Dimissioni volontarie: regole e tempistiche

Scopri come presentare le dimissioni volontarie online e quali sono le regole di preavviso.

Le dimissioni volontarie consistono nell’atto formale tramite il quale il lavoratore pone fine al rapporto di lavoro in essere con il suo datore di lavoro. Trattandosi di un atto unilaterale, le dimissioni volontarie non necessitato del consenso del datore di lavoro. Sono inoltre insindacabili e non necessitano di alcun tipo di motivazione, a meno che il rapporto di lavoro non sia a tempo determinato. In questo caso, e solo in questo, le dimissioni devono essere necessariamente per giusta causa. Scopri di più sulle dimissioni volontarie.

Dimissioni volontarie con o senza preavviso

Le dimissioni volontarie, qualora il lavoratore decidesse di presentarle, devono rispettare il termine di preavviso fissato dal contratto collettivo nazionale (CCNL) di riferimento. Il lavoratore dunque non può andarsene da un momento all’altro. Se lo facesse, il datore di lavoro è legittimato a trattenere dalla sua busta paga un importo pari ai giorni di preavviso non dati. L’obbligo di preavviso tutela l’esigenza del datore di lavoro di riorganizzare la perdita di un membro del personale prima che l’assenza del lavoratore diventi effettiva. Lobbligo di preavviso viene meno nei seguenti casi:

  • per giusta causa da un contratto a tempo indeterminato o a termine;
  • durante il periodo di gravidanza fino a un anno di età del bambino;
  • durante il periodo di prova.

In questo caso le dimissioni possono dunque essere comunicate “oggi per domani”. Il preavviso è dunque un obbligo per il lavoratore ma, va ricordato, è un diritto per il datore di lavoro, che in talune circostanza potrebbe decidere anche di rinunciarvi per determinare l’immediata estinzione del rapporto. In caso di malattia, infortunio, ferie o maternità presi durante il periodo di preavviso, il conteggio dei giorni di preavviso si allunga di pari giorni.

Dimissioni volontarie online: la procedura

Grazie alle riforme anticipate dall’art.26 del Decreto Legislativo 151/2015 e attuate definitivamente dal Jobs Act del 16 marzo 2016, il lavoratore può presentare le proprie dimissioni al proprio datore di lavoro soltanto in via telematica compilando il cosiddetto Modulo Recesso dal Lavoro o Revoca, scaricabile online accedendo alla propria area riservata nella sezione Servizi sul sito del Ministero del Lavoro oppure tramite le app per smartphone e tablet dedicate. Questa nuova modalità è stata introdotta innanzitutto per combattere il deplorevole fenomeno delle dimissioni in bianco.

All’atto dell’assunzione, il datore di lavoro faceva firmare al lavoratore una dichiarazione di dimissioni non datata, al fine eventualmente di ricattarlo e così aggirare la normativa relativa al licenziamento. La nuova procedura, estremamente semplice, permette di inviare automaticamente il modulo compilato e firmato digitalmente all’indirizzo PEC del datore di lavoro. Dato che la procedura telematica non incide e non influisce sull’obbligo di preavviso e di rispetto dei tempi previsti, occorre che il lavoratore tenga conto della data di invio del modulo.

Per compilare autonomamente le proprie dimissioni telematiche occorre accedere alla propria area riservata disporre del PIN Dispositivo rilasciato dall’INPS o delle credenziali SPID. Una volta ottenuto l’accesso occorre entrare nella sezione Dimissioni Volontarie alla voce Accedi al sistema, dove l’utente verrà indirizzato alla pagina di compilazione. Dopo aver selezionato il rapporto di lavoro dal quale si vuole recedere si accede infine al modello online, che è suddiviso in 4 sezioni:

  • dati del lavoratore (Codice Fiscale, Cognome, Nome, Mail);
  • dati del datore di lavoro (Codice Fiscale, Ragione Sociale, PEC, indirizzo sede di lavoro);
  • data di inizio e tipologia del contratto di lavoro;
  • tipologia della richiesta che si sta effettuando con la rispettiva data di decorrenza: dimissioni volontarie, revoca per giusta causa o risoluzione consensuale.

Una volta verificata la correttezza delle informazioni inserite, cliccando su Salva si procede all’invio della comunicazione, mentre cliccando su Annulla si cancellano invece tutti i dati inseriti. Un messaggio di avviso informa l’utente che la richiesta è stata elaborata correttamente e che è stata inviata una mail di notifica al datore di lavoro. Dalla pagina iniziale alla quale si viene reindirizzati è possibile controllare l’elenco delle dimissioni presentate e scaricare direttamente in PDF la relativa ricevuta della dimissione inviata. Essa contiene una quinta sezione, aggiuntiva rispetto al modulo compilato, che riporta il codice identificativo del modulo e la data di trasmissione.

La nuova procedura sostituisce in toto la precedente, quella cartacea (la famosa lettera di dimissioni), e non la rende più valida. In alternativa alla procedura telematica fai-da-te, il lavoratore può inoltre rivolgersi a intermediari abilitati quali patronati, sindacati, commissioni di certificazione, enti bilaterali, consulenti del lavoro e sedi territoriali dell’ispettorato nazionale del Lavoro, che lo assisteranno durante la procedura di invio per l’inoltro delle proprie dimissioni. La classica lettera di dimissioni cartacea tuttavia sussiste nei seguenti casi:

  • lavoro domestico (colf e badanti);
  • risoluzione a seguito di una conciliazione giudiziale;
  • genitori lavoratori nei primi 3 anni di vita del bambino;
  • lavoratori in prova;
  • lavoratori pubblici;
  • lavoratori marittimi.

Dimissioni volontarie: decorrenza, revoca e disoccupazione

Le dimissioni decorrono dal giorno successivo all’ultimo giorno di lavoro, dunque la decorrenza delle dimissioni coincide con la data a partire dalla quale il rapporto di lavoro cessa definitivamente e non da quella dell’invio telematico. Qualora il lavoratore che ha rassegnato le proprie dimissioni cambiasse idea, può sempre esercitare il diritto di ripensamento entro 7 giorni dall’invio telematico, termine entro il quale le dimissioni diventano poi effettive. Va infine ricordato che, a eccezione delle dimissioni per giusta causa, il lavoratore che si dimette volontariamente perde il diritto alla Naspi, ovvero l’indennità di disoccupazione. In tutti i casi di licenziamento (anche per giusta causa), scadenza del contratto a termine, risoluzione consensuale del rapporto o dimissioni per giusta causa, si mantiene il diritto alla Naspi.

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