

Durante il lockdown migliaia di imprese hanno ricorso alla cig anche senza subire cali di fatturato: la strategia del governo da agosto

Giuseppe Pisauro, presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio che vigila sulla finanza pubblica, in un’audizione nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato ha denunciato come molte aziende, ben 234 mila secondo l’Huffington Post, abbiano provato a ricorrere alla cassa integrazione Covid in modo massiccio sebbene non abbiano subìto cali di fatturato. Il tutto a carico dello Stato.

Furbetti della cassa integrazione: i dati di Pisauro

La cassa integrazione per l’emergenza Covid è scattata il 23 febbraio. I sospetti di un abuso della cig sono iniziati quando si è notato come alcune imprese abbiano mantenuto lo stesso fatturato a fronte di lavoratori rimasti a casa.

Pisauro ha dimostrato l’esistenza dei furbetti della cig incrociando i dati del monitoraggio dell’Inps con quelli della fatturazione elettronica dell’Agenzia delle entrate nel primo semestre del 2020 rispetto al primo semestre del 2019. È infatti emerso che se circa un terzo delle ore di Cig, Cig in deroga e Fondi della bilateralità è stato utilizzato da imprese con perdite di fatturato superiori al 40%, oltre un quarto delle ore è stato tirato da imprese che non hanno subìto alcuna riduzione.

Guardando i dati più da vicino emerge uno scenario ancora più oscuro: i dipendenti formalmente in cig, pagata dallo Stato, in realtà lavoravano sia in azienda sia in smart working. Il risultato? Le aziende, ben 234 mila, hanno provato a trasformare il costo per quei dipendenti addirittura in un profitto. Non tutte queste imprese ci sono riuscite: il numero si riferisce a quelle che hanno ricevuto l’autorizzazione a usare la cassa dall’Inps. Sarebbero andare fino in fondo in 188 mila.

Il governo correi ai ripari: cig più selettiva

Questi numeri li conosce ovviamente anche il governo, che quindi ha pensato a rendere più selettiva la cassa integrazione. Se durante il lockdown è servita a evitare i licenziamenti e il fallimento di molte imprese, adesso la strategia è diversa: disincentivare la cig.

Nel decreto agosto, infatti, solo chi ha avuto un calo del fatturato pari o superiore al 20% nel primo semestre di quest’anno rispetto a quello del 2019 potrà accedere alla cassa Covid (che continuerà a essere pagata dallo Stato) alle condizioni attuali. Chi ha avuto un calo inferiore al 20%, invece, se vorrà continuare a usufruire della cassa dovrà pagarne una parte. L’alternativa? Una decontribuzione al 100% per quattro mesi, ossia nessun contributo versato all’Inps.

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