Scontro sul Reddito di cittadinanza, ecco come cambierà

Draghi chiamato a una non facile sintesi per rendere sostenibile la misura senza stravolgerla.

Misura bandiera dei Cinquestelle, il Reddito di Cittadinanza è finito da tempo nel mirino di chi in Parlamento ne chiede con forza l’abolizione, come la Lega di Salvini, che pure lo aveva  votato ai tempi del Conte 1, o Italia Viva di Renzi. Problema non da poco per l’esecutivo guidato da Draghi visto che le due forze politiche fanno parte della maggioranza e uno scontro sul tema potrebbe rischiare di far saltare il banco.

Anche perché Il Rdc, così come Quota 100 e la Giustizia, sono i nervi scoperti dell’Italia nei confronti dell’Ue e del Recovery Fund, legato a doppio filo alle richieste che l’Europa ci ha fatto per intervenire in primis su questi tre fronti. Ma Draghi, ovviamene, deve anche tenere unita la propria maggioranza.

Salvini

“Oggi riconfermerò il fatto che ho l’onore di mettere la mia prima firma su una proposta di legge finanziaria per eliminare il reddito di cittadinanza, sono 8 miliardi di euro mal spesi che devo tornare nel settore produttivo per creare lavoro vero e non assistenza. Poteva avere un senso tre anni fa, ma ora abbiamo visto che non funziona e dobbiamo assolutamente cancellare il reddito di cittadinanza”. Lo afferma il segretario della Lega Matteo Salvini a margine del suo intervento a Cernobbio.

Conte

“C’è chi ne propone l’abolizione, ma il reddito di cittadinanza è una misura di necessità non solo di civiltà, non possiamo tornare indietro, dopo di che discutiamo pure di modifiche che valgano a migliorarne ancor di più l’efficacia”. Ad affermarlo il leader M5S, Giuseppe Conte nel suo video collegamento con il forum Ambrosetti a Cernobbio.

Letta

Sul reddito di cittadinanza “la nostra posizione è quella del presidente Draghi: siamo a favore che si modifichi o si migliori. Si parta dalle cose che non hanno funzionato e si mantenga però un intervento a favore della povertà che esiste nel nostro Paese”. Lo ha detto il segretario del Pd, Enrico Letta, a margine del forum Ambrosetti di Cernobbio. “Il reddito di cittadinanza è stato spesso pensato come un intervento a favore dell’occupazione, ma è un intervento di contrasto alla povertà. Sul tema della disoccupazione bisogna riformare l’apprendistato e detassare le nuove assunzioni, questi sono gli strumenti che servono”, ha aggiunto.

Come cambierà

Si lavora ad una sintesi con l’obiettivo di “salvare” la misura introducendo delle modifiche necessarie e chieste a gran voce da quanti lo considerano, allo stato, uno strumento inutile.

Anzitutto, iter burocratico più snello e regole più stringenti per chi non accetta posti di lavoro disponibili, ma non solo. Il Governo sembrerebbe orientato a coinvolgere le agenzie di reclutamento private nella ricerca del lavoro per i percettori del Reddito di cittadinanza. Addio, dunque, ai centri per l’impiego.

Al momento non ci sono indirizzi definiti. Alcune proposte potrebbero arrivare già a metà ottobre quando cioè si chiuderà una prima fase dei lavori del comitato scientifico sul Reddito di Cittadinanza.

“Mentre il Paese è ancora alle prese con le ricadute dell’emergenza Covid lo Stato non può certo ignorare le povertà vecchie e nuove, ma bisogna prendere atto che il Reddito di Cittadinanza non è riuscito ad intercettare la maggioranza dei veri indigenti, tagliando fuori troppe famiglie in povertà assoluta e penalizzando i poveri del Nord, dove il costo della vita è di molto superiore”. Così in una nota la presidente dei senatori di Forza Italia Anna Maria Bernini.

“Allo stesso tempo – prosegue – il sussidio è stato invece percepito da una consistente fascia di non poveri, per non parlare di pregiudicati, immigrati irregolari e furbetti di ogni specie. Se la parte assistenziale ha rivelato troppi buchi neri, quella relativa all’inserimento lavorativo ha totalmente mancato gli obiettivi prefissati, con una percentuale di inclusione assolutamente irrisoria e la proliferazione del lavoro nero. Siamo dunque di fronte a uno strumento che va totalmente ripensato: non ha senso rivendicare ideologicamente la falsa bontà di un fallimento”.

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