Elezioni, i grandi esclusi prenderanno un “vitalizio”: ecco chi

Da Luigi Di Maio a Emma Bonino, da Umberto Bossi a Simone Pillon, i parlamentari rimasti fuori dall'Aula potranno godere della pensione

Non sono stati pochi i delusi eccellenti dai risultati di questa tornata elettorale che domenica si è andata a concludere con la vittoria stracciante della coalizione. Il primo dei grandi esclusi non può che essere l’ex ministro degli Esteri, già ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico nei tre i governi di questa legislatura, Luigi Di Maio, che pure aveva scommesso tutto sul voto del 25 settembre, tanto da sconfessare il M5S per creare un partito tutto suo. Il progetto, invece, è naufragato abbondantemente sotto la soglia dell’1%, che avrebbe portato delle preferenze alla coalizione di centrosinistra, lasciando il leader di Impegno civico fuori dalle porte del Parlamento. Come lui non sono riusciti ad entrare altri esponenti di spicco della scena politica italiana, da Emma Bonino a Vittorio Sgarbi, da Umberto Bossi a Simone Pillon. Tutti però potranno godere di una consolazione, se così si può definire: il cosiddetto “vitalizio”.

Elezioni, i grandi esclusi prenderanno un “vitalizio”: il consiglio di Di Battista a Di Maio

“Non ci sono se, ma o scuse da accampare. Abbiamo perso” ha detto così Luigi Di Maio con un post su Facebook alla fine degli scrutini. “Gli Italiani non hanno considerato abbastanza maturo e valido il nostro progetto politico. E su questo la nostra comunità dovrà aprire una riflessione” ha ammesso.

“Negli ultimi mesi abbiamo deciso di metterci in gioco, di proporre agli italiani un progetto politico nuovo, da far conoscere in pochissimo tempo. Il risultato non è stato quello che ci aspettavamo. Impegno Civico non sarà in Parlamento. Allo stesso modo, non ci sarò neanche io. Stanotte mi sono congratulato con Sergio Costa” l’ex ministro dell’Ambiente da lui indicato in quota Cinque stelle, dal quale è stato battuto al collegio uninominale di Napoli.

Di Maio è entrato in politica come uno dei protagonisti del Movimento di Beppe Grillo, sin dagli albori della nascita della realtà che nel 2013 ha stravolto il panorama politico italiano.

Il deputato di Avellino ha avuto dal principio un ruolo di peso all’interno dei pentastellati, ma prima di aver contribuito alla nascita dei Cinque stelle non aveva accumulato grandi esperienze lavorative né tantomeno si era creato un profilo professionale al quale appigliarsi adesso che è stato escluso dal Parlamento.

Non esita a ricordarlo il compagno di mille lotte nel Movimento, Alessandro Di Battista che, con un commento video sui social al voto, consiglia senza remore a Di Maio “di stare alla larga dal mondo della politica. Di studiare, di prendersi una laurea e di vivere la vita reale che, forse, negli ultimi anni non ha vissuto”.

Si potrebbe affermare che, ritirato (per ora) dal Parlamento a 36 anni, e considerate le posizioni di rilievo assunte negli esecutivi di cui ha fatto parte, quella di Luigi Di Maio è una delle carriere simbolo dei politici di professione (qui per conoscere i “vip” che hanno vinto le elezioni).

Grazie alla sua esperienza in Aula il leader di Impegno Civico potrà fare affidamento sulla pensione riconosciuta ai parlamentari in carica per 4 anni, 6 mesi e un giorno dall’inizio della legislatura.

Per ogni anno di mandato ulteriore, la soglia di età per il conseguimento del diritto alla pensione si abbassa di un anno, fino al limite di 60 anni di età.

Elezioni, i grandi esclusi prenderanno un “vitalizio”: come funziona la pensione ai parlamentari

Quello che una volta era il “vitalizio” ottenuto a partire dalla fine del proprio mandato, dal 2012 è una pensione che i senatori e deputati ottengono a partire dai 65 anni, calcolata sulla base del 33% dei contributi versati, per l’8,8% a carico del parlamentare, per il 24,2% resta a carico dell’Assemblea Elettiva.

Fino alla XIII legislatura il vitalizio poteva variare dal 25% all’85,5% dell’indennità parlamentare lorda. Dalla XV legislatura l’importo è stato ridotto, in un intervallo dal 24% all’80% dell’indennità parlamentare raggiunta, con 30 anni di mandato parlamentare.

Dalla XVI legislatura e fino al 31 dicembre 2011, il vitalizio è stato ridotto ulteriormente, tra il 20% e il 60% dell’indennità parlamentare, con 15 anni di mandato parlamentare. Ma dal 2019 è stato disposto il ricalcolo retroattivo con il sistema contributivo anche per gli anni di mandato fino al 31 dicembre 2011 (qui avevamo parlato del ricorso di Formigoni sul vitalizio ai condannati).